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The Threat to Humanity of Highly Destructive Wars

22/03/2017

In Brazil we know great social violence, with a murder rate among the highest in the world. We have no peace because there is so much rage, hatred, discrimination, and a perverse social inequality.

Nevertheless, we are on the margins of the great martial conflicts going on in 40 parts of the world, some of which are truly menacing for the future of the human species. We are witnessing a cold war between the United States, China and Russia. A new arms race has began, be it in Russia, or in the United States with Trump, to produce ever more potent nuclear weapons, as if those already in existence could not destroy all life on the planet.

The worst is that the hegemonic power, the United States, has transformed itself into a terrorist state, waging a merciless war against all types of terrorism, as a foreign policy: invading countries in the Middle East, and at home, chasing undocumented immigrants, detaining suspects without respect for their fundamental rights, as a consequence of George Bush, Jr’s, “Patriot Act”, that allowed suspension of habeas corpus, which Barack Obama promised to abolish, but did not.

Francis, Bishop of Rome, said on the plane on his way back from Poland, on July 12, 2016: «there is a war of interests, war for money, war for natural resources, there is a war to dominate the people: this is the war. Someone could think: is he talking about wars among religions. No. Religions want peace. Others want war. Capiche?» That is a direct criticism of the current world order of limitless accumulation, that implies war against the Earth and the exploitation of weaker peoples. Everyone talks of freedom, but without world social justice. Ironically it could be said: it is the freedom of free foxes in a coup of free hens.

Commentators of the world situation not quoted by our press speak of the real danger of a nuclear war between Russia and the United States or between China and the United States.

Trump, as French intellectual Bernard-Henri Lévy puts it (O Globo 3/5/2016) «is a catastrophe for the United States and the world. And he is also a threat». The same newspaper says about Putin: «he is an explicit threat. We know Putin wants to destabilize Europe, to accentuate the crises of the democracies, and he supports and finances all political parties of the extreme right. We also know that in all places where there is a battle between barbarism and civilization, such as Syria and Ukraine, Putin is on the wrong side. He is a true and great threat».

According to Moniz Sodre in his magnificent book, World Disorder, Putin wants revenge for the humiliation the West and the United States inflicted on his country at the end of the Cold War. He nourishes clearly expansionist pretenses, not in the sense of recreating the old USSR, but of restoring the boundaries of historic Russia. The risk of a nuclear confrontation with the West is not excluded.

We are losing sight of the warnings from the great names of the past century, such as Bertrand Russell and Albert Einstein, on July 10, 1955 and a few days later, July 15, 1955, joined by 18 Nobel laureates, Otto Hahn and Werner Heisenberg among them, when they affirmed: «we see with horror that this type of nuclear science has put in the hands of humanity the instrument of its own destruction». The same was affirmed by several Nobel laureates during Rio-92.

If the situation was seen as grave at that time, now it is dramatic. This is because besides nuclear weapons, chemical and biological weapons capable of decimating the human species are now available.

Some analysts of world conflicts suppose that the next step of terrorism would no longer be with bombs and suicide-bombers, but with chemical and biological weapons, some taken from the weapons reserve left by Kadafi.

At the root of this system of violence is the Western paradigm of the will to power, that is, a way of organizing society and the relationship with nature based on force, violence and submission. This paradigm favors competition over solidarity. Instead of making the citizens partners, this paradigm makes them rivals.

To the paradigm of the closed fist, the response is the extended hand, as an alliance to safeguard life. Instead of power-domination, caring should prevail. It pertains to the essence of the human being and of everything alive. Either we take this step or we will witness dramatic scenes, the fruit of the irrationality and arrogance of the heads of State and their hawks.

Leonardo Boff  Theologian-Philosopher and Member of  the Earthcharter Commission

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

ALLA CULTURA DELLA VIOLENZA OPPONIAMO LA CULTURA DELLA PACE

21/03/2017

Il mio sentimento del mondo mi dice che viviamo all’interno di una violenza mondiale sistemica. Troppo lungo enumerare tutti i tipi di violenza, che però è così globalizzata, che il vescovo di Roma, il papa Francesco ha affermato per tre volte, che siamo dentro a una terza guerra mondiale. Non è impossibile che una nuova guerra fredda tra USA, Russia e Cina finisca per scatenare un conflitto nucleare.

