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Il socialismo non è andato al limbo

18/09/2014

La nostra generazione ha visto cadere due muri apparentemente incrollabili: il muro di Berlino nel 1989 e il muro di Wall Street nel 2008. Con il muro di Berlino è crollato il socialismo realmente esistente, segnato da statalismo, autoritarismo e violazioni dei diritti umani. Il muro di Wall Street ha delegittimato il neoliberismo come ideologia politica e il capitalismo come modo di produzione, con la sua arroganza, la sua accumulazione illimitata (greed is good = il profitto è buono), al prezzo della devastazione della natura e dello sfruttamento delle persone.

Si sono presentate come due visioni del futuro e due modi di abitare il pianeta, ormai incapace di dare speranza e di riorganizzare l’armonia planetaria, in cui tutti essere possano garantire le basi naturali che sostengono la vita in un grado avanzato di erosione.

E ‘in questo contesto che riaffiorano sia le proposte lanciate nel passato ma che ora possono avere la possibilità di realizzarsi (Bonaventura de Souza Santos), come la democrazia comunitaria e il “vivere bene” dei popoli andini, sia quelle del socialismo originario pensato come una forma avanzata di democrazia.

Scarto in anticipo il capitalismo realmente esistente (la società di mercato) perché è così nefasto che seguitando con la sua devastante logica, può distruggere la vita umana sul pianeta. Oggi opera per una piccola minoranza: 737 gruppi economici-finanziari controllano l’80% delle società transnazionali, e all’interno di questi, 147 gruppi controllano il 40% dell’ economia mondiale (secondo i dati del famoso Istituto Tecnologico svizzero), o gli 85 individui più ricchi che accumulano l’equivalente di ciò che guadagnano 3,57 miliardi di poveri (rapporto Intermon Oxfam de 2014) del mondo. Tale malvagità non può promettere nulla per l’umanità, se non crescente impoverimento, fame cronica, terribili sofferenze, la morte prematura e, in ultima analisi, l’Armageddon della specie umana.

In quanto al socialismo, realizzato in Brasile da vari partiti, in particolare con il PSB dal compianto Eduardo Campos, ha qualche chance. Sappiamo che la sua origine si trova tra gli attivisti cristiani, critici degli eccessi del capitalismo sfrenato come Saint-Simon, Proudhon, Fourier, che si sono ispirati ai valori del Vangelo e in quello che è stato chiamato “il grande esperimento”, che furono i 150 anni della “repubblica comunista guaraní” (1610-1768). L’economia era collettivista: prima per le esigenze presenti e future, e il resto per la vendita.

Un gesuita svizzero Clovis Lugon (1907-1991) espose dettagliatamente gli intenti con il suo famoso libro: “La repubblica Guarani: i gesuiti al potere” (Continuum 1968). Un procuratore della repubblica brasiliana Luiz Francisco Fernandez de Souza (* 1962) ha scritto un libro di mille pagine, “Socialismo: Una utopia cristiana”. Vive in prima persona gli ideali che predica: fece voto di povertà, abita in gran semplicità, va a lavorare con una vecchia Volkswagen.

Il fondatori del socialismo (Marx intendeva dargli un carattere scientifico contro gli altri che chiamava utopici), non hanno mai concepito il socialismo come sola opposizione al capitalismo, ma come la realizzazione piena degli ideali già preannunziati dalla rivoluzione borghese: la libertà, la dignità dei cittadini, il loro diritto al libero sviluppo e la partecipazione alla costruzione della vita collettiva e della democratica. Gramsci e Rosa Luxemburg vedevano il socialismo come la piena e matura realizzazione della democrazia.

La questione fondamentale di Marx (a parte la discutibile costruzione teorica e ideologica che si è creata attorno ad esso) era: perché la società borghese non può mettere in atto tutti gli ideali che proclama? Perché produce l’opposto di ciò che desidera?. L’economia politica deve soddisfare i bisogni umani artificialmente indotti (cibo, vestiario, alloggio, educare se stessi, comunicare, ecc), ma in realtà soddisfa le esigenze del mercato, in gran parte finalizzate ad aumentare il profitto.

Per Marx non raggiungere gli ideali della rivoluzione borghese non è dovuto alla mancanza di volontà degli individui o dei gruppi sociali. Si tratta piuttosto di una conseguenza inevitabile del modo di produzione capitalistico. Questo si basa sulla proprietà privata dei mezzi di produzione (terra e capitale, tecnologia, ecc) e sulla subordinazione del lavoro agli interessi del capitale. Tale logica lacera la società in classi con interessi antagonisti, incidendo su tutto: in politica, nel diritto, nell’istruzione, ecc.

Le persone nell’ordine capitalistico tendono facilmente, che lo vogliano o no, a diventare inumane e strutturalmente “egoiste”, perché ognuno si sente sollecitato a occuparsi prima dei suoi interessi e solo dopo degli interessi collettivi.

Qual è l’uscita escogitata da Marx e seguaci? Cambiamo il modo di produzione. Al posto della proprietà privata, introduciamo una proprietà sociale. Ma attenzione, avverte Marx: cambiare il modo di produzione non è la soluzione. Non garantisce una nuova società, offre solo la possibilità di sviluppo di individui che non sarebbero più mezzi ma fini, non oggetti ma soggetti solidali nel costruire veramente un mondo dal volto umano. Anche con queste premesse, la gente deve voler vivere nuove relazioni. In caso contrario, non sorgerà la nuova società. E aggiunge: “La storia non fa nulla; è l’essere umano concreto e vivente che fa di tutto …; la storia non è altro che l’attività degli esseri umani che perseguono i loro obiettivi”.

Ecco la mia scommessa: andiamo verso una crisi eco-sociale di portata tale che, o assumiamo il socialismo con questo contenuto umanistico, o non avremo modo di sopravvivere.

Traduzione Carlo Felici e Maria José Gavito Milano

La porción femenina de Dios

18/09/2014

Cierta madrugada, insomne, retomé mi trabajo habitual en el ordenador. De repente, me pareció haber oído, no sé si del mundo celestial o si de mi mente en estado alterado, una voz como un susurro, que me decía: “Hijo, voy a revelarte una verdad que ha estado siempre ahí, en mi evangelista Lucas, pero que los ojos de los hombres, cegados por siglos de patriarcalismo no podían ver. Se trata de la relación íntima e inefable entre María y el Espíritu Santo”.

Y la voz seguía susurrando: “Aquel que es tercero en el orden de la Trinidad, el Espíritu Santo, es el primero en el orden de la creación. Él llegó antes al mundo; después vino el Hijo de Dios. Fue el Espíritu Santo, aquel que flotaba sobre el caos primitivo, y el que sacó de allí todos los órdenes de la creación. De ese Espíritu creador, se dice por mi evangelista Lucas: vendrá sobre ti, María, y armará su tienda sobre ti, por eso el Santo engendrado será llamado Hijo de Dios. Armar la tienda, como sabes, significa morar, habitar definitivamente. Si María, perpleja, no hubiese dicho su fiat, hágase según tu palabra, el Hijo no se habría encarnado y el Espíritu Santo no se habría feminizado.

