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La recepzione del Vaticano II in Brasile e in Latinoamerica

21/11/2012

Celebriamo 50 anni del Concilio Vaticano II (1962-1965). Esso rappresenta cesura sul sentiero che la Chiesa Cattolica aveva percorso per secoli. Era una chiesa fortezza in stato d’assedio, che si difendeva da tutto quello che veniva dal mondo moderno, scienza, tecnica e dalle conquiste della civiltà come la democrazia, diritti umani e la separazione tra Chiesa e Stato.

Ma un soffio di aria fresca venne da un papa anziano, dal quale non ci si aspettava niente, Giovanni XXIII (+1963). Lui spalancò porte e finestre della Chiesa. Disse: “Lei non può essere un museo rispettabile, essa dev’essere la casa di tutti, arieggiata e gradevole a starci dentro”.

Prima di tutto, il Concilio ha rappresentato nel linguaggio creato dal papa Giovanni XXIII, un aggiornamento, cioè un’attualizzazione e una ricostruzione della sua auto comprensione e del tipo di presenza nel mondo.

Più che riassumere gli elementi principali introdotti dal Concilio, ci interessa come questo aggiornamento è stato accolto e tradotto dalla chiesa latinoamericana e dal Brasile. Questo processo si chiama “Ricezione” che significa una rilettura e un rifacimento delle intuizioni conciliari dentro il contesto latinoamericano, ben differente da quello europeo, nel quale si elaborarono tutti i documenti. Sottolineiamo soltanto alcuni punti essenziali.

Il primo, certamente, è stato il profondo cambiamennto dell’atmosfera ecclesiale: prima predominava la grande disciplina, l’uniformizzazione romana e l’atmosfera triste e antiquata della vita eclesiale. Le chiese dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia erano chiese-fotocopia di quella romana. Improvvisamente cominciarono a sentirsi Chiese-fonte. Potevano inculturarsi e creare nuovi linguagggi. Ormai si irradiano entusiamo e coraggio di creare.

In secondo luogo, in America Latina hanno fatto una ridefinizione del luogo sociale della chiesa. Il Vaticano II è stato un Concilio universale, ma nella prospettiva dei paesi centrali e ricchi. Lì venne definita la Chiesa dentro al mondo moderno.

Ma esiste un sub-mondo di povertà e di oppressione. Questo è stato captato dalla chiesa latinoamericana. Questa deve dislocarsi dal centro umano verso le periferie subumane. Se qui vige l’oppressione, la sua missione è di liberazione. L’ispirazione venne dalle parole del Papa Giovanni XXIII: “La chiesa è di tutti, ma principalmente vuol esere una chiesa dei poveri”.

Questa virata si tradusse nelle varie conferenze episcopali latinoamericane da Medellin in poi (1968) fino ad Aparecida (2007) per l’opzione di solidarietà e preferenziale per i poveri, contro la povertà. Essa si trasformò in marchio registrato della chiesa latinoamericana e della teologia della liberazione.

In terzo luogo è la concretizzazione della chiesa come Popolo di Dio. Il Vaticano II collocò questa categoria davanti a quella della gerarchia. Per la chiesa latino americana Popolo di Dio non è una metafora. La grande maggioranza del popolo è cristiana e cattolica, dunque Popolo di Dio, che geme sotto l’oppressione come anticamente in Egitto. Da lì nasce la dimensione di liberazione che la chiesa assume ufficialmente in tutti i documenti di Medellin (1968) fino ad Aparecida (2007). Questa visione della chiesa Popolo di Dio, ha favorito la nascita delle CEBs e delle pastorali sociali.

In quarto luogo, il Concilio sentiva la parola di Dio contenuta nella Bibbia come anima della vita ecclesiale. Questo è stato tradotto attraverso la lettura popolare della Bibbia e dai mille e mille circoli biblici. In essi i cristiani paragonano la pagina della vita con la pagina della Bibbia e tirano conclusioni pratiche nella linea della comunione, della partecipazione e della liberazione.

In quinto luogo, il Concilio si aperse ai diritti umani. In America Latina furono tradotti come diritto a partire dai poveri e per questi, prima di tutto, diritto alla vita, al lavoro, alla salute e all’educazione. A partir da lì si concepiscono anche i rimanenti diritti, andare e venire e altri.

In sesto luogo, il Concilio accolse l’ecumenismo tra le chiese cristiane. In America latina l’ecumenismo non tende tanto alla convergenza nella dottrina, ma alla convergenza nella prassi: tutte le chiese insieme si impegnano per la liberazione degli oppressi. È un ecumenismo di missione.

Infine dialoga con le religioni, vedendo in esse la presenza dello Spirito che arriva prima dei missionari e per questo devono essere rispettate con i loro valori.

Infine dobbiamo riconoscere che l’AL è stato il continente dove più si è preso sul serio il Vaticano II e ha portato più trasformazioni, proiettando la chiesa dei poveri come sfida per la chiesa universale e per tutte le conscieze umanitarie.

Traduzione: Romano Baraglia
romanobaraglia@gmail.com

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