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Aspetti poco conosciuti di Fidel Castro

07/12/2016

Ogni cosa, come ogni persona, ha molte facce. Come ho già detto una volta, ogni punto di vista è diverso. Ognuno di noi occupa un posto su questo pianeta e nella società in cui vive. E da quel posto si vede la realtà che questo permette di vedere. Quindi non possiamo assolutizzare nessun punto di vista come se fosse l’unico. Da questo nascono fondamentalismi e discriminazioni.

Questo modo di pensare si applica ai molti pareri che si sentono oggi sulla personalità di Fidel Castro. Ma nessuno di essi è in grado di esaurire tutti i diversi modi di vedere.

C’è un altro elemento da considerare. Ogni essere umano ha le sue zone di luce e di ombra. Oppure, detto come dice la nuova antropologia: ogni essere umano è allo stesso tempo sapiens e demens. Cioè, ogni essere umano è portatore di intelligenza e di un senso della vita. È la parte sapiens. E allo stesso tempo mostra deviazioni e contraddizioni. È il momento demens. Entrambi si presentano sempre insieme. Questo non è un difetto della nostra costituzione. Si tratta di un dato obiettivo della nostra realtà umana che deve essere sempre preso in considerazione. Si applica anche quando giudichiamo la complessa figura di Fidel Castro: le sue luci e le sue ombre.

Voglio fare riferimento ad alcuni aspetti che mi hanno permesso una visione particolare di Fidel Castro. Il primo punto è la negazione di TINA (There Is No Alternative = non c’è alternativa). Il sistema capitalistico predominante dice che “non c’è alternativa ad esso.” Questo rappresenta il punto più elevato delle società umane. Fidel Castro ha dimostrato che il socialismo può essere una alternativa diversa dal capitalismo, ora in crisi radicale di auto-riproduzione. La furia degli Stati Uniti contro Cuba e Fidel per distruggere il socialismo cubano c’è stata per dimostrare che non ci può essere un’altra alternativa. Giusto o sbagliato, con i difetti che conosciamo, il socialismo si presenta come un altro modo di organizzare la società.

Un secondo punto forte di Fidel è stato il suo interesse per la teologia della liberazione. Egli ha confessato che, se a suo tempo fosse esistita la Teologia della Liberazione (iniziata a partire dal 1970), lui avrebbe preso come riferimento questa lettura per costruire la società cubana. Sotto la pressione della guerra fredda è stato costretto a schierarsi dalla parte dell’URSS, e da qui deriva l’assunzione del marxismo a Cuba. Leggeva i nostri libri più importanti, di Gustavo Gutiérrez, di Frei Betto, del mio fratello frate Clodovis e miei. Questi libri erano stati tutti segnati da lui con matite di vari colori. E accanto una lista di domande ed espressioni sulle quali voleva chiarimenti.

Un altro punto importante è stato l’invito rivoltomi durante il periodo di “silenzio ossequioso”, che mi fu imposto nel 1984 dall’ex Sant’Uffizio. Mi invitò a trascorrere 15 giorni con lui sull’isola per approfondire i temi della religione, dell’America Latina e del mondo. Era amico del Nunzio Apostolico. Appena arrivato lo chiamò e davanti a me gli disse: “Boff è qui con me. Io stesso farò in modo che osservi il “silenzio ossequioso”. Parlerà solo con me”. In effetti abbiamo visitato insieme l’intera isola, avendo colloqui che andavano avanti fino a tarda notte. Avevo scritto quasi tutto questo in tre grossi quaderni perché volevo trasformare il materiale in un libro. Pochi giorni dopo il mio ritorno da Cuba, avevo lasciato i tre quaderni nel bagagliaio dell’auto per parlare brevemente con il cardinale dom Aloisio Lorscheider, ospite da un amico a Copacabana, non più di 15 minuti. Quando ritornai, vidi che il bagagliaio era stato forzato, non avevano preso niente, solo i tre quaderni. Il mio sospetto è che agenzie di sicurezza nazionali o straniere avevano portato via il materiale.

Un altro fatto dimostra la dimensione di tenerezza di Fidel Castro, qualcosa che molti testimoniano. Ho una nipote con un tipo di artrite che nessun medico era in grado di curare. Ne parlai con Fidel per capire se questa malattia potesse essere trattata a Cuba. Mi chiese tutti i referti medici che aveva. Lui stesso si incaricò di parlare con i medici cubani. Effettivamente non c’era alcuna cura possibile. Ogni volta che mi incontrava, la prima cosa che chiedeva era: “Come va Lola, sua nipote?” Questa memoria affettuosa e tenera non è comune nei capi di stato. Generalmente dove domina il potere non prevale l’amore né fiorisce la tenerezza. Fidel era diverso. Si rallegrò enormemente quando gli dissi che un medico brasiliano aveva scoperto un vaccino il cui effetto collaterale era quello di curare questo tipo di reumatismo.