Mira, hijo, lo que te estoy diciendo: El Espíritu vino a morar definitivamente en esta mujer, María. Se identificó con ella, se unió a ella de forma tan radical y misteriosa que en ella comenzó a plasmarse la santa humanidad de Jesús. El Espíritu de vida produjo la vida nueva, el hombre nuevo, Jesús. Para ti y para todos los fieles está claro que lo masculino a través del hombre Jesús de Nazaret fue divinizado. Ahora vete al evangelio de san Lucas y constatarás que también lo femenino a través de María de Nazaret fue divinizado por el Espíritu Santo. Él armó su tienda, es decir, vino a morar definitivamente en ella. Date cuenta que el evangelista Juan dice lo mismo del Hijo: Él armó su tienda en Jesús. No es el Espíritu, susurra la misma voz, que toma al profeta para una determinada misión y, cumplida esta, termina su presencia en él. Con María es diferente. Viene, se queda, y no se va jamás. Ella es elevada a la altura del Divino Espíritu Santo. De ahí que, lógicamente, el Santo engendrado será llamado Hijo de Dios. Es el caso de María. No sin razón es la bendita entre las mujeres.

Hijo, esta es la verdad que debes anunciar: por medio de María, Dios mostró que además de ser Dios-Padre es también Dios-Madre con las características de lo femenino: el amor, la ternura, el cuidado, la compasión y la misericordia. Estas virtudes están también en los hombres, pero encuentran una expresión más visible en las mujeres.

Hijo, al decir Dios-Madre descubrirás la porción femenina de Dios con todas las virtudes de lo femenino. Jamás olvides que las mujeres nunca traicionaron a Jesús. Le fueron fieles hasta el pie de la cruz. Mientras sus discípulos, los hombres, huyeron, Judas lo traicionó y Pedro lo negó, ellas mostraron un amor file hasta el extremo. Ellas, mucho antes que los apóstoles, fueron las primeras en dar testimonio de la resurrección de Jesús, el hecho mayor de la historia de la salvación.

Lo femenino de Dios no se agota en su maternidad, sino que se revela en lo que hay de intimidad, de amorosidad, de gentileza y de sensibilidad, perceptibles en lo femenino. No permitas que nadie, por ninguna razón, discrimine a una mujer por ser mujer, aduce todas las razones para que sea respetada y amada, pues ella revela algo de Dios que solamente ella, junto con el hombre, puede hacer a mi imagen y semejanza. Refuerza sus luchas, recoge las contribuciones que ella aporta a la sociedad, a las Iglesias, al equilibrio entre hombre y mujeres. Ellas son un sacramento de Dios-Madre para todos, un camino que nos lleva a la ternura de Dios. Ojala las mujeres asuman su porción divina, presente en una compañera suya, María de Nazaret. Llegará el día en que caigan las escamas que cubren vuestros ojos y entonces hombres y mujeres os sentiréis también divinizados por el Hijo y por el Espíritu Santo”.

Al volver en mí, sentí en la claridad de mi mente cuanto de verdad me había sido comunicado. Y, conmovido, me llené de alabanzas y de acción de gracias.

The Feminine Side of God

18/09/2014

Early one sleepless morning, I returned to my usual work on the computer. Suddenly, it seemed that I heard something. I do not know if it came from the celestial world or from my mind in an altered state, but a voice, like a whisper, told me: “Son, I will reveal to you a truth that has always been there, in my Gospel writer Luke, but that the eyes of men, blinded by centuries of patriarchy, could not see. It is about the intimate and ineffable relationship between Mary and the Holy Ghost”.

And the voice continued whispering: “The one who is third in the order of the Trinity, the Holy Ghost, is the first in the order of creation. He came first to the world; then came the Son of God. It was the Holy Ghost who soared over the primitive chaos, and took from there all the orders of creation. As is said by my Gospel writer Luke recounts, that Spirit creator told Mary: He will come to you, Mary, and will set up his tent over you. This is why the engendered Saint will be called Son of God. To set up the tent, as you know, means to dwell, to inhabit definitively. If Mary, perplexed, had not said her fiat, let it be done according to Your word, the Son would not have been incarnated and the Holy Ghost would have not been feminized.

Listen, son, to what I am telling you: The Spirit came to dwell definitively over this woman, Mary. He identified with her, united Himself with her in such a radical and mysterious form that within her began to take shape the holy humanity of Jesus. The Spirit of life produced the new life, the new man, Jesus. To you and to all the faithful it is clear that the masculine was made divine through the man, Jesus of Nazareth. Now go to the Gospel of Saint Luke, and you will see that through Mary of Nazareth, the feminine was made divine as well, by the Holy Ghost. The Holy Ghost set up His tent, this is, He came to definitively dwell in her. Note that John, the Gospel writer, says the same about the Son: He set His tent in Jesus. Is it not the Spirit, the same voice whispers, that takes the prophet on a predetermined mission, and, when that mission is fulfilled, His presence within him ends? With Mary, it is different. He comes, dwells, and never leaves. She is elevated to the loftiness of the Divine Holy Spirit. Hence, logically, the engendered Saint will be called Son of God. Such is the case of Mary. Not without reason is she blessed among women.

Son, this is the truth you must proclaim: though Mary, God was revealed as both God-the-Father and God-the-Mother, also with the characteristics of the feminine: love, tenderness, caring, compassion and mercy. These virtues also are present in men, but they find a more visible expression in women.

Son, when you say God-the-Mother you will discover the feminine side of God, with all the feminine virtues. Never forget that no woman ever betrayed Jesus. They were faithful to Him even at the foot of the cross. While His disciples, the men, fled – Judas betrayed and Peter denied Him – but the women expressed a faithful love to the extreme. The women, well before the apostles, were the first to give testimony of the resurrection of Jesus, the greatest event in the history of salvation.

Maternity does not exhaust the feminine side of God, which is also revealed wherever there is intimacy, lovingness, gentleness and sensibility, which are perceptible in the feminine. Never let anyone, for any reason, discriminate against a woman for being a woman. Offer all the reasons that she must be respected and loved, because she reveals something of God that only she, together with man, can create, in My image and likeness. Support her struggles, gather her contributions to society, to the Churches, to the equilibrium between men and women. Women are a sacrament of God-the-Mother of all, the path leading us to the tenderness of God. Let’s hope that women embrace their divine side, found in one of their compañeras, Mary of Nazareth. The day will come when the blinders that cover your eyes will fall and then men and women will feel that they are made divine by the Son and by the Holy Spirit.”

When I came to, I knew with a clear mind just how much truth had been communicated to me. And, moved, I was filled with praise and thanksgiving.

