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Promesse della Grande Trasformazione (III)

15/08/2014

Per avviare un altro tipo di Grande Trasformazione che ci restituisca la società col mercato e elimini la deleteria società unicamente di mercato, abbiamo bisogno di fare alcuni cambiamenti di rotta che non possiamo assolutamente rimandare. La maggioranza di questi già sono avviati ma hanno bisogno di essere rinforzati. È importante passare:

• dal paradigma Impero, in vigore da secoli, al paradigma Comunità della Terra;

• da una società industriale che rapina i beni naturali e stressa le relazioni sociali, a una società di sostegno di tutto ciò che è vita;

• dalla Terra intesa come mezzo di produzione e vetrina di risorse vendibili e sfruttabili, a una Terra come Ente vivo, chiamato Gaia, Pacha Mama e Madre Terra;

• dall’era tecnozoica che ha devastato gran parte della biosfera, all’era ecozoica attraverso la quale tutti i saperi e le attività si ecologizzano e insieme operano per la salvaguardia della vita;

• dalla logica della competizione: basata sul vinci-perdi che mette una persona contro l’altra, verso una logica di cooperazione del vinci-vinci che riunisce e fortifica la solidarietà tra tutti;

• dal capitale materiale sempre limitato e inesauribile, verso il capitale spirituale e umano illimitato, fatto di amore, solidarietà, rispetto, compassione e da una confraternizzazione con tutti gli esseri della comunità di vita;

• da una società antropocentrica, separata dalla natura, verso una società biocentrata che si sente parte della natura e cerca di sintonizzare il suo comportamento con la logica del processo cosmogenico che si caratterizza per la sinergia, per la interdipendenza di tutti con tutti e per la cooperazione.

Quanto pericolosa è la Grande Trasformazione della società di mercato, altrettanto pregna di promesse è la Grande Trasformazione della coscienza. Trionfa quell’insieme di visioni, valori e principi che più sono capaci di aggregare le persone umane e meglio proiettano un orizzonte di speranza per tutti. Questa sicuramente la Grande Trasformazione delle menti dei cuori a cui si riferisce la Carta della Terra. Siamo in attesa che si consolidi, che guadagni sempre più spazio nella coscienza con pratiche alternative fino ad assumere l’egemonia della nostra storia.

Abbiamo la Carta della Terra, documento sopra citato per il suo alto valore di ispirazione e generatore di speranza. Questo documento è frutto di una vasta consultazione dei più distinti settori delle società mondiali, dai popoli indigeni e dalle tradizioni religiose e spirituali fino a rinomati centri di ricerca. La sua stesura è stata animata specialmente da Mikhail Gorbaciov, Stephen Rockfeller e l’ex primo ministro della Olanda Lubbers, Maurice Strong, sottosegretario dell’Onu e Miriam Vilela, brasiliana che, sin dall’inizio coordina i lavori e dirige il Centro in Costa Rica. Io stesso faccio parte del gruppo e ho collaborato alla redazione del documento finale e alla sua diffusione nei limiti del possibile.

Dopo otto anni di intenso lavoro e di incontri frequenti nei vari continenti, è nato un documento piccolo ma denso che incorpora il meglio della nuova visione nata dalle scienze della Terra e della Vita. Lì si tracciano principi e si elaborano valori nell’arco di una visione olistica dell’ecologia, che possono effettivamente additare un cammino promettente per l’umanità presente e futura. Approvato nel 2001, è stato assunto ufficialmente nel 2003 dall’UNESCO come uno dei materiali educativi più ispiratori del nuovo millennio.

La centrale idroelettrica Itaipu-Binazionale, la più grande del genere nel mondo, ha preso a serio le proposte della Carta della Terra e i suoi due direttori Jorge-Samek e Nelton Freidrish hanno ottenuto il coinvolgimento di 29 municipi che si affacciano sul grande lago dove vive circa 1 milione di persone. Hanno dato inizio di fatto ad una Grande Trasformazione.

Ivi si realizza effettivamente la sostenibilità e si applica la cura e la responsabilità collettiva in tutti i municipi e in tutti gli ambiti, mostrando che anche dentro il vecchio ordine di far maturare il nuovo perché le persone stesse vivono già adesso quello che vogliono per gli altri.

Se concretizzeremo il sogno della Terra, questa non sarà più condannata a essere per la maggioranza dell’umanità una valle di lacrime e una Via sacra di sofferenze. Essa può essere trasformata in una montagna di beatitudine compatibile con la nostra sofferta esistenza e una piccola anticipazione della trasfigurazione del Tabor. Perché questo avvenga non basta sognare. Occorre praticare.