Se si verifica questa tragica eventualità, sarà la fine del sistema vita e della specie umana. Questo stato di permanente belligeranza deriva dalla logica del paradigma civilizzatore affermatosi lentamente per secoli fino, ad arrivare alla forma parossistica dei nostri giorni: l’illusione che l’essere umano sia un “piccolo dio” che si colloca al di sopra delle cose per dominarle e accumulare benefici a costo di danneggiare la natura e intere popolazioni. Abbiamo perso la nozione di appartenenza alla terra e che siamo parte della natura. Tale coscienza ci porterebbe a una confraternizzazione con tutti gli esseri di questo magnifico pianeta.

Urge un nuovo rapporto con la natura e con la Terra, rapporto fatto di sinergia, rispetto, convivenza, attenzioni e senso di responsabilità collettiva.

Questa relazione conviviale è sempre stata viva in tutte le culture dell’Occidente e dell’Oriente, specialmente tra i nostri popoli nativi, che nutrono un profondo rispetto verso la Terra.

Nella nostra cultura abbiamo la figura emblematica di San Francesco di Assisi aggiornata dal vescovo di Roma Francesco, nella sua enciclica Laudato si: cura della Casa Comune. Proclama il poverello di Assisi “Santo Patrono di tutti coloro che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia…Per Francesco, qualsiasi creatura era sorella unita a lui con vincoli di amore. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto quello che esiste”(n.10 e 11). Con un certo humor ricorda che “Francesco chiedeva che in convento si lasciasse sempre una parte dell’orto dedicata alle piante selvatiche (n.12), perché anch’esse, a modo loro, lodano Dio.

Questo atteggiamento di tenerezza lo conduceva a spostare, durante le passeggiate, eventuali lombrichi che rischiavano di essere schiacciati lungo il sentiero.

Per San Francesco tutti gli esseri sono animati e personalizzati. Per intuizione spirituale scoperse quello che noi sappiamo oggi per via scientifica (Crick e Dowson, quelli che hanno decifrato il DNA) che tutti noi viventi siamo parenti, cugini, fratelli e sorelle: il sole, la luna, il, lupo di Gubbio perfino la morte. Questa visione supera la cultura della violenza e inaugura la cultura dell’amore e della pace.

San Francesco realizzò pienamente la splendida definizione che la Carta della Terra ha trovato per la pace: “E’ quella pienezza creata da relazioni corrette con se stessi, con le altre persone, altre culture, altre vite, con la Terra, con il Tutto più grande di cui siamo parte”(n.16).

Il papa Francesco pare aver realizzato le condizioni per la pace come predica dappertutto e personalmente dimostra. Ha espresso emotivamente un pensiero che sempre ritorna nell’enciclica: “Tutto sta in relazione, e tutti noi esseri umani camminiamo uniti, fratelli e sorelle in un meraviglioso cammino, abbracciati nell’amore che Dio ha per le sue creature e che ci unisce pure con sentimenti di tenero affetto al fratello Sole, alla sorella Luna, al fratello fiume, e alla Madre Terra” (n.92).

Altrove ha trovato la seguente formulazione, ora critica: “E’ necessario risvegliare la coscienza che siamo un’unica famiglia umana. Non ci sono frontiere né barriere politiche o sociali che permettano di isolarsi e perciò stesso, è proprio per questo non c’è spazio per globalizzare l’indifferenza (n.52).

Da questo atteggiamento di totale apertura, che tutti abbraccia e nessuno viene escluso è nata una pace imperturbabile, senza paura né minacce, pace di coloro che si sentono sempre in casa con genitori, fratelli, sorelle con tutte le creature.

Invece di violenza, pone i fondamenti della cultura della pace: amore, capacità di sopportare le contraddizioni, perdono, misericordia e riconciliazione al di là di ogni presupposto e esigenza previa.

Quando l’enciclica abborda il problema della pace, il vescovo di Roma, Francesco, ripete quello che Gandhi e altri avevano già detto: “La pace non è assenza di guerra. La pace interiore delle persone ha molto a che vedere con la cura, con l’ecologia e il bene comune, perché quando è vissuta autenticamente riflette un equilibrato stile di vita, alleato alla capacità di ammirazione che porta alla profondità della vita, la natura è piena di parole e di amore (n.225). In un altro passo afferma: “La gratuità ci conduce ad amare e accettare il vento, il sole, le nuvole, anche se non stanno sotto il nostro controllo. Così possiamo parlare di fratellanza universale” (n.228).

Con questa sua visione della pace e della gratuità, egli rappresenta un’altro modo di-essere- e-di-stare-nel-mondo-con gli altri, una alternativa al modo di essere della modernità che sta fuori e sopra gli altri non insieme con gli altri convivendo nella stessa Casa Comune.

La scoperta e l’esperienza vissuta di questa fratellanza cosmica ci aiuterà a uscire dalla crisi attuale, ci renderà l’innocenza perduta e ci farà venire la nostalgia del paradiso terrestre, i cui segni possiamo anticipare.