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar,

Marina Silva: la candidata que cambió de bando

18/09/2014

La campaña presidencial se ha acalorado con una disputa abierta entre Dilma Rousseff, actual presidenta y la candidata Marina Silva. En realidad se trata de dos proyectos enfrentados: el mantenimiento por parte del PT de un proyecto progresista, marcado por políticas públicas fuertes que han permitido integrar en la sociedad organizada a una población equivalente a la de Argentina entera. La práctica política de los gobiernos, impuesta por las élites, era la de hacer políticas ricas para los ricos y pobres para los pobres. Pero en nuestra historia ha habido un cambio. Alguien del pueblo llegó al centro del poder y dio otra dirección al poder político. No se puede negar que Brasil en una perspectiva general, especialmente desde la óptica de los pobres, mejoró mucho. Negarlo sería falsear la realidad.

A este proyecto progresista se opone lo que la candidata Marina llama «nueva política». Observada de cerca, sin embargo, no pasa de ser un proyecto conservador y viejo que beneficia a los ya beneficiados y que alinea el país con la macroeconomía voraz que hace que el 1% de los americanos posea el equivalente a lo que gana el 99% de la población. Ese proyecto busca contener el proceso progresista, evidentemente sin anularlo, porque habría sin duda una rebelión popular.

Las opciones del PSB y de Marina Silva representan un retroceso de lo que hemos ganado en estos 12 años. La centralidad no será el Estado republicano que coloca la «cosa (res) pública» en primer plano, el estado dinamizador de cambios que benefician a las grandes mayorías hasta el punto de haber disminuido la desigualdad social un 17% en 12 años. El foco es un estado menor para conceder mayor espacio al mercado, al libre flujo de capitales sin ley, reafirmando las tesis neoliberales: el aumento del superávit primario, que se hace recortando el gasto público, con garrote salarial y desempleo para así controlar la inflación, y finalmente imponiendo la autonomía del Banco Central. Este último punto es especialmente grave porque un presidente también es elegido para administrar la economía (que es parte de la política y no de la estadística) y no entregarla a las presiones de los capitales, de los bancos y de los rentistas. Sería un atentado a la soberanía monetaria del país.

Este viejo proyecto, que ha sido aplicado en Brasil por el gobierno del PSDB, no resultó bien, quebró la economía de la Unión Europea y metió al mundo en una crisis de la cual nadie sabe cómo salir. El efecto inmediato será, como referimos, el garrote salarial y el desempleo junto con el paso de grandes beneficios a los dueños del capital financiero y de los bancos.

Marina quiere gobernar con los mejores de la sociedad y de los partidos, por encima de las alianzas inevitables en nuestro presidencialismo de coalición. Las alianzas se harán, probablemente con el PSDB y con el PMDB y tendrá así que tragar a José Sarney, Renan Calheiros y Fernando Collor que ella tanto abomina. En caso contrario, Marina corre el riesgo de no ver aprobar en el parlamento los proyectos que propone, por falta de base de apoyo.

Quien la escucha y lee su programa parece que hace un paseo por el Jardín del Edén: todo es armonioso, todos son cooperativos y no hay conflictos por choque de intereses. Olvida que vivimos en un tipo de sociedad de mercado (y no solo con mercado) como la nuestra, que se caracteriza por la competición feroz y por la escasa cooperación. Creo que Marina, religiosa como es, se inspira en el sueño del paleocristianismo de los Hechos de los Apóstoles, donde se dice que “la multitud era un solo corazón y una sola alma; nadie consideraba suya la propiedad que tenía; entre ellos todo era común” (Hch 4,32).

Estas opciones muestran claramente que ella ha cambiado de bando. Antes, cuando estaba en el PT, del cual fue una de sus fundadoras, hablaba de la opción por los pobres y por su liberación. Construía en el jardincillo de los explotados y de los que sufren injusticia. Ahora ella construye en el jardín de sus opresores: los adinerados, los bancos, el capital financiero y especulativo. Les lleva el ladrillo, el cemento y el agua. Sus asesores en economía son todos neoliberales. Los siringueros de Acre y la familia de Chico Mendes, éste colocado entre las elites, figuran en una desafortunada y hasta insultante formulación hecha por Marina. Ellos son conscientes de que fueron agentes de todas esas élites quienes lo asesinaron; por eso, protestaron vehementemente contra su opción y reafirmaron la tradición del PT apoyando a la candidata Dilma.

Mi sospecha es que Marina persigue el poder y busca alcanzar la presidencia por un proyecto personal, como si fuera una misión mesiánica.. Es notorio  que una profetisa de su iglesia evangélica, la Asamblea de Dios, profetizó que Marina sería presidenta. Y ella cree ciegamente en eso como cree en lo que diariamente lee en la Biblia, pasajes abiertos al azar como si ahí se revelase la voluntad de Dios para ese día. Son las patologías de un tipo de comprensión fundamentalista de la Biblia que sustituye a la inteligencia humana y a la búsqueda colectiva de los mejores caminos para el país.
¿Estoy siendo duro en la crítica? Lo estoy. Y lo hago para alertar a los lectores y lectoras sobre la responsabilidad de elegir una presidenta con tales ideas. Ya nos equivocamos dos veces, con Jânio y con Collor. No podemos permitirnos equivocarnos ahora que la humanidad pasa por una grave crisis global, social y ambiental, que reverbera en nuestro país. No debemos desistir de lo que ha dado buen resultado y que todavía debe ser profundizado más y enriquecido con nuevas políticas públicas.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Fe y política más allá del fundamentalismo

18/09/2014

Estamos en tiempo de elecciones. Muchos sectores de las distintas Iglesias, también de la católica, se movilizan alrededor de proyectos para el país y de candidatos a varios cargos. Es el momento de clarificar un poco cómo se da la relación entre fe y política.
Antes de nada hay que distinguir entre una política escrita con p mayúscula y otra con p minúscula, o entre la política social (P) y la política partidaria (p).

La política social (P) se relaciona con el bien común de la sociedad; así por ejemplo, la organización de la salud, la red escolar, los transportes, los salarios, etc. tienen que ver con la política social. Luchar para conseguir un centro de salud en el barrio, unirse para traer la línea de bus hasta lo alto del monte es hacer política social.
Esa política significa la búsqueda común del bien común. En ese nivel todos los ciudadanos y todos los cristianos católicos o evangélicos pueden y deben participar.

La política partidaria (p) representa la lucha por el poder del estado para conquistar el gobierno municipal, estatal y federal. Los partidos políticos existen en función de llegar al poder, ya sea para cambiarlo (proceso liberador), ya sea para ejercerlo así como se encuentra constituido (gobernar el estado que existe). El partido, como la misma palabra dice, es parte y parcela de la sociedad, no toda la sociedad. Cada partido tiene detrás intereses de grupos o de clases que elaboran un proyecto para toda la sociedad. Si llega al poder del estado (gobierno) van a dirigir llevar a cabo las políticas públicas conforme a su programa y a su visión partidaria de los problemas.