Promesas de otro tipo de Transformación (III)

15/08/2014

Para poner en marcha una Gran Transformación de otro tipo, que nos devuelva a la sociedad con mercado y elimine la deletérea sociedad únicamente de mercado, tenemos que hacer algunas travesías inaplazables. La mayoría de ellas está en curso pero necesitan ser reforzadas. Hay que pasar:
– del paradigma imperio, vigente desde hace siglos, al paradigma Comunidad de la Tierra;

- de una sociedad industrialista, que depreda los bienes naturales y tensiona las relaciones sociales, a una sociedad de sustentación de toda la vida;

- de la Tierra considerada como medio de producción a la Tierra como un ser vivo, llamado Gaia, Pachamama o Madre Tierra;

- de la era tecnozoica, que ha devastado gran parte de la biosfera, a la era ecozoica en la cual todos los saberes y actividades se ecologizan y juntos cooperan para salvaguardar la vida en el planeta;

- de la lógica de la competición, que se rige por el gana-pierde y que opone a las personas, a la lógica de la cooperación del gana-gana que congrega y fortalece la solidaridad entre todos;

- del capital material siempre limitado y agotable, al capital espiritual y humano ilimitado hecho de amor, solidaridad, respeto, compasión y confraternización con todos los seres de la comunidad de vida;

- de una sociedad antropocéntrica, separada de la naturaleza, a una sociedad biocentrada que se siente parte de la naturaleza y busca ajustar su comportamiento a la lógica del proceso cosmogénico que se caracteriza por la sinergia, por la interdependencia de todos con todos y por la cooperación.
Si la Gran Transformación de la sociedad de mercado es peligrosa, es mucho más prometedora la Gran Transformación de la conciencia. Triunfa aquel conjunto de visiones, valores y principios que más personas congrega y mejor diseña un futuro de esperanza para todos. Esta es con seguridad la Gran Transformación de las mentes y los corazones a la que refiere la Carta de la Tierra. Esperamos que se consolide y gane más y más espacios de conciencia y de prácticas alternativas hasta asumir la hegemonía de nuestra historia.
Hay un documento antes citado por su valor inspirador y generador de esperanza: la Carta de la Tierra, fruto de una vasta consulta entre los más distintos sectores de las sociedades mundiales, desde los pueblos autóctonos y las tradiciones religiosas y espirituales hasta destacados centros de investigación. Fue animada especialmente por Mijaíl Gorbachov, Steven Rockefeller, el ex-primer ministro de Holanda Ruud Lubbers, Maurice Strong, subsecretario de la ONU, y Miriam Vilela, brasilera que desde el principio coordinó los trabajos y mantiene el Centro en Costa Rica. Yo mismo formé parte del grupo y colaboré en la redacción del documento final y lo difundo en la medida de lo posible.

Después de 8 años de intensos trabajos y de encuentros frecuentes en los distintos continentes, surgió un documento pequeño pero denso que incorpora lo mejor de la nueva visión nacida de las ciencias de la Tierra y de la vida, especialmente de la cosmología contemporánea. En ella se trazan principios y se elaboran valores desde la perspectiva de una visión holística de la ecología, que pueden efectivamente indicar un camino prometedor para la humanidad presente y futura. Aprobada en 2001 fue asumida oficialmente en 2003 por la UNESCO como uno de los materia-les educativos más inspiradores en el inicio de este nuevo milenio.

La hidroeléctrica Itaipu-Binacional, la mayor de su género en el mundo, tomó en serio las propuestas de la Carta de la Tierra y sus dos directores Jorge Samek y Nelton Friedrich consiguieron involucrar a 29 municipios que bordean el gran lago donde vive cerca de un millón de personas y realizar de hecho una Gran Transformación. Allí se lleva a la práctica efectivamente la sostenibilidad y se aplica el cuidado y la responsabilidad colectiva en todos los municipios y en todos los ámbitos, mostrando que incluso dentro del viejo orden se puede gestar lo nuevo, porque esas mismas personas viven ya ahora lo que quieren para los otros.
Si concretamos el sueño de la Tierra, esta no estará condenada a ser como ahora, para la mayoría de las personas y de los seres vivos, un valle de lágrimas y un viacrucis de padecimientos. Puede transformarse en una montaña de bienaventuranzas, posibles a nuestra sufrida existencia, y en una pequeña anticipación de la transfiguración del Tabor.
Para que esto ocurra no basta soñar, hay que practicar.

Leonardo Boff escribió La Gran Transformación en la Economía y en la Ecología, Madrid, Nueva Utopía, 2014.

A CHEGADA DE ARIANO SUASSUNA NO CÉU

12/08/2014

Ariano Suassuna, grande artista brasileiro, alegrou a muita gente com suas peças de teatro e com suas palestra-espetáculo.Certamente estes versos, bem no estilo nordestino, alegrarão a muitos como me alegraram a mim. E também prestam-lhe uma homenagem das mais merecidas. LBoff

 

A CHEGADA DE ARIANO SUASSUNA NO CÉU
Autores: Klévisson Viana e Bule-Bule

Nos palcos do firmamento
Jesus concebeu um plano
De montar um espetáculo
Para Deus Pai Soberano
E, ao lembrar de um dramaturgo,
Mandou buscar Ariano.