*Leonardo Boff è columnist del JB on liner e ha scritto San Francesco:un nuovo umanesimo,Cittadella 2002.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

A la cultura de la violencia oponemos la cultura de la paz

21/03/2017

Mi sentimiento del mundo me dice que vivimos dentro de una violencia mundial sistémica. Seria largo enumerar todos los tipos de violencia. Pero está tan globalizada que el obispo de Roma, el papa Francisco, ha afirmado tres veces que estamos ya dentro de la tercera guerra mundial. No es imposible que la nueva guerra-fría entre Estados Unidos, Rusia y China acabe provocando un conflicto nuclear.

Si sucede esta tragedia será el fin del sistema-vida y de la especie humana. Este estado de permanente beligerancia se deriva de la lógica del paradigma civilizatorio que se ha ido formando lentamente durante siglos hasta llegar a su paroxismo en nuestros días: la ilusión de que el ser humano es un “pequeño dios” que se sitúa sobre las cosas para dominarlas y acumular beneficios, a costa de la naturaleza y de naciones enteras. Hemos perdido la noción de pertenecer a la Tierra y de que somos parte de la naturaleza. Esa conciencia nos llevaría a confraternizar con todos los seres de este bello planeta.

Es urgente una nueva relación con la Tierra y con la naturaleza, compuesta de sinergia, respeto, convivencia, cuidado y sentido de responsabilidad colectiva.

Esta relación convivial ha estado siempre viva en todas las culturas de Occidente y de Oriente, especialmente en nuestros pueblos originarios que muestran hacia la Tierra un profundo respeto.

En nuestra cultura tenemos la figura paradigmática de San Francisco de Asís, actualizada hoy por el obispo de Roma, Francisco, en su encíclica Laudato Si: cuidando de la Casa Común. Proclama al poverello de Asís «santo patrón de todos los que estudian y trabajan en el campo de la ecología… pues para él toda criatura era una hermana, unida a él por lazos de cariño. Por eso se sentía llamado a cuidar de todo lo que existe» (n.10 y 11). Con cierto humor recuerda «que san Francisco pedía que en el convento se dejase siempre una parte del huerto para las hierbas silvestres» (n.12), pues ellas a su modo también alaban a Dios.

Esta actitud de ternura lo llevaba a recoger las babosas de los caminos para que no fueran pisadas. Para san Francisco todos los seres son animados y personalizados. Por intuición espiritual descubrió lo que sabemos actualmente por vía científica (Crick y Dawson que descifraron el DNA): que todos los vivientes somos parientes, primos, hermanos y hermanas, porque tenemos el mismo código genético de base. Por eso trataba a todos como hermanos y hermanas: al sol, a la luna, al lobo de Gubbio y hasta a la muerte.

Esta visión supera la cultura de la violencia e inaugura la cultura del cuidado y de la paz. San Francisco realizó plenamente la espléndida definición que la Carta de la Tierra encontró para la paz: «es la plenitud creada por relaciones correctas consigo mismo, con las otras personas, otras culturas, otras vidas, con la Tierra y con el Todo mayor del cual somos parte» (n.16).

El Papa Francisco parece haber realizado las condiciones para la paz que predica por todas partes y que personalmente irradia. Él expresó emotivamente un pensamiento que vuelve una y otra vez en la encíclica: «todo está relacionado, y todos nosotros, seres humanos, caminamos juntos como hermanos y hermanas en una peregrinación maravillosa, entrelazados por el amor que Dios tiene a cada una de sus criaturas y que nos une también con tierno afecto al hermano Sol, a la hermana Luna, al Hermano rio y a la Madre Tierra» (n. 92).

En otro lugar aparece la siguiente formulación, ahora crítica: «Es preciso fortalecer la conciencia de que somos una única familia humana. No hay fronteras ni barreras políticas o sociales que nos permitan aislarnos, por eso mismo, tampoco hay espacio para la globalización de la indiferencia» (n.52).

De esta actitud de total apertura, que a todos abraza y a nadie excluye, nace una imperturbable paz, sin miedo y sin amenazas, paz de quien se siente siempre en casa con sus padres, hermanos, hermanas, y con todas las criaturas.

En lugar de la violencia coloca los fundamentos de la cultura de la paz: el amor, la capacidad de soportar las contradicciones, el perdón, la misericordia y la reconciliación más allá de cualquier presuposición o exigencia previa.