Con referencia a la política partidaria es importante considerar los siguientes puntos: ver cuál es el programa del partido; cómo entra el pueblo en este programa, si fue discutido en las bases, si atiende a las reclamaciones históricas del pueblo; si prevé la participación del pueblo, mediante sus movimientos y organismos, en su concepción, implementación y control; quienes son los candidatos que representan el programa, qué biografía tienen, si están en la lista de ficha sucia, si han mantenido siempre una ligazón orgánica con las bases, si son verdaderamente aliados y representantes de las causas de la justicia y del cambio social necesario o si quieren mantener las relaciones sociales así como están, con las contradicciones e injusticias que encierran.

Este último modo de poder político ha sido ejercido históricamente por nuestras élites a fin de beneficiarse de él, olvidando el sujeto de todo el poder que es el pueblo.

¿Cómo entra la fe en todo esto? La fe tiene que ver directamente con Dios y su designio sobre la humanidad, pero está dentro de la sociedad y es una creadora de opinión y de decisión. Funciona como una bicicleta; tiene dos ruedas mediante las cuales se vuelve efectiva en la sociedad: la rueda de la religión y la rueda de la política.

La rueda de la religión se concreta por medio de la oración, las celebraciones, las predicaciones y por la lectura de las Escrituras.
Mediante la rueda de la política la fe se expresa a través de la práctica de la justicia, de la solidaridad, de la denuncia de la corrupción. Como se ve, política aquí es sinónimo de ética. Tenemos que aprender a mantener el equilibrio encima de las dos ruedas para poder andar correctamente.
La Biblia considera la rueda de la política como ética más importante que la rueda de la religión como culto. Sin ética, la fe se vuelve vacía e inoperante. Son las prácticas y no las prédicas las que cuentan para Dios. Mejor que proclamar «Señor, Señor» es hacer la voluntad del Padre que es amor, misericordia, justicia, cosas todas prácticas, por tanto, éticas.

Concretamente, fe y política se encuentran juntas en la vida de las personas. La fe incluye la política, es decir, un cristiano por el hecho de ser cristiano debe empeñarse por la justicia y el bienestar social; también debe optar por programas y personas que se aproximen lo más posible a aquello que entiende ser el proyecto de Jesús y de Dios en la historia. Fue lo que resaltó el Papa Francisco cuando estuvo en Brasil.
Pero la fe transciende la política, porque la fe se refiere también a la vida eterna, a la resurrección de la carne, a la transformación del universo, cosa que ninguna política social y ningún partido o estado pueden prometer.

El paso de la fe a la política partidaria no es directo, es decir, de la Biblia no se deduce directamente el apoyo a un determinado partido ni el deber de votar a una persona, ni cuánto debe ser el salario mínimo. La Biblia no ofrece soluciones, sino inspiraciones para que se pueda escoger bien el partido y crear un salario digno. Para un cristiano en la línea de lo que viene insistiendo el Papa Francisco, la política debe ser

- liberadora: no basta reformar la sociedad que está ahí; es importante otro modelo de sociedad que permita más inclusión mediante la participación, la justicia social.

- liberadora a partir de las mayorías pobres y excluidas: debe empezar desde bien abajo, pues así no deja fuera a nadie; si comenzase por los asalariados o por la burguesía dejaría fuera, desde el principio, a casi la mitad de la población excluida.

- una política que use métodos liberadores, es decir, que use procesos de participación del pueblo, de abajo hacia arriba y de dentro hacia fuera; esa política pretende más que una democracia representativa/delegaticia, una democracia participativa por la cual el pueblo con sus organizaciones ayude a discutir, a decidir y a resolver las cuestiones sociales. Esa fue la gran reclamación de las manifestaciones de junio de 2013 y que se exige firmemente ahora.

- una democracia ecológico-social que respete los derechos de la Madre Tierra, de los ecosistemas, de los animales y de los seres de la creación con los cuales mantenemos relaciones de interdependencia.

Una política así es una de las formas más altas de amor social.

Traducciónde Mª josé Gavito Milano

Marina foi cooptada pelos grupos da velha política

15/09/2014

Seg, 15/09/2014  A Tarde -Salvador BA

Marina foi cooptada pelos grupos da velha política, diz Boff

Entrevista concedida à Cleidiana Ramos

Leonardo Boff, doutor em teologia e filosofiaDoutor em Teologia e Filosofia pela Universidade de Munique, Alemanha, Leonardo Boff, 75 anos, com cerca de 90 livros publicados, é um dos expoentes da Teologia da Libertação (TL). Essa corrente de pensamento abriu caminho, na década de 1970, para a politização de segmentos como os moradores das periferias das grandes cidades. Não à toa, vários desses grupos participaram da criação do Partido dos Trabalhadores (PT). Conhecido pela defesa de uma fé comprometida com os combates às desigualdades, Boff analisa a persistência de posições religiosas no debate sobre temas do Estado laico, no momento em que pela primeira vez uma candidata de profissão evangélica, Marina Silva (PSB), têm possibilidades de vencer a disputa, embora, ele afirme que aposta na reeleição da presidente Dilma Rousseff (PT). Nessa entrevista, realizada via email, Boff analisa as denúncias de corrupção no governo do PT e a trajetória de Marina Silva.

Em 2010, na polarização da campanha entre os candidatos Dilma Rousseff (PT) e José Serra (PSDB), posições a partir de um julgamento religioso estiveram em evidência no debate de questões como a legalização do aborto. Nessa atual campanha é a união civil de casais homoafetivos que tem essa interferência de base religiosa. Além disso, uma das candidatas, Marina Silva (PSB), é de profissão evangélica. Como um estado laico desde a sua fundação pode ainda, em sua avaliação, sofrer tanta influência de posições próprias da prática religiosa de base católica-cristã?

O Estado brasileiro por sua constituição é laico e pluralista. Isto significa que não privilegia nenhuma das confissões religiosas, admite todas elas desde que se inscrevam dentro do marco constitucional. Aprecia a colaboração que trazem para a educação e para os valores morais e espirituais, importantes para o país. Mas como vivemos numa democracia, cada grupo ideológico e religioso pode apresentar as suas teses e convicções. O que não pode, pois seria ofender a natureza da democracia, é querer impor a todos os demais os seus ditames e preceitos religiosos particulares. Pode expô-los, esforçar-se com argumentos na conquista de pessoas que os adotem. Mas não lhes é lícito impô-los ao estado e aos demais cidadãos. Como somos uma sociedade aberta, com predominância católica e cristã, podem grupos de igrejas pressionar o estado e os cidadãos para rejeitar, por exemplo, o aborto e sua criminalização, a legalização da união estável de homoafetivos, o experimento com células-tronco e temas afins. Esses assuntos são particulares desses grupos de igrejas e por isso não podem ser impostas como gerais para todos. Aqui prevalece o preceito democrático. E se ocorrer constrangimento, especialmente, pelos vários canais de comunicação, pode configurar-se como delito ao qual cabe aplicar democraticamente a lei.