Jesus mandou-lhe um convite,
Mas Ariano não leu.
Estava noutro idioma,
Ele num canto esqueceu,
Nem sequer observou
Quem foi que lhe escreveu.

Depois de um tempo, mandou
Uma segunda missiva.
A secretária do artista
Logo a dita carta arquiva,
Dizendo: — Viagem longa
A meu mestre não cativa.

Jesus sem ter a resposta
Disse torcendo o bigode:
— Eu vejo que Suassuna
É teimoso igual a um bode.
Não pode, mas ele pensa
Que é soberano e pode!

Jesus, já perdendo a calma,
Apelou pra outro suporte.
Para cumprir a missão,
Autorizou Dona Morte:
— Vá buscar o escritor,
Mas vê se não erra o corte!

A morte veio ao País
Como turista estrangeiro,
Achando que o Brasil
Era só Rio de Janeiro.
No rastro de Suassuna,
Sobrou pra Ubaldo Ribeiro.

Porém, antes de encontrá-lo,
Sofreu um constrangimento
Passando em Copacabana,
Um malfazejo elemento
Assaltou ela levando
Sua foice e documento.

A morte ficou sem rumo
E murmurou dessa vez:
— Pra não perder a viagem
Vou vender meu picinez
Para comprar outra foice
Na loja de algum chinês.

Por um e noventa e nove
A dita foice comprou.
Passando a mão pelo aço,
Viu que ela enferrujou
E disse: — Vai essa mesma,
Pois comprar outra eu não vou!

A morte saiu bolando,
Sem direção e sem tino,
Perguntando a um e a outro
Pelo escritor nordestino,
Obteve informação,
Gratificando um menino.

Ao encontrar João Ubaldo,
Viu naufragar o seu plano,
Se lembrando da imagem
Disse: — Aqui há um engano.
Perguntou para João
Onde é que estava Ariano.

Nessa hora João Ubaldo,
Quase ficando maluco,
Tomou um susto arretado,
Quando ali tocou um cuco,
Mas, gaguejando, falou:
—Ele mora em Pernambuco!

A morte disse: — Danou-se
Dinheiro não tenho mais
Para viajar tão longe,
Mas Ariano é sagaz.
Escapou mais uma vez,
Vai você mesmo, rapaz!

Quando chegou lá no Céu
Com o escritor baiano,
Cristo lhe deu uma bronca:
— Já foi baldado o meu plano.
Pedi um da Paraíba
E você trouxe um baiano.

João Ubaldo é talentoso,
Porém não escreve tudo.
“Viva o Povo Brasileiro”
É sua obra de estudo,
Mas quero peça de humor,
Que o Céu tá muito sisudo.

Foi consultar os arquivos
Pra ressuscitar João,
Mas achou desnecessário,
Pois já era ocasião
Pra ele vir prestar contas
Ali na Santa Mansão.

Jesus olhou para a Morte
E disse assim: — Serafina,
Vejo não és mais a mesma.
Tu já foste mais malina,
Tá com pena ou tá com medo,
Responda logo, menina?!

— Jesus, eu vou lhe falar
Que preciso de dinheiro.
Ariano mora bem
No Nordeste brasileiro.
Disse o Cristo: —Tenho pressa,
Passe lá no financeiro!

— Só faço que é pra o Senhor.
Pra outro, juro não ia.
Ele que se conformasse
Com o escritor da Bahia.
Se dependesse de mim,
Ariano não morria.

A morte na internet
Comprou passagem barata.
Quase morria de susto
Naquela viagem ingrata.
De vez em quando dizia:
— Eita que viagem chata!

Uma aeromoça lhe trouxe
Duas barras de cereais.
Diz ela: — Estou de regime.
Por favor, não traga mais,
Porque se vier eu como,
Meu apetite é voraz!

Quando chegou no Recife,
Ficou ela de plantão
Na porta de Ariano
Com sua foice na mão,
Resmungando: — Qualquer hora
Ele cai no alçapão!

A morte colonizada,
Pensando em lhe agradar,
Uma faixa com uma frase
Ela mandou preparar,
Dizendo: “Welcome Ariano”,
Mas ele não quis entrar.

Vendo a tal faixa, Ariano
Ficou muito revoltado.
Começou a passar mal,
Pediu pra ser internado
E a morte foi lhe seguindo
Para ver o resultado.

Eu não sei se Ariano
Morreu de raiva ou de medo.
Que era contra estrangeirismos,
Isso nunca foi segredo.
Certo é que a morte o matou
Sem lhe tocar com um dedo.

Chegou no Céu Ariano,
Tava a porta escancarada.
São Pedro quando o avistou
Resmungando na calçada,
Correu logo pra o portão,
Louvando a sua chegada.