Al abordar el tema de la paz en su encíclica, el obispo de Roma, Francisco, repite lo que Gandhi y otros maestros han dicho antes: «la paz no es ausencia de guerra. La paz interior de las personas tiene mucho que ver con el cuidado, con la ecología y con el bien común, porque cuando es auténticamente vivida, se refleja en un equilibrado estilo de vida, aliado con la capacidad de admiración que lleva a la profundidad de la vida; la naturaleza está llena de palabras de amor» (n.225). En otro momento afirma: «la gratuidad nos lleva a amar y a aceptar el viento, el Sol y las nubes, aunque no se sometan a nuestro control; así podemos hablar de una fraternidad universal» (n.228).

Con esta visión suya de paz y de gratuidad él representa otro modo de ser-y-de-estar-en-el-mundo-con-los-otros, una alternativa al modo de ser de la modernidad que es estar fuera y encima de la naturaleza y de los otros y no junto con ellos, conviviendo en la misma Casa Común.

El descubrimiento y la vivencia de esta hermandad cósmica nos ayudará a salir de la crisis actual, nos devolverá la inocencia perdida y hará que añoremos el paraíso terrenal cuyas señales podemos anticipar.

*Leonardo Boff es articulista del JB online y ha escrito: Francisco de Asís y Francisco de Roma: una nueva primavera en la Iglesia, Mar de Ideias, Rio 2015.

Traducción de Mª José Gavito Milano

UN’ ETICA PER LA MADRE TERRA, NUESTRA CASA COMUNE

14/03/2017

E’ un fatto scientificamente riconosciuto oggi che i cambiamenti climatici, la cui espressione maggiore avviene a causa del riscaldamento globale, è di natura antropogenica, in un grado di certezza del 95 %. Cioè, ha la sua genesi in un tipo di comportamento umano violento verso la natura.

Questo comportamento non sta in sintonia con i cicli e i ritmi della natura, ai quali l’essere umano non solo non si adatta, anzi costringe la natura ad adattarsi a lui e ai suoi interessi. Il maggiore di questi da molti secoli consiste nell’accumulo di ricchezza e di benefici per la vita umana, a partire dallo sfruttamento sistematico di beni e servizi naturali e di molti popoli specialmente degli indigeni.

I paesi che egemonizzano questo processo non hanno prestato la dovuta importanza ai limiti del sistema-Terra. Continuano a sottomettere la natura e la Terra a una vera guerra sapendo che saranno vinti.

Il modo con cui la Madre Terra dimostra la pressione sui suoi limiti non superabili avviene attraverso eventi estremi (secche prolungate da un lato e piene devastanti dall’altro, tempeste di neve senza precedenti da una parte e ondate di calore insopportabile dall’altro).

Davanti a tali eventi la Terra è diventata un’ evidente oggetto di preoccupazione dell’uomo.

Le molte COPs (conferenze delle parti) organizzate dall’ONU mai sono arrivate a un accordo. Soltanto la COP21 di Parigi realizzata dal 30 novembre al 13 dicembre del 2015 siamo arrivati per la prima volta, a un consenso minimo accettato da tutti: evitare che il riscaldamento superi i 2 gradi Celsius. Purtroppo questa decisione non è vincolante. Ognuno può seguirla, ma non esiste nessun obbligo, come ha dimostrato il Congresso Nord-Americano che ha vietato le misure ecologiche del Presidente Obama. Adesso il Presidente Donald Trump le rinnega a chiare lettere come qualcosa senza senso e fuorviante.

Sta diventando sempre più chiaro che la questione è più etica che scientifica. Vale a dire, la qualità delle nostre relazioni verso la natura e verso la Casa Comune erano e sono inadeguate, anzi sono dannose.

Citando il Papa Francesco, nella sua ispiratrice enciclica Laudato Si: sulla cura della casa comune (2015): “Mai abbiamo maltrattato e ferito la nostra Casa Comune come negli ultimi due secoli… queste situazioni provocano i gemiti della Sorella Terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che richiede da noi un cambiamento di rotta” (n.53).

Abbiamo bisogno urgente di un’etica rigeneratrice della Terra. Questa deve restituirle la vitalità ferita, affinché possa continuare a regalarci tutto come aveva sempre fatto. Sarà un’etica della cura, del rispetto dei suoi ritmi e della responsabilità collettiva.

Ma non è sufficiente un’etica della Terra. Abbiamo bisogno di farla accompagnare da una spiritualità. Essa allunga le sue radici nella ragione cordiale e sensibile. Di là ci viene la passione per la cura e un impegno serio di amore, di responsabilità e di compassione per la Casa Comune, come del resto viene espresso chiaramente verso la fine dell’enciclica del vescovo di Roma, Francesco.