Marina Silva é uma candidata evangélica que reclamou em uma entrevista ser confrontada com questões do ponto de vista religioso apenas por sua opção de fé. O Sr. considera que há tratamento diferenciado em relação a Dilma e Aécio?

Marina faz uma profissão de fé evangélica, explícita e pública e é seu direito de fazê-lo. Os demais candidatos se atém ao campo político e não introduzem, normalmente, em seus discursos, elementos religiosos. Tais conteúdos se inscrevem no campo da plena liberdade de consciência dos cidadãos. A liberdade religiosa implica também a liberdade de não ter nenhuma religião e de ser ateu e revelá-lo publicamente. O problema surge quando Marina, não como cidadã mas como candidata postula o mais alto cargo da nação e por razões religiosas internas à sua igreja Assembléia de Deus, condena quem pratica o aborto e rejeita as uniões estáveis homoafetivas e outros temas afins da moral familiar. Ela como candidata deve deixar estas questões à livre discussão da sociedade. Deve deixar claro que sua opinião é uma entre outras e que não lhe cabe impô-la aos demais nem em razão de suas convicções condenar quem quer que seja. Esta seria a posição democrática, numa sociedade pluralista e ecumênica na qual as diferenças são aceitas e respeitadas. No entanto cabe enfatizar que estas questões morais pertencem ao campo da consciência individual. Um chefe de estado tem que pensar no bem-estar de toda a população, especialmente quando se trata do aborto. Em si ninguém o quer. Mas como é sabido, morre uma mulher sobre três que o praticam sem condições higiênicas, o que cria um problema de saúde pública para o qual o estado deve se preocupar. Ao invés de chamar a polícia para penalizar a mulher que abortou, deve-se chamar um médico para impedir que morra. Devemos defender a vida desde a sua concepção mas também a vida das mães que se sentem constrangidas a abortar. Devemos especialmente criar as condições para que as crianças que nascem não sejam abandonadas à subnutrição e depois sejam largadas na rua sem proteção e educação. Um governante deve considerar esta questão sob todos estes ângulos e tomar medidas de responsabilidade visando salvaguardar a vida do maior número possível de cidadãos.

O sociólogo Boaventura de Sousa Santos aponta fatores como as Comunidades Eclesiais de Base (Cebs), surgidas a partir da Teologia da Libertação, movimento do qual o Sr. é um dos expoentes, como um dos motivos da religiosidade inerente aos movimentos sociais brasileiros. O Sr. concorda?

As comunidades eclesiais de base são mais originárias que a Teologia da Libertação. Elas nasceram nos anos 50 do século passado como forma de suprir a carência de padres para atender a população em sua grande maioria católica. A característica destas comunidades, geralmente oriundas das periferias e nos meios pobres, é de se reunirem ao redor da Palavra de Deus, a Bíblia. Leem uma página da Bíblia e a confrontam com a página da vida. E aí tiram suas conclusões. Uma das primeiras foi que Deus está do lado dos oprimidos e quer a sua libertação. Leram isso no livro do Exôdo, nos profetas e na mensagem e na prática de Jesus. Começaram a se organizar na mútua ajuda. Descobriram que uma forma de avançar na sua libertação era entrar no sindicato ou nos vários movimentos sociais, por direitos humanos, por terra, por saúde, por educação. Deram-se conta de que a política é uma forma de transformar este tipo de sociedade que cria tantas desigualdades. Elas não entraram no PT. Fundaram núcleos do PT como maneira de, afirmavam, realizar melhor os bens do Reino de Deus que são a justiça,a solidariedade, a luta contra violação dos direitos humanos, a defesa de suas terras contra o avanço do latifúndio, o apoio à causa das mulheres oprimidas, dos afro-descendentes e dos indígenas. Realizar tais coisas é concretizar o sonho de Jesus, chamado Reino de Deus. Refletindo a partir destas práticas, surgiu a Teologia da Libertação. Ela supõe a prática libertadora, que foi enormemente animada pela pedagogia de Paulo Freire, contra as opressões. Ela é palavra segunda face à palavra primeira que é a ação das comunidades e, em geral, dos movimentos sociais organizados.

Marina Silva, assim como Lula, vem das camadas mais populares da sociedade brasileira. Dilma Rousseff foi ministra do governo Lula. As duas lideram as pesquisas de intenção de voto. Para alguns analistas é um sinal do triunfo da centro esquerda contra a centro direita ou direita mais conservadora. O Sr. concorda com esse tipo de leitura do contexto político?

LB: Não devemos esquecer que Marina se conta entre uma das fundadoras do PT no Acre. Por muitos anos militou no partido com os ideais libertários próprios do ideário petista. De católica, por razões pessoais, converteu-se à igreja evangélica. Ela assumiu a leitura piedosa da Bíblia com acentos fundamentalistas. Quer dizer, toma as palavras da Bíblia ao pé da letra e procura nelas a vontade de Deus para cada situação concreta que vive. Teve esta prática também quando era Ministra do Meio Ambiente. Esse tipo de comportamento pode ser politicamente limitador e inibidor. Parte de um pressuposto, considerado pelos estudiosos das Escrituras, equivocado: que na Bíblia se encontra a solução para os problemas humanos. Na verdade, a Bíblia, como o tem insistido o Papa Francisco não contém um fetiche de verdades fechadas. É antes um livro que nos inspira soluções que devemos encontrar juntos, usando os instrumentos que nos são dado pela cultura, pela ciência, pela inteligência que também foi criada por Deus. O primeiro livro escrito por Deus é o livro da criação. Dele aprendemos lições diuturnas, basta observar os ciclos e a beleza da natureza. Como desaprendemos a ler este livro, Deus nos deu o segundo livro, a Bíblia. Não para pô-lo diante dos olhos e assim esconder a realidade. Mas para pô-lo atrás e acima da cabeça para iluminar a realidade. Este método combina inteligência humana com a Palavra de Deus, ambas se completando e destarte evitando um viés biblicista. Este está presente em muitos setores das religiões e das igrejas, também em grupos católicos. No fundo estes grupos pensam que a verdade deles é a única válida e os demais estão no erro. E o erro não tem direito, por isso pode e deve ser combatido. Daí nascem as intolerâncias e as violências de cunho religioso que pode chegar a verdadeiras guerras entre vários grupos fundamentalistas como ocorre entre grupos islâmicos, embora o islamismo originário seja tolerante e conviva pacificamente com outras expressões religiosas.

Aliás, em sua avaliação, é possível ter campos ideológicos tão bem demarcados no atual contexto de disputa política brasileira?