Um anjinho de recado
Foi chamar o Soberano,
Dizendo: – O Senhor agora
Vai concretizar seu plano.
São Pedro mandou dizer
Que aqui chegou Ariano.

Jesus saiu apressado,
Apertando o nó da manta
E disse assim: — Vou lembrar
Dessa data como santa
Que a arte de Ariano
Em toda parte ela encanta.

São Pedro lá no portão
Recebeu bem Ariano,
Que chegou meio areado,
Meio confuso e sem plano.
Ao perceber que morreu,
Se valeu do Soberano.

Com um chapelão de palha
Chegou Ascenso Ferreira,
O grande Câmara Cascudo,
Zé Pacheco e Zé Limeira.
João Firmino Cabral
Veio engrossar a fileira.

E o próprio João Ubaldo
(Que foi pra lá por engano)
Veio de braços abertos
Para abraçar Ariano.
E esse falou: – Ubaldo,
Morrer não tava em meu plano!

Logo chegou Jorge Amado
E o ator Paulo Goulart.
Veio também Chico Anysio
Que começou a contar
Uma anedota engraçada
Descontraindo o lugar.

Logo chegou Jesus Cristo,
Com seu rosto bronzeado.
Veio de braços abertos,
Suassuna emocionado
Disse assim: — Esse é o Mestre,
O resto é papo furado!

Suassuna que, na vida,
Sonhou em ser imortal,
Entrou para Academia,
Mas percebeu, afinal,
Que imortal é a vida
No plano celestial.

Jesus explicou seus planos
De fazer uma companhia
De teatro e ele era
O escritor que queria
Para escrever suas peças,
Enchendo o Céu de alegria.

Nisso Ariano responde:
— Senhor, eu me sinto honrado,
Porém escrever uma obra
É serviço demorado.
Às vezes gasto dez anos
Para obter resultado.

Nisso Jesus gargalhou
E disse: — Fique à vontade.
Tempo aqui não é problema,
Estamos na eternidade
E você pode criar
Na maior tranquilidade.

Um homem bem pequenino
Com chapeuzinho banzeiro,
Com um singelo instrumento,
Tocou um coco ligeiro
Falando da Paraíba:
Era Jackson do Pandeiro.

Logo chegou Luiz Gonzaga,
Lindu do Trio Nordestino,
E apontou Dominguinhos
Junto a José Clementino
E o grande Humberto Teixeira,
Raul e Zé Marcolino.

Depois chegou Marinês
Com Abdias de lado
E Waldick Soriano,
Com um vozeirão impostado,
Cantou “Torturas de Amor”,
Como sempre apaixonado.

Veio então Silvio Romero
Com Catulo da Paixão,
Suassuna enxugou
As lágrimas de emoção
E Catulo, com seu pinho,
Cantou “Luar do Sertão”.

Leandro Gomes de Barros
Junto a Leonardo Mota,
Chegou Juvenal Galeno,
Otacílio Patriota.
Até Rui Barbosa veio
Com título de poliglota.

Chegou Regina Dourado,
Tocada de emoção,
Juntinho de Ariano,
Veio e beijou sua mão
E disse: — Na sua peça
Quero participação.

Ariano dedicou-se
Àquele projeto novo.
Ao concluir sua peça,
Jesus deu o seu aprovo
E a peça foi encenada
Finalmente para o povo.

Na peça de Ariano
Só participa alma pura.
Ariano virou santo,
Corrigiu sua postura.
Lá no Céu ganhou o título
Padroeiro da cultura.

Os artistas que por ele
Já nutriam grande encanto
Agora estando em apuros,
Residindo em qualquer canto,
Lembra de Santo Ariano
E acende vela pro santo.

Ariano foi Quixote
Que lutou de alma pura.
Contra a arte descartável
Vestiu a sua armadura
Em qualquer dia do ano
Eu digo: viva Ariano
Padroeiro da Cultura!

FIM

Challenges of the Great Transformation (I)

10/08/2014

The Great Transformation consists of the transition from a market economy to a market society. Or, in other words, from a society with a market to a society consisting solely of the market. Markets have always existed in the history of humanity, but never has there existed a market society, that is, a society that makes the economy the sole axis structuring all social life, subordinating politics to it, and annulling ethics. Everything is for sale, even that which is sacred.

It is not about just any type of market. It is a market ruled by competition rather than by cooperation. What counts is the individual or corporative economic benefit, and not the common good of society as a whole. Benefits are generally achieved at the expense of the devastation of nature and the perverse fostering of social inequalities. In this sense, Thomas Piketty’s thesis in Capital in the XXI Century is irrefutable.

The market must be free, consequently it rejects controls and sees as its great obstacle the State, whose mission, we know, is to order society and the field of economics with laws and norms, and to coordinate the search for the common good. The Great Transformation postulates a minimalist State, practically limited to questions involving infrastructure, and the treasury, kept as low as possible, and to security. Everything else must be sought through the market, by paying for it.