Il noto e sempre valido Antoine de Saint-Exupéry, in un testo postumo, scritto ne 1943, Lettera al generale X, afferma con grande enfasi: “C’è un solo problema, uno solo, e nessun altro all’infuori di questo: riscoprire che c’è una vita dello spirito che è ancora più alta della vita dell’intelligenza, l’unica che può soddisfare l’essere umano” (Macondo Libri 2015, p.31).

In un altro testo scritto nel 1936, quando era corrispondente del “Paris Soir”, durante la guerra di Spagna porta come titolo “E’ necessario dare un senso alla vita”. Lì riprende il tema della vita dello spirito. Afferma: “L’essere umano non si realizza se non con altri esseri umani, nell’amore e nell’amicizia; tuttavia gli esseri umani non si uniscono soltanto avvicinandosi gli uni agli altri, ma sciogliendosi nella divinità stessa. In un mondo fatto deserto abbiamo sete di trovare compagni con cui con-dividere pane” (Macondo Libri p. 20). Alla fine della Lettera al generale X, conclude: “Come abbiamo bisogno di un Dio” (op. cit. p. 36).

Effettivamente solo la vita dello spirito conferisce pienezza all’essere umano. Essa rappresenta un magnifico sinonimo per la spiritualità, non raramente identificata o confusa con la religiosità. La vita dello spirito è più ancora, è un dato originario e antropologico come l’intelligenza e la volontà, qualcosa che appartiene alla nostra profondità essenziale.

Sappiamo curare la vita del corpo, oggi è una vera cultura con tante palestre e scuole. I psicanalisti di varie tendenze ci aiutano a curare la vita della psiche, per aiutarci a vivere in un relativo equilibrio, senza nevrosi e depressioni.

Ma praticamente nella nostra cultura abbiamo dimenticato di coltivare la vita dello spirito che è la nostra dimensione radicale, dove si registrano le grandi domande, si annidano i sogni più spinti e si elaborano le utopie più generose. La vita dello spirito si alimenta di beni non tangibili come è l’amore, come sono l’amicizia, la convivenza fraterna con gli altri, la compassione, la cura e l’apertura all’infinito. Senza la vita dello spirito divaghiamo senza meta, senza un senso che ci orienti e che renda la vita appetibile e piacevole.

Un’etica della Terra non si mantiene da sola a lungo, senza questo supplément d’ame che è la vita dello spirito. Questo ci fa sentire che noi siamo parte della Madre Terra che dobbiamo amare e curare.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Una ética para la Madre Tierra

14/03/2017

Hoy es un hecho científicamente reconocido que los cambios climáticos, cuya expresión mayor es el calentamiento global son de naturaleza antropogénica, con un grado de seguridad del 95%. Es decir, tienen su génesis en un tipo de comportamiento humano violento con la naturaleza.

Este comportamiento no está en sintonía con los ciclos y ritmos de la naturaleza. El ser humano no se adapta a la naturaleza sino que la obliga a adaptarse a él y a sus intereses. El mayor interés, dominante desde hace siglos, se concentra en la acumulación de riqueza y de beneficios para la vida humana a partir de la explotación sistemática de los bienes y servicios naturales y de muchos pueblos, especialmente, de los indígenas.

Los países que hegemonizan este proceso no han dado la debida importancia a los límites del sistema-Tierra. Continúan sometiendo a la naturaleza y la Tierra a una verdadera guerra, sabiendo que serán vencidos.

La forma como la Madre Tierra demuestra la presión sobre sus límites intraspasables es mediante los eventos extremos (prolongadas sequías por un lado y crecidas devastadoras por otro; nevadas sin precedentes por una parte y oleadas de calor insoportables por otra).

Ante tales eventos, la Tierra ha pasado a ser el claro objeto de la preocupación humana. Las numerosas COPs (Conferencia de las Partes), organizadas por la ONU nunca llegaban a una convergencia. Solamente en la COP21 de París, realizada del 30 de noviembre al 13 de diciembre de 2015 se llegó por primera vez a un consenso mínimo, asumido por todos: evitar que el calentamiento supere los 2 grados Celsius. Lamentablemente esta decisión no es vinculante. Quien quiera puede seguirla, pero no existe obligatoriedad, como lo mostró el Congreso norteamericano que vetó las medidas ecológicas del presidente Obama. Ahora le presidente Donald Trump las niega rotundamente como algo sin sentido y engañoso.

Va quedando cada vez más claro que la cuestión es antes ética que científica. Es decir, la calidad de nuestras relaciones con la naturaleza y con nuestra Casa Común no eran ni son adecuadas, antes, agresivas y bien son destructivas.