É lamentável a pobreza ideológica que caracteriza a atual disputa política. Ao invés de se discutir que Brasil queremos para nós e para nossos filhos e filhas, verifica-se uma corrida desenfreada pelo poder. Questões importantes como o fato de 85% da população viver em cidades com os problemas graves que tal fato acarreta para o abastecimento, para a mobilidade, para a moradia, para a ordem democrática, abrindo espaço para a violência, a droga e o surgimento de outros grupos que assumem nas favelas funções de estado como a segurança, a manutenção de certa ordem sob violência e morte e o atendimento de necessidades básicas da população, distribuição de cestas básicas, de remédios, não aparecem. Outro problema totalmente ausente é ligado à crise ecológica mundial que pelo aquecimento global e pelo desequilíbrio criado no sistema-vida e no sistema-Terra podemos conhecer e já estamos conhecendo graves perturbações ecológico-sociais com eventos extremos como grande seca em uma parte do país e grandes enchentes em outra. Os temas da segurança e da infra-estrutura de nossas cidades não são superficialmente abordados e aparecem mais como promessas que se fará alguma coisa do que com projetos sérios e eficazes. Os partidos políticos brasileiros nunca foram construídos a partir de projetos ideológicos consistentes, mas ao redor de interesses de poder, especialmente, das elites que sempre controlaram o ter, o poder, o saber e os meios de comunicação. Os governos dentro do tipo de presidencialismo de coalizão com vários partidos procura com isso garantir a base de sustentação necessária para a aprovação de projetos. Mas se transformou num jogo de trocas de favores e de cargos. Desta forma o bem comum foi ao limbo, dando lugar aos interesses particulares e eleitoreiros de cada partido. Se não se fizer uma profunda reforma política, nunca sairemos de uma democracia de baixa intensidade que temos atualmente. O que distingue o PT dos demais partidos foi ter feito -isso é seu mérito- uma revolução democrática pacífica ao introduzir mais que uma alternância de poder uma alternância de classe social. Isto quer dizer, aqueles que sempre estiveram fora do poder e à margem, graças a um conglomerado de forças sociais populares, conseguiram fundar um partido, o PT, e fazer de um sobrevivente da grande tribulação, Lula, presidente do Brasil. Esta conquista é de magnitude histórica. Não pode ser perdida. Não nos é lícito voltar atrás. Mas nos é imposta a obrigação de consolidá-la, aprofundá-la e enriquecê-la com uma democracia participativa que vem de baixo, de cunho popular.

Embora com uma trajetória política iniciada no PT, Marina Silva começa nesse momento de polarização da disputa a ser combatida por movimentos sociais e também por sindicatos. Para o Sr. o que na candidata desperta esse tipo de combate? Apenas o confronto com o PT?

Podemos visualizar, embora em forma não muito clara, dois projetos em curso: um progressista, hegemonizado pelo PT que quer um estado republicano, indutor de mudanças, que decide abrir uma brecha na macroeconomia que se impõe no mundo inteiro, também entre nós, e fazer políticas públicas que beneficiam milhões de pobres e marginalizados. Em 12 anos de governo do PT com seus aliados, o Brasil avançou e foi bom para as grandes maiorias, integradas na sociedade organizada. Houve avanços inegáveis em todos os campos, talvez menos quanto à reforma agrária e à preocupação com as terras indígenas ameaçadas pelo agronegócio. O outro projeto, neoliberal e conservador pensa ainda alinhar o Brasil ao grande jogo mundial hegemonizado pelos USA, alia-se aos grandes capitais nacionais e transnacionais e visa a um estado menor para dar mais liberdade ao mercado, aos capitais especulativos. Postula-se a independência do Banco Central que é tudo o que o sistema financeiro nacional e mundial quer, pois assim pode controlar a moeda, as taxas de juros, o superavit primário e o valor do dólar. Ocorre que Marina, por força da correlação de forças foi cercada e depois cooptada por grupos ligados à velha política cujo projeto político beneficia as elites dominantes. Não sem razão que sua ligação com os movimentos sociais é quase nula. Mas os banqueiros e o sistema financeiro se sentem tranquilos com as teses que apresenta, especialmente com a autonomia do Banco Central. Se triunfar, significaria um retrocesso a tudo o que foi conquistado, pois para implementação de seu projeto se impõe arrocho salarial, aumento de impostos que permitiriam projetos que no fim e ao cabo iriam beneficiar os que historicamente sempre foram beneficiados.

Diferentemente de Lula, a presidente Dilma enfrenta dificuldades muito maiores para a sua reeleição, inclusive com risco de perder a eleição segundo as pesquisas eleitorais e os índices de rejeição. Em sua avaliação, Dilma se afastou em algum momento das bases do governo Lula ou tudo é questão de individualidade e perfil carismático do ex-presidente?

Não creio que Dilma vá perder esta eleição. À retórica de Marina sem apresentar fatos e ações, Dilma contrapõe avanços inegáveis que ocorreram em nosso país e os projetos sociais populares que beneficiaram 36 milhões de pessoas. Penso que Marina chegou ao teto de seu crescimento. A dificuldade de Dilma é sistêmica. O mundo todo, especialmente, os países centrais como os USA e a Europa mergulharam numa profunda crise da qual não sabem como sair. Isso produziu no mundo inteiro desalento, decepção e fúria dos 100 milhões de desempregados. A façanha de Dilma foi manter o crescimento, embora exíguo, o controle da inflação e um nível baixíssimo de desemprego, um dos mais baixos de nossa história (5%). Lá fora ocorre o contrário, estagnação, crescimento pífio e altas taxas de desemprego. Estes fatos podem ser apresentados como argumento para sua reeleição. Apesar dos escândalos que houve por parte de grupos do PT, seu projeto, enriquecido, aprofundado e construído em diálogo com a sociedade, com os movimentos sociais e com os jovens que foram às ruas em 2013 é ainda o melhor para o povo brasileiro. Portanto, trata-se de avançar para consolidar e aprofundar as conquistas populares já alcançadas.

Em sua avaliação o governo Dilma distanciou-se dos movimentos sociais? Se positivo de quais segmentos?

Deve-se reconhecer que Dilma não dialogou suficientemente com os movimentos sociais. Ela exercia a presidência como uma grande e inteligente executiva aprofundando projetos de longo alcance como o PAC 1 e o PAC 2. No estilo de presidencialismo de coalizão que vigora, teve que cuidar muito de manter uma base de sustentação suficientemente alinhada para aprovar seus projetos. Teve enormes dificuldades, especialmente, com referência ao Código Florestal e à iniciativa da convocação de uma consulta popular para uma reforma política, exigência dos milhões que foram às ruas em 2013. Não teve o sucesso esperado. Cabe reconhecer que temos um congresso composto por grupos comprometidos com o grande capital, com o latifúndio, de mentalidade atrasada e com parca sensibilidade social. Pensam mais em defender seus privilégios que garantir os direitos individuais e sociais da maioria dos cidadãos. São os que mais resistem às reformas com medo de perder seu poder. Mas podemos dizer seguramente: nunca aprovou um projeto que prejudicasse o povo. Nunca criminalizou os movimentos sociais. Sempre se manteve incorruptível e severa para com os corruptos seja do PT, seja dos outros partidos. Ultimamente começou a viajar pelo país e deu-se conta da vitalidade dos movimentos sociais. Ela mesma se modificou e tornou-se mais popular.