Sono piccoli gesti che dimostrano che il potere non ha necessariamente bisogno di oscurare questa dimensione profonda che è la tenerezza e la preoccupazione per la sorte di un’altra persona.

L’eredità della sua persona carismatica rimarrà come un punto di riferimento per coloro che si rifiutano a riprodurre la cultura del capitale con le ingiustizie che lo accompagnano, di ordine sociale ed ecologico.

*Leonardo Boff è articolista del JB on-line e scrittore.

Traduzione di S.Toppi e M.Gavito

“La Imitación de Cristo”: el libro más leído después de la Biblia

07/12/2016

Al completar más de 50 años de labor teológica, me puse un desafío: retraducir la “Imitación de Cristo” del latín medieval, retocando el estilo en el sentido de superar el tradicional dualismo de la visión clásica y añadiéndole al final una parte escrita dentro de la moderna cosmología que procura articular e incluir todas las dimensiones, más adecuada al espíritu contemporáneo. Fue una tarea minuciosa que me costó dos años de trabajo. Sería mi canto de cisne de la teología más sistemática, mi “nunc dimittis, Domine” bíblico (“ahora, Señor, puedo partir”).
Su autor es el venerable Tomás de Kempis (1380-1471) nacido en Alemania. Fue durante toda la vida maestro espiritual de jóvenes religiosos de los Canónigos de San Agustín. Produjo una obra de profunda espiritualidad que ha alimentado a la cristiandad hasta el día de hoy, siempre leída, meditada y citada siempre por nombres notables como Freud, Jung y Heidegger.
Hay más de mil ediciones de la “Imitación de Cristo” repartidas por el mundo y en el British Museum se coleccionan más de mil ejemplares.
El libro se compone de cuatro partes a las cuales me atreví a añadir una quinta, usando el mismo estilo del autor. Le di como título “El seguimiento de Jesús por los caminos de la vida”. El seguimiento completa la imitación, de forma que por la imitación se busca alcanzar el Monte Tabor del alma y por el seguimiento, la llanura y el valle donde luchan y laboran los seres humanos.
Tomás de Kempis tenía una mente libre. Incluso dentro del espíritu de la tendencia espiritual más difundida de la época, llamada “Devotio Moderna”, no se dejó influenciar por ninguna escuela teológica o tendencia mística. Por el contrario, muestra cierta distancia y también una sospecha velada sobre todo saber teológico y teórico y sobre revelaciones particulares. Lo que cuenta para él es la experiencia del encuentro con Cristo, con su cruz, con su obediencia al Padre, con su humildad, con su misericordia, con el amor incondicional y con su pasión y cruz valerosamente soportadas. El tema del despojamiento de sí mismo y de todos los apegos del ego adquiere relevancia especial hasta el punto de haber despertado la atención de los más agudos analistas de la condición humana.
¿En qué reside la singularidad de la Imitación de Cristo? El camino de la “Imitación de Cristo” se centra en el Cristo de la fe y sus virtudes: su humildad, su amor a los pobres y pecadores, su compasión con los enfermos y discriminados, su actitud ante la condición humana que él compartió con nosotros. La Epístola a los Hebreos dice claramente que él “pasó por las mismas pruebas que nosotros” (4,15), estaba “rodeado de flaqueza”(5,2) y “aprendió la obediencia por medio del sufrimiento”(5,8).
San Pablo va más lejos al invitarnos a “tener los mismos sentimientos que Cristo Jesús tuvo: no se aprovechó del hecho de ser Dios, sino que por solidaridad con nosotros asumió la condición de siervo, presentándose como un simple hombre y se humilló hasta aceptar la muerte de cruz” (cf. Flp 2, 5-8), castigo infame para la época. No se “avergonzó de llamarnos hermanos y hermanas” (Hbr 2,11) y en el juicio final se refiere a los pobres y marginados llamándolos “mis hermanos y hermanas más pequeños” (Mt 25,40).
Estas son las actitudes que propone el autor a sus oyentes para alcanzar un alto nivel de vida espiritual. Cristo habla a la subjetividad de la persona en busca de un camino espiritual y la lleva a descubrir todos los meandros de la malicia humana pero también toda la grandeza de la posibilidad de conquistar un alto nivel de vida interior.
Tomás de Kempis, mejor que cualquier psicoanalista entiende los meandros más secretos del alma humana, las solicitaciones del deseo, las angustias que produce, pero también indica caminos de cómo enfrentarlas confiados siempre en la gracia de Dios, en la misericordia de Jesús y en el completo despojamiento de sí mismo. Procura consolar al fiel imitador con el ejemplo de Cristo, le muestra la alegría inaudita de la intimidad con Él y, por fin, la grandeza de la recompensa eterna que le está preparada en la eternidad.
El libro ofrece una