Citando al Papa Francisco en su inspiradora encíclica Laudato Si: sobre el cuidado de la Casa Común (2015): «Nunca hemos maltratado y lastimado nuestra casa común como en los últimos dos siglos… estas situaciones provocan el gemido de la hermana Tierra, que se une al gemido de los abandonados del mundo, con un clamor que nos reclama otro rumbo» (n.53).

Necesitamos, urgentemente, una ética regeneradora de la Tierra, que le devuelva la vitalidad vulnerada a fin de que pueda continuar regalándonos todo lo que siempre nos ha regalado. Será una ética del cuidado, de respeto a sus ritmos y de responsabilidad colectiva.

Pero no basta una ética de la Tierra. Es necesario acompañarla de una espiritualidad. Esta hunde sus raíces en la razón cordial y sensible. Todas las religiones y caminos espirituales tienen su origen de esta espiritualidad. De ahí nos viene la pasión por el cuidado y un compromiso serio de amor, de responsabilidad y de compasión con la Casa Común, como por otra parte viene expresado al final de la encíclica del obispo de Roma, Francisco.

El conocido y siempre apreciado Antoine de Saint-Exupéry, en un texto póstumo escrito en 1943, Carta al General “X” afirma con gran énfasis: «No hay sino un problema, solo uno: redescubrir que hay una vida del espíritu que es todavía más alta que la vida de la inteligencia, la única que puede satisfacer al ser humano» (Macondo Libri 2015, p. 31).

En otro texto, escrito en 1936 cuando era corresponsal de Paris Soir durante la guerra de España, que lleva como título “Es preciso dar un sentido a la vida”, retoma la vida del espíritu. En él afirma: «el ser humano no se realiza sino junto con otros seres humanos en el amor y en la amistad. Sin embargo los seres humanos no se unen solo aproximándose unos a otros, sino fundiéndose en la misma divinidad. En un mundo hecho desierto, tenemos sed de encontrar compañeros con los cuales con-dividimos el pan» (Macondo Libri p.20). Al final de la Carta al General “X” concluye: «Cómo tenemos necesidad de un Dios» (op.cit. p.36).

Efectivamente, sólo la vida del espíritu da plenitud al ser humano. Ella es un bello sinónimo para espiritualidad, frecuentemente identificada o confundida con religiosidad. La vida del espíritu es más, es un dato originario y antropológico como la inteligencia y la voluntad, algo que pertenece a nuestra profundidad esencial.

Sabemos cuidar la vida del cuerpo, hoy una verdadera cultura con tantas academias de gimnasia. Los psicoanalistas de varias tendencias nos ayudan a cuidar de la vida de la psique, para llevar una vida con relativo equilibrio, sin neurosis ni depresiones.

Pero en nuestra cultura prácticamente olvidamos cultivar la vida del espíritu que es nuestra dimensión radical, donde se albergan las grandes preguntas, anidan los sueños más osados y se elaboran las utopías más generosas. La vida del espíritu se alimenta de bienes no tangibles como es el amor, la amistad, la convivencia amigable con los otros, la compasión, el cuidado y la apertura al infinito. Sin la vida del espíritu divagamos por ahí sin un sentido que nos oriente y que hace la vida apetecida y agradecida.

Una ética de la Tierra no se sustenta ella sola por mucho tiempo sin ese supplément d’ame que es la vida del espíritu. Ella hace que nos sintamos parte de la Madre Tierra a quien debemos amar y cuidar.

*Leonardo Boff es articulista del JB online y autor de Ética y Espiritualidad: cómo cuidar de la Casa Común, Vozes 2017.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Uma ética da Mãe Terra, nossa Casa Comum

12/03/2017

É um fato cientificamente reconhecido hoje que as mudanças climáticas, cuja expressão maior se dá pelo aquecimento global é, num grau de certeza de 95%, de natureza antropogênica, Quer dizer, possui sua gênese num tipo de comportamento humano violento face à natureza.

Este comportamento não está de sintonia com os ciclos e ritmos da natureza. O ser humano não se adapta à natureza mas a coage a se adaptar a ele e a seus interesses. O interesse maior que domina já há séculos se concentra na exploração desapiedada dos bens e serviços naturais em vista da acumulação ilimitada. Junto a isso segue a dominação de outros povos, o colonialismo e o imperialismo.

A forma como a Mãe Terra demonstra a pressão sobre seus limites intransponíveis é pelos eventos extremos (prolongadas estiagens de um lado e enchentes devastadoras de outro, nevascas sem precedentes por uma parte e ondas de calor insuportáveis por outra parte).