Qual a sua comparação entre o tratamento das questões sociais nos governos dos últimos 20 anos no Brasil (FHC, Lula e Dilma)?

Como disse anteriormente: trata-se duas visões de futuro para o Brasil. Uma, de FHC e hegemonizado pelo PSDB, era nitidamente neoliberal, no estilo da social democracia europeia que acabou sendo desmantelada pela crise econômico-financeira de 2008. O Estado foi diminuído, ocorreram grandes privatizações, algumas danosas para o nosso futuro como a venda da Vale do Rio Doce e parte da Petrobras e houve uma alinhamento claro às políticas dos USA que são claramente imperais, visando o poder sobre todo o planeta e não admitindo nenhuma força que os possa eventualmente desafiar. O Brasil não mostrou grandeza nem sentido de soberania. Como bem afirmou nosso Chico Buarque de Holanda sobre nossa política externa, ” falava fino com Washington e falava grosso com o Paraguai e a Bolívia.” Contentava-se em ser força auxiliar e parceiro subalterno ao grande projeto da globalização controlada pelas grandes corporações multinacionais. A outra visão de futuro era a de Lula. Queria um país soberano que tivesse como foco o povo e suas carências. Embora não pudesse livrar-se da macroeconomia mundial, criou condições para que se fizessem poderosas políticas públicas populares que conferiram outro rosto ao Brasil. Diminuiu em 7% a desigualdade que é a grande chaga histórica do Brasil. Reforçou a soberania do país, fazendo-se escutar nos foros mundiais como uma das lideranças mais expressivas do mundo. Trouxe esperança para os povos e orgulho nacional. Os tempos mudaram ultimamente e de forma perigosa, especialmente com o ocaso da hegemonia norte-americana, incapaz de vencer guerras de conquista e impondo medidas de segurança que violam os direitos humanos internamente nos USA e no mundo inteiro. O Brasil é a sétima economia do mundo. Possui um peso nas riquezas ecológicas que nenhum país pode apresentar. Caberá a nós gerenciá-las de tal forma que ajudem a humanidade inteira a atravessar tempos difíceis que virão por falta de água potável e pelas consequências desastrosas do aquecimento global que não para de subir.

O Sr. tem ainda alguma militância em movimento católico? Qual? Quais são hoje suas principais atividades?

Eu sempre me entendi como teólogo ecumênico de raiz católica. Nunca abandonei a teologia. Minha produção cresceu com o meu afastamento da institucionalidade eclesiástica. Mas nunca deixei a Igreja como comunidade de fiéis. Alarguei o discurso da teologia da libertação introduzindo a temática ecológica. Se a marca registrada de teologia da libertação é a opção pelos pobres contra a pobreza e pela justiça social, então entre os pobres devemos colocar hoje a Terra, o grande pobre, ultra explorado e devastado pela voracidade produtivista que visa antes a acumulação do que o atendimento das demandas humanas. Vivo dando cursos sobre temas de ética, espiritualidade, direitos humanos, ecologia, teologia, política e democracia seja no Brasil seja no exterior. Sou co-fundador e presidente de honra do Centro de Defesa dos Direitos Humanos de Petrópolis que trabalha e apoia as comunidades, jovens e espoliados de seus direitos na Região Serrana do Rio e no próprio estado. Acompanho os movimentos sociais e participo na medida do possível de sua caminhada. Como todo teólogo da libertação, procuro ter um pé no mundo dos oprimidos e dos sofredores e outro pé no estudo, na pesquisa e no trabalho intelectual. Sou um  trabalhador, como qualquer outro que, durante 10-12 horas por dia, utiliza 24 sílabas para reconstruir um mundo através de artigos e livros.

Mesmo um governo surgido de camadas mais populares como o PT e que, historicamente, fez um discurso de moralidade enfrenta seguidos escândalos de corrupção. A oposição diz que o governo foi contaminado. A presidente Dilma diz que a visibilidade das irregularidades aumentou devido às práticas do governo como autonomia para a Polícia Federal (PF). Qual é a sua análise pessoal sobre esse quadro?

A corrupção vem de muito antes e constitui uma marca de nossa história. Já as capitanias hereditárias traziam em seu bojo a corrupção que depois se perpetuou nas relações políticas. Muitos se tornam políticos para enriquecer e para ganhar imunidade pelos malfeitos que praticam. O governo do PT foi talvez o governo que mais criou instâncias de combate à corrupção. Grande parte da corrupção que vem à tona não é de hoje mas de muito antes. Apenas que somente agora é desmascarada. Com isso não quero isentar grupos do PT que também não foram fiéis à bandeira da ética e se deixaram corromper. O governo nunca foi leniente para com esses. Animou os processos judiciais para que se fizesse justiça e ocorressem as punições.

O carro-chefe do combate à desigualdade social dos governos Lula e Dilma é o Bolsa Família. Tanto que até os adversários da atual presidente – Marina Silva e Aécio Neves- não o combatem, mas falam em aperfeiçoamento. Qual é a sua opinião sobre a estrutura do Bolsa Família? É necessária ou precisa ser aperfeiçoada?

A primeira tarefa do Estado é cuidar da vida de seus cidadãos. Se há milhões de pobres que passam fome e outras necessidades, é dever do governo implementar políticas públicas que os tirem dessa situação indigna. Isso não é assistencialismo. É humanitarismo em grau zero. Um estado que não fizesse tais políticas seria cruel e sem piedade. A Bolsa Família não é apenas para matar a fome. Ela criou condicionamentos: enviar os filhos à escola, obrigar os beneficiários no curso de três anos aprenderam alguma profissão para se verem livres da Bolsa Família e terem sua sustentabilidade garantida por eles mesmos. Por isso junto à Bolsa Família vieram os outros projetos de educação, de criação de dezenas de escolas profissionais, de apoio à agricultura familiar e outros já conhecidos. Ela é necessária na medida em que em amplos estratos persiste ainda não só a pobreza, mas a miséria. Para os miseráveis a presidenta Dilma criou o programa Brasil Carinhoso. Em dois anos tirou da miséria milhões de pessoas. Não obstante isso, sempre há quem se aproveita indevidamente da Bolsa Família sem precisar dela e assim rouba o pão que falta a outros. Mas são casos individualizados e que são também combatidos. Entretanto, na medida em que as pessoas se autonomizam, se profissionalizam, elas mesmas cessam de receber a Bolsa Família. É um sentido de dignidade pessoal poder levar avante com seu trabalho e esforço a sua vida e de sua família.