The urge to turn everything into merchandise has penetrated all sectors of society: health, education and sports, the world of arts and entertainment, and even important religious sectors and the Churches. Religions and Churches adopt the logic of the market, the creation of an enormous mass of consumers of symbolic goods. These Churches are poor in spirit, but rich in the means of making money. It is not rare for a temple and a shopping mall to exist side by side in the same commercial complex. It always is about the same: obtaining income, either through material goods, or “spiritual” goods.

The Hungarian-North American economic historian, Karl Polanyi (1886-1964), studied this devastating process in detail. Polanyi coined the expression The Great Transformation, the title of one of his books, written in 1944, before the end of World War II. In its time the book did not garner much attention. Now, when his theses are ever more confirmed, the book has been converted into a must read for all those who want to understand what is happening in the field of economics, which resonates in all sectors of human activity, including religious activity. It is believed that Pope Francis has been inspired in Polanyi to criticize the present marketing of everything, even of human beings and their organs.

This way of organizing society around the economic interests of the market has divided humanity from top to bottom: an enormous gap has been created between the few rich and the many poor. A terrifying social injustice has been created, with multitudes of discarded human beings, deemed non-economic entities, burned oil, people who no longer interest the market because they produce very little and consume almost nothing.

Simultaneously, The Great Transformation of the market society has created a wicked ecological injustice. In their urge to accumulate, nature’s goods and resources have been exploited in an extremely predatory way, devastating whole eco-systems, contaminating the soil, water, air and food, with no ethical, social or sanitary considerations.

A project of this nature, of unlimited accumulation, cannot be supported by a limited, small, old and sick planet. And a systemic problem has arisen, one which economists who subscribe to this type of economics rarely consider: the physical-chemical-ecological limits of planet Earth have already been reached. This fact makes the system’s continued growth difficult, if not impossible, since it requires an Earth full of «resources» (goods and services or «generous gifts» in the language of the Indigenous people).

If we continue on this path, we could experience, as we are already experiencing, violent reactions from the Earth. As a self-regulating, living Entity, the Earth reacts to actions affecting her ability to maintain her equilibrium through extreme events; earthquakes, tsunamis, hurricanes, and a total lack of weather regulation.

That Transformation, by its own internal logic, is turning out to be biocide, ecocide and geocide. It is systematically destroying the bases that sustain life. Life is in danger, and whether from the existing armaments of mass destruction or from the ecological chaos, the human species could disappear from the face of the Earth. That could be the consequence of our irresponsibility and our total lack of caring for all that lives and exists.

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar,
done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

Promessas de outro tipo de Transformação(III)

08/08/2014

Para pormos em curso outro tipo de Grande Transformação que nos devolta a sociedade com mercado e elimine a deletéria sociedade unicamente de mercado, precisamos fazer algumas travessias improstergáveis. A maioria delas está em curso mas elas precisam ser reforçadas. Importa passar:

-do paradigma Império, vigente há seculos para o paradigma Comunidade da Terra;

-de uma sociedade industrialista que depreda os bens naturais e tensiona as relações sociais para uma uma sociedade de sustentação de toda a vida;

-da Terra tida como meio de produção e balcão de recursos sujeitos à venda e à exploração para a Terra como um Ente vivo, chamado Gaia, Pacha Mama ou Mãe Terra;

-da era tecnozoica que devastou grande parte da biosfera para a era ecozoica pela qual todos os saberes e atividades se ecologizam e juntas cooperam na salvaguarda da vida.

-da lógica da competição de se rege pelo ganha-perde e que opõem as pessoas para a lógica da cooperação do ganha-ganha que congrega e fortalece a solidariedade entre todos.

-do capital material sempre limitado e exaurível, para o capital espiritual e humano ilimitado feito de amor, solidariedade, respeito, compaixão e de uma confraternização como todos os seres da comunidade de vida;

-de uma sociedade antropocêntrica, separada da natureza, para uma sociedade biocentrada que se sente parte da natureza e busca ajustar seu comportamento à logica do processo cosmogênico que se caracteriza pela sinergia, pela interdependência de todos com todos e pela cooperação.

Se é perigosa a Grande Transformação da sociedade de mercado, mais promissora ainda é a Grande Transformação da consciência. Triunfa aquele conjunto de visões, valores e princípios que mais congregam pessoas e melhor projetam um horizonte de esperança para todos. Essa seguramente é a Grande Transformação das mentes e dos corações a que se refere a Carta da Terra. Esperamos que se consolide, ganhe mais e mais espaços de consciência com práticas alternativas até assumir a hegemonia da nossa história.