Face a tais eventos, a Terra se tornou o claro objeto da preocupação humana. As muitas COPs (Conferência das Partes), organizadas pela ONU acerca do aquecimento global, nunca chegavam a uma convergência. Somente na COP21 de Paris, realizada de 30 de novembro a 13 de dezembro de 2015 se chegou, pela primeira vez, a um consenso mínimo, assumido por todos: evitar que o aquecimento chegue aos 2 graus Celsius. Lamentavelmente essa decisão não é vinculante. Quem quiser pode segui-la mas não existe nenhuma obrigatoriedade nem penas, como o mostrou o Congresso norte-americano que vetou as medidas ecológicas do Presidente Obama. Agora o Presidente Donald Trump as nega rotundamente como algo sem sentido e enganoso. Esse negacionismo da maior potência do mundo é ameaçador para todos e para a Terra.

Está ficando cada vez mais claro que a questão é antes ética do que científica. Vale dizer, a qualidade de nossas relações para com a natureza e para com a Casa Comum não eram e não são adequadas, antes, são destrutivas.

Citando o Papa Francisco em sua inspiradora encíclica Laudato Si: sobre o cuidado da Casa Comum” (2015): “Nunca maltratamos e ferimos a nossa Casa Comum como nos últimos dois séculos… Essas situações provocam os gemidos da irmã Terra, que se unem aos gemidos dos abandonados do mundo, com um lamento que reclama de nós outro rumo”(n.53).

Precisamos, urgentemente, de uma ética regeneradora da Terra. Esta deve devolver-lhe a vitalidade vulnerada a fim de que possa continuar a nos presentear com tudo o que sempre nos galardoou. Será uma ética do cuidado, do respeito a seus ritmos, da compaixão e da responsabilidade coletiva.

Mas não é suficiente uma ética da Terra. Precisamos fazê-la acompanhar por uma espiritualidade. Ela lança suas raízes na razão cordial e sensível. De lá nos vem a paixão pelo cuidado e um compromisso sério de amor, de responsabilidade e de cuidado para com a Casa Comum. Bem o expressou no final da encíclica do bispo de Roma, Francisco, ao enfatizar “uma paixão pelo cuidado do mundo, uma mística que nos anima com uma moção interior   que impele, motiva e encoraja e dá sentido à ação pessoal e comunitária”(n.216).

O conhecido e sempre apreciado Antoine de Saint-Exupéry, num texto póstumo, escrito em 1943, Carta ao General “X” afirma com grande ênfase: ”Não há senão um problema, somente um: redescobrir que há uma vida do espírito que é ainda mais alta que a vida da inteligência, a única que pode satisfazer o ser humano”(Macondo Libri 2015, p. 31).

Num outro texto, escrito em 1936, quando era correspondente do “Paris Soir”, durante a guerra da Espanha, leva como título “É preciso dar um sentido à vida”. Aí retoma o tema da vida do espírito. Aí afirma:”o ser humano não se realiza senão junto com outros seres humanos, no amor e na amizade; no entanto, os seres humanos não se unem apenas se aproximando uns dos outros, mas se fundindo na mesma divindade. Num mundo feito deserto, temos sede de encontrar companheiros com os quais con-dividimos o pão”(Macondo Libri p.20). No final da “Carta do General “X” conclui: “Como temos necessidade de um Deus”(op.cit. p.36).

Efetivamente, só a vida do espírito confere plenitude ao ser humano. Ela representa um belo sinônimo para espiritualidade, não raro identificada ou confundida com religiosidade. A vida do espírito é mais, é um dado originário de nossa dimensão profunda, um dado antropológico como a inteligência e a vontade, algo que pertence à nossa essência. Ela está na base do nascimento de todas as religiões e caminhos espirituais.

Sabemos cuidar da vida do corpo, hoje uma verdadeira cultura com tantas academias de ginástica. Os psicanalistas de várias tendências nos ajudam a cuidar da vida da psiqué, para levarmos uma vida com relativo equilíbrio, sem neuroses e depressões.

Mas na nossa cultura, praticamente, esquecemos de cultivar a vida do espírito que é nossa dimensão radical, onde se albergam as grandes perguntas, se aninham os sonhos mais ousados e se elaboram as utopias mais generosas. A vida do espírito se alimenta de bens não tangíveis como é o amor, a amizade, a convivência amiga com os outros, a compaixão, o cuidado e a abertura ao infinito. Sem a vida do espírito divagamos por aí, sem um sentido que nos oriente e que torna a vida apetecida e agradecida.