Espaço para as considerações que o Sr. julgar necessárias.

Estamos numa fase de transição de um tipo de civilização tecnológica que para realizar o seu propósito de progresso ilimitado devastou o planeta. Um planeta limitado não suporta um projeto ilimitado. Encostamos nos limites da Terra. Este sistema está atacando as bases físico-químicas que sustentam a vida. Temos que mudar, pois caso contrário poderemos ir ao encontro do pior. E essa mudança só será eficaz se não a esperarmos caída do céu, mas se cada um fizer a sua revolução molecular, quer dizer, viver em si mesmo a mudança que quer para os outros e para o mundo. Estimo que o Brasil tem toda as condições para iniciar um outro tipo de civilização, amante da vida, respeitadora dos ritmos da natureza e capaz de inserir a todos sem grandes discriminações. Abominará todo tipo de guerra e será promotora da paz e da convivência jovial com todos os povos. Será uma civilização cujo eixo articulador será a vida, a vida da natureza, a vida da Mãe Terra e a vida de cada pessoa. A economia, a política, a ética e a espiritualidade servirão à vida e não ao mercado e à acumulação. Podemos ser mais com menos e viver uma sobriedade compartida que permitirá que todos possam ter o suficiente e o decente para viver na única Casa Comum que temos, o planeta Terra. Talvez a isso nós como país somos chamados a inaugurar.

 

 

O obstáculo básico à luta pelos direitos humanos

15/09/2014

O tema dos direitos humanos é uma constante em todas as agendas. Há momentos em que se torna um clamor universal como atualmente com a criação do Estado Islâmico que comete sistemático genocídio das minorias. Por que não conseguimos fazer valer efetivamente os direitos não só humanos mas também os da natureza? Onde reside o impasse fundamental?

A Carta da ONU de 1948 confia ao Estado a obrigação de criar as condições concretas para que os direitos possam ser realizados para todos. Ocorre que o tipo de Estado dominante é um Estado classista. Como tal é perpassado pelas desigualdades que as classes sociais originam. Concretamente: a ideologia política deste Estado é neoliberalismo que se expressa pela democracia representativa e pela exaltação dos valores do indivíduo; a economia é capitalista que operou a “Grande Transformação”, substituindo a economia de mercado pela sociedade de mercado para a qual tudo vira mercadoria. Por ser capitalista vigora a hegemonia da propriedade privada, o mercado livre e a lógica da concorrência. Esse Estado é controlado pelos grandes conglomerados que hegemonizam o poder econômico, político e ideológico. Em grande parte é privatizado por eles. Usam o Estado para a garantia de seus privilégios e não dos direios de todos. Atender os direitos sociais a todos seria contraditório com sua lógica interna.

A solução que as classes subalternas encontraram para enfrentar essa contradição foi de elas mesmas se organizarem e criarem as condições para seus direitos. Assim surgiram os vários movimentos sociais e populares por terra, por teto, por saúde, por escola, pelos negros, índios e mulheres marginalizadas, por igualdade de gênero, por respeito do direito das minorias etc. É mais que uma luta pelos direitos; é uma luta política para a transformação do tipo de sociedade e do tipo de Estado vigentes porque com eles seus direitos nunca irão ser reconhecidos. Portanto, a alternativa à democracia reduzida, é a democracia social, participativa, de baixo para cima, na qual todos possam caber. O Estado que representa esse tipo de democracia enriquecida teria uma natureza nitidamente social e se organizaria para garantir os direitos sociais de todos. Enquanto isso não ocorrer, não haverá uma real universalização dos direitos humanos. Parte dos discursos oficiais são apenas retóricos.

As classes subalternas expandiram o conceito de cidadania. Não se trata mais daquela burguesa que coloca o indivíduo diante do Estado e organiza as relações entre ambos. Agora se trata de cidadãos que se articulam com outros cidadãos para juntos enfrentarem o Estado privatizado e a sociedade desigual de classe. Dai nasce a concidadania: cidadãos que se unem entre si, sem o Estado e muitas vezes contra o Estado para fazerem valer seus direitos e levarem avante a bandeira política de uma real democracia social, onde todos possam se sentir representados.

Esse movimentos fizeram crescer mais e mais, a consciência da dignidade humana, a verdadeira fonte de todos os direitos. O ser humano não pode ser visto como mera força de trabalho, descartável, mas como um valor em si mesmo, não passível de manipulação por nenhuma instância, nem estatal, nem ideológica, nem religiosa. A dignidade humana remete à preservação das condições de continuidade do planeta Terra, da espécie humana e da vida, sem a qual o discurso dos direitos perderia seu chão.

Por isso, os dois valores e direitos básicos que devem entrar mais e mais na consciência coletiva são: como preservar nosso esplêndido planeta azul-branco, a Terra, Pachamama e Gaia? E o segundo: como garantir as condições ecológicas para que o experimento homo sapiens/demens possa continuar, se desenvolver e co-evoluir? Esses dois dados constituem a base de tudo mais. Ao redor desse núcleo, se estruturarão os demais direitos. Eles serão não somente humanos, mas também sócio-cósmicos. Em outras palavras, a biosfera da Terra é patrimônio comum de toda vida em sua imensa diversidade, e não apenas da vida humana. Então, mais que falar em termos de meio-ambiente, deve-se falar em comunidade de vida, ou ambiente inteiro. O ser humano tem a função, já assinalada no Gênese, a de ser o tutor ou guardião da vida, o representante legal da comunidade biótica, sem a pretensão de superioridade, mas se compreendendo como um elo da imensa cadeia da vida, irmão e irmã de todos. Daqui resulta o sentimento de responsabilidade e e de veneração que facilita a preservação e o cuidado por todo o criado e por tudo o que vive.

Ou faremos essa viragem necessária para essa nova ética, fundada numa nova ótica, ou poderemos conhecer o pior, a era das grandes devastações do passado. A reflexão sobre os direitos humanos de primeira geração (individuais), de segunda geração (sociais), de terceira geração (transindividuais, direitos dos povos, das culturas etc), da quarta geração (direitos genéticos) e da quinta geração (da realidade virtual) não podem desviar nossa atenção dessa nova radicalidade na luta pelos direitos, agora começando pelos direitos da Terra e das tribos da Terra, base para todos os demais desmembramentos.

Até hoje todos davam por descontada a continuidade da natureza e da Terra. Não precisavam se preocupar delas. Esta situação se modificou totalmente, pois os seres humanos, nas últimas décadas, projetaram o princípio de auto-destruição.

A consciência desta nova situação fez surgir o tema dos direitos humano-sócio-cósmicos e a urgência de que, se não nos mobilizarmos para as mudanças, o contagem regressiva do tempo se coloca contra nós e pode nos surpreender com um bioecoenfarte de consequências devastadoras para todo o sistema da vida. Devemos estar à altura desta emergência.

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