Há um documento acima citado a Carta da Terra por seu alto valor de inspiração e gerador de esperança. Ela é fruto de uma vasta consulta dos mais distintos setores das sociedades mundiais, desde os povos originários, das tradições religiosas e espirituais até de notáveis centros de pesquisa. Foi animada especialmente por Michail Gorbachev, Steven Rockfeller, o ex-primeiro ministro da Holanda Lubbers, Maurice Strong, sub-secretário da ONU e Mirian Vilela, brasileira que, desde o início coordena os trabalhos e dirige o Centro na Costa Rica. Eu memo faço parte do grupo e tenho colaborado na redação do documento final e de sua difusão por onde posso.

Depois de 8 anos de intensos trabalhos e de encontros frequentes nos vários continentes, surgiu um documento pequeno mas denso que incorpora o melhor da nova visão nascida das ciências da Terra e da vida, especialmente da cosmologia contemporânea. Ai se traçam princípios e se elaboram valores no arco de uma visão holística da ecologia, que podem efetivamente apontar um camino promissor para a humanidade presente e futura. Aprovado em 2001 foi assumido oficialmente em 2003 pela UNESCO como um dos materiais educativos mais inspiradores do novo milênio.

A Hidrelétrica Itaipu-Binacional, a maior do gênero no mundo, tomou a sério as propostas da Carta da Terra e seus dois diretores Jorge Samek e Nelton Friedrich conseguiram envolver 29 municípios que bordeiam o grande lago onde vive cerca de um milhão de pessoas. Deram início de fato a uma Grande Transformação. Lá se realiza efetivamente a sustentabilidade e se aplica o cuidado e a responsabilidade coletiva em todos os municípios e em todos os âmbitos, mostrando que, mesmo dentro da velha ordem, se pode gestar o novo porque as pessoas mesmas vivem já agora o que querem para os outros.

Se concretizarmos o sonho da Terra, esta não será mais condenada a ser para a maioria da humanidade um vale de lágrimas e uma via-sacra de padecimentos. Ela pode ser transformada numa montanha de bem-aventuranças, possíveis à nossa sofrida existência e uma pequena antecipação da transfiguração do Tabor.

Para que isso ocorra, não basta sonhar, mas importa praticar.

Leonardo Boff escreveu A opção-Terra: a salvação da Terra não cai do céu, Record 2009.

Que caminhos seguir nesta crise planetária ?

08/08/2014

Já disse neste espaço que o j0rnalista e pesquisador Washington Novaes é uma das pessoas mais lúcidas e bem informadas sobre a situação de nosso planeta e sobre os riscos que corremos. Ele fornece os dados mais recentes. É importante. Mas não é o decisivo Ele nos leva a pensar e nos suscita o sentido da corresponsilidade coletiva sobre o nosso problemático futuro c0mum. A grande maioria da humanidade, espeicialmente, aqueles que estão em lugares de decisão fazem ouvidos moucos, pois tais dados são anti-sistémicos, obrigam-nos a pensar e a agir diferente. É tudo o que não querem. Preferem os negócios  as usual. Quase nada  fazem, como nos tempos de Noé. Oxalá não sejamos apanhados por uma surpresa que a Terra possa nos estar preparando para dar-nos uma amarga lição: ou mudam ou então escolham o caminho do precipício inevitável. Leiamos este texto como uma meditação sobre o cuidado que devemos alimentar pela vida, pela Mãe Terra e por cada ser vivo, especialmente, os humanos mais ultrajados, condenados e ofendidos. Lboff

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É um susto ler a notícia (BBC News, 22/10) de que a experiente, cautelosa secretária-executiva da Convenção do Clima (ONU), Christiana Figueres, ao ser entrevistada pela rede de televisão BBC, perdeu o controle e desabou em pranto incontido após afirmar que a falta de acordo global para conter emissões que contribuem para mudanças climáticas “está condenando as futuras gerações antes mesmo que elas nasçam”. E isso, a seu ver, “é absolutamente injusto e imoral”. Se nem uma diplomata no mais alto nível consegue ocultar a emoção e cai no choro, que pensarão os cidadãos no mundo todo ? – ainda que ela diga não perder a esperança num acordo global (em Paris, 2015) para conter emissões , porque estamos “nos movendo lentamente, mas na direção certa “.

A entrevista aconteceu poucos dias depois de 800 mil pessoas haverem sido retiradas de suas casas no Estado indiano de Odisha, ameaçadas por um ciclone ( “The New York Times”, 13/10). E de esse mesmo jornal haver publicado (ESTADO, 15/10) que um quarto dos seres humanos (mais de 1,5 bilhão de pessoas) está “em risco”, principalmente a população de países “à beira do Golfo de Bengala”, na Ásia (incluindo Índia, Bangladesh, Sri Lanka, Mianmar, Tailândia, Malásia e Sumatra), por causa dos chamados “eventos climáticos”. Mas, como disse a secretária-executiva Figueres, as negociações caminham – quando caminham – muito lentamente.

E no ano passado, segundo a Agência Internacional de Energia, o financiamento de projetos que reduzam emissões não passaram de 60% do que a Convenção do Clima considera o mínimo necessário para conter o aumento da temperatura em 2 graus Celsius. Até 2020 seriam indispensáveis US$5 trilhões. E ao longo de mais tempo só o setor de energia precisará investir US$19 trilhões.

E nós, por aqui ? Diz o cientista José V. Marengo, do Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), um dos mais informados sobre clima – foi um dos autores do Quinto Relatório de Avaliação do Painel do Clima (IPCC) -, que nos últimos cinco anos o Brasil assumiu “um padrão de poluidor de Primeiro Mundo” (O Eco, 10/10). O desmatamento caiu e a causa maior das emissões está na queima de combustíveis fósseis, especialmente por veículos. Mas a agricultura, a indústria e termoelétricas, principalmente, também contribuem.

E o Grupo de Trabalho sobre Clima, do Fórum Brasileiro de ONGs e Movimentos Sociais, em ofício ao Senado, alerta que o processo de revisão do Plano Nacional sobre Mudança do Clima, coordenado pela Casa Civil da Presidência, “encontra-se completamente prejudicado e fadado a um grande insucesso”. A boa notícia é de que o cientista Carlos Nobre, também do INPE e do Ministério de Ciência e Tecnologia, foi convidado a integrar o Painel de Alto Nível para Sustentabilidade Global, que assessora o secretário-geral da ONU, Ban Ki-moon (FP, 17/10). Quem sabe de lá não conseguirá influenciar nossos padrões governamentais na área do clima ?

Não é só nessa área que se sucedem notícias preocupantes em âmbito mundial. Estudo do Crédit Suisse (Ethos, 24/10), um dos maiores grupos financeiros internacionais, diz que o nível de concentração de renda é espantoso, já que 0,7% da população global (menos de 50 milhões de pessoas) detém 41% da riqueza mundial total, que é de US$241 trilhões (ficam com US$98,7 trilhões). Se a riqueza mundial fosse dividida igualmente, seriam US$51,6 mil para cada pessoa. Mas o Brasil está no grupo de países com renda média entre 5 e 25 mil dólares. A Austrália é o país com riqueza mais bem distribuida (219 mil dólares per capita), E os Estados Unidos, com o maior produto interno bruto, “têm um dos maiores índices de pobreza e desigualdade do mundo”.

O quadro é ainda mais forte quando se foca a questão dos alimentos. Mark Bittman, do jornal The New York Times (O Estado de S. Paulo, 22/10), depois de relembrar que quase um bilhão de pessoas passa fome, acentua que produzimos calorias suficientes para todas (2,7 mil diárias para cada), mas um terço serve para alimentar animais, 5% são usados na produção de biombustíveis e “um terço é desperdiçado ao longo da cadeia alimentar”. Se aproximarmos os olhos da África, vamos ver que só no Congo (antigo Zaire), “em quase duas décadas, os confrontos no leste do país deixaram cerca de 6 milhões mortos” (equivalentes a mais de metade da população da cidade de São Paulo), no “mais sangrento confronto” desde a segunda guerra mundial (ESTADO, 20/10).

Principalmente entre etnias como tutsis e hutus, que, deslocadas pelos antigos colonizadores (que buscavam minérios), hoje se matam na disputa por áreas mais favoráveis em termos de recursos naturais, principalmente água e terra para plantar. Mas não adianta só ficarmos inconformados. É preciso propor e obrigar legisladores, em todos os níveis, a aprovar regras, padrões, adequados para tudo. E criar ônus financeiros para quem desrespeitá-los. Nos licenciamentos urbanos, por exemplo, de forma a evitar “ilhas de calor”, adensamentos do tráfego, aumento da poluição do ar e seus custos na vida das pessoas e na área de saúde.

Na imposição de critérios rígidos para evitar a poluição do ar, detectar os donos de veículos infratores na inspeção veicular obrigatória, puni-los. Impedir a remoção de biomas e fragmentos de vegetação que levem a aumentos de temperatura, mudanças do clima. Coibir formatos e dimensões inadequados na agropecuária. Também nas emissões de poluentes industriais. Na área da energia, obrigando governos, empreendedores, geradores e distribuidores de energia e cidadãos a seguir um modelo de eficiência energética e redução acentuada de poluentes. Impedindo a deposição de esgotos sem tratamento nos recursos hídricos. Eliminando lixões. Etc. etc.

Não há tempo a perder. Já temos problemas até com lixo espacial. E vamos começar a buscar recursos em outros corpos celestes.

Publicado primeiramente em O Estado de São Paulo no di 1/8/2014

LE MINACCE DELLA GRANDE TRASFORMAZIONE (II)

07/08/2014

In un articolo precedente abbiamo analizzato le minacce che ci comporta la trasformazione dell’economia di mercato in società di mercato con una doppia ingiustizia che porta con sé: quella sociale e quella ecologica. Adesso vorremmo trattenerci sulla sua incidenza nell’ambito dell’ecologia presa nella sua più vasta accezione, ambientale, sociale, mentale e integrale. Constatiamo un fatto singolare: nella misura in cui crescono i danni alla natura che interessano sempre di più le società e la qualità della vita, cresce simultaneamente che, nell’ordine del 90%, tali danni si attribuiscano all’avidità irresponsabile e irrazionale degli esseri umani, e più specificamente, a quelle elités di potere economico, politico, culturale e mediatico che si costituiscono in grandi corporazioni multilaterali e che hanno assunto per conto loro i destini del mondo. Dobbiamo fare con urgenza qualcosa che interrompa questo percorso verso il precipizio. Come avverte la Carta della Terra: “O facciamo un’alleanza globale per aver cura della terra e degli altri, oppure rischiamo la nostra distruzione e quella della diversità della vita” (Preambolo).

La questione ecologica, specialmente dopo la Relazione del Club di Roma del 1972 dal titolo “I limiti dello sviluppo”, ha reso centrale il tema della politica, delle preoccupazioni della comunità scientifica mondiale, e dei gruppi più all’avanguardia e preoccupati per il futuro comune. Il punto focale delle questioni si è spostato dalla crescita/sviluppo sostenibile (impossibile dentro l’economia di mercato libero) verso la sostenibilità di tutta la vita. In primo luogo bisogna garantire la sostenibilità del Pianeta Terra, dei suoi ecosistemi, delle condizioni naturali che rendono possibile la continuità della vita. Soltanto garantite queste precondizioni, si può parlare di società sostenibile, di sviluppo sostenibile o di qualsiasi altra attività che voglia esprimersi con queste caratteristiche.

La visione degli astronauti ha rinforzato la nuova coscienza. Dalle loro navi spaziali o dalla Luna si resero conto che Terra e Umanità formano una unica entità. Esse non stanno separate e nemmeno giustapposte. L’Umanità è una espressione della Terra, la sua parte cosciente, intelligente è responsabile della preservazione delle condizioni della continuità della vita. In nome di questa coscienza e di questa urgenza, è sorto il principio di responsabilità (Hans Jonas), il principio cura (Boff e altri), il principio sostenibilità (Relazione Brundland), il principio interdipendenza o principio cooperazione (Heinsenberg/Wilson/Swimme/Morin/Capra), il principio prevenzione/precauzione (Carta di Rio de Janeiro del 1992 dell’ONU), principio compassione (Schoppenhauer/Dalai Lama) e il principio terra (Lovelock e Evo Morales).

La riflessione ecologica è diventata più complessa. Non può essere ridotta a pura preservazione dell’ambiente. La totalità del sistema è in gioco. E così è sorta un’ecologia ambientale che ha come meta la qualità della vita; un’ecologia sociale che tende alla sostenibilità della vita e una linea di sobrietà condivisa (produzione, distribuzione, consumo e trattamento dei rifiuti), l’ecologia mentale che si propone di sradicare preconcetti e visioni del mondo, ostili alla vita e formulare un nuovo design civilizzatorio, base di principi e valori per una nuova forma di abitare la Casa Comune, e infine una ecologia integrale che si rende conto che la terra è parte di un universo in evoluzione e che dobbiamo vivere in armonia con il Tutto, che è uno, complesso e attraversato da energie che sostengono la vitalità della terra (e carico di significato-propositi?).

Si è creata una griglia teorica, capace di orientare il pensiero e le pratiche amichevoli della vita, dunque diventa evidente che l’ecologia più che una tecnica di gestione di beni e servizi scarsi rappresenta un’arte, una nuova forma di relazionamento con la vita, la natura e la terra e la scoperta della missione dell’essere umano nel processo cosmogenico e nell’insieme degli esseri: curare e preservare.

Per tutte le parti del mondo sono sorti movimenti, istituzioni, organismi, ONG, centri di ricerche, ciascuno con peculiarità. Chi si preoccupa di foreste, chi di oceani, chi di come preservare la biodiversità, chi di specie in estinzione, chi di ecosistemi diversi, chi di acque e suoli, che di sementi e produzione organica. Tra noi questi movimenti dobbiamo enfatizzare Greenpeace per la perseveranza e coraggio di affrontare, anche correndo rischi, coloro che minacciano la vità e l’equilibrio della Madre Terra.

La stessa ONU ha creato una serie di istituzioni che hanno lo scopo di monitorare lo stato della terra. Le principali sono PNUMA, la FAO e il IPPC e tante altre.

Questa grande trasformazione della coscienza produce un cammino a ostacoli, necessario per fondare un nuovo paradigma, capace di trasformare l’eventuale tragedia ecologico-sociale in una crisi di passaggio che ci permetterà un salto di qualità verso un livello più elevato di relazioni amichevoli con la terra e l’umanità. Se non assumiamo questo compito, il futuro comune è minacciato.

Traduzione di Romano Baraglia

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