Uma ética da Terra não se sustenta sozinha por muito tempo sem esse supplément d’ame que é a vida do espírito. Ele nos faz sentir parte da Mãe Terra a quem devemos amar e cuidar.

Leeonardo Boff é articulista do JB online e autor de Ética e Espiritualidade: como cuidar da Casa Comum, Vozes 2017.

 

Does extraterrestrial life exist?

12/03/2017

NASA scientists have discovered a Trappist-1 star, 39 light years from the Earth, with seven rocky planets, three of which have possibilities of water and consequently of life. This discovery has raised again the question of the eventuality of extraterrestrial life.

Let us reflect on the theme, based on notable names in this area.

The Earth sciences and the knowledge coming from the new cosmology have accustomed us to putting all these questions in the framework of the great cosmic evolution. Everything is in a process of genesis, a condition for life to emerge.

Life is considered the most complex and mysterious reality of the universe. The fact is that near 3.8 billion years ago, in an ocean or primordial marsh, under the action of unimaginable tempests of rays and cosmic elements from the Sun, interacting with the geochemistry of the Earth, took to the extreme the complexity of inanimate forms. Suddenly the barrier was surpassed: about 20 amino acids and four phosphate basis were created. Like a great lightning bolt striking the sea or marsh the first living being emerged.

As a qualitative jump in our bent space-time, in a corner of our median galaxy, in a secondary sun, in a planet of quantité négligeable, of medium size, in the Earth, the great novelty emerged: life. The Earth went though 15 massive great extinctions but, as if it were a plague, life was never extinguished.

Let us quickly review the internal logic that permitted life to emerge. The matter and energy of the universe, as they continue their process of expansion, tend to become ever more complex. Each system is in a set of interactions, a dance of inter-exchange of matter and energy, in a permanent dialogue with their environment and always retaining information.

Biologists and biochemists, such as Ilya Prigogine (1977 chemistry Nobel laureate), affirm that there is a continuity between living and inert beings. We need not appeal to a transcendental or external principle to explain the appearance of life, as religions and classic cosmology often do. It is sufficient that the universal principle, including of life, (called the cosmogenetic principle), of complexity, of self-organizing and self-creation, would have been present in embryonic form in that smallest little point that had emerged from the Basic Energy, and later exploded. One of the best present day physicists, Amit Goswami, maintains the thesis that the universe is mathematically inconsistent without the existence of a supreme ordering principle, God. This is why, to him, the universe is self-conscious. (The self aware universe, 1998).

The Earth is not alone in having the privilege of life. According to Christian de Duve, biology 1974 Nobel laureate: «There are as many living planets in the universe as there are planets capable of generating and of sustaining life. A conservative estimate puts their number into the billions. Billions of biospheres ply the space with billions of planets channeling matter and energy in the creative processes of evolution. In any direction of space that we may look there is life (…). The universe is not an inert cosmos of physics, with a pinch of life as a precaution. The universe is life with the necessary structures surrounding it» (Vital Dust: Life as a Cosmic Imperative, 1996. Polvo vital: La vida como imperativo cósmico, Río de Janeiro, 1997, 383).

It is to astronomy’s credit that it has identified, in the millimeter fringe, a group of molecules in which can be found everything that is essential to start the process of biological synthesis. (Longair, M., The origins of our universe, Río de Janeiro, 1994, 65-66). Amino acids have been found in meteorites. These certainly are the eventual carriers of the archeo-bacteria of life. Probably there were several beginnings of life, many of them frustrated, until life was definitively established.

It is presumed that the most diverse forms of life come from only one original bacterium(Wilson, O. E., The diversity of life, 1994). With the mammals emerged a new quality of life: emotional sensibility and caring. Among the mammals, about some 70 million years ago, the primates stood out; then, some 35 million years ago, the superior primates, our genealogical grandparents, and some 17 million years ago, our predecessors, the hominids. About 8-10 million years ago the human being, the australopithecine, emerged in Africa. Finally, around 100 thousand years ago, there appeared the Homo sapiens-sapiens/demens-demens, of whom we are immediate inheritors (Hubert Reeves and others, The most beautiful story in the world, 1998).

Life is not the fruit of chance (contrary to Jacques Monod, Chance and necessity, 1979). Biochemists and molecular biologists have shown (thanks to random number generating computers), the mathematical impossibility of simple and pure chance. For the amino acids and the two thousand underlying encimas to come close enough together to form a living cell would take billions and billions of years, much more than the 13.7 billion year actual age of the universe.

The so-called chance is expression of our ignorance. We estimate that ascending evolution will produce more and more life, even extraterrestrial.

Leonardo BoffT heologian-Philosopher, of the Earthcharter Commission

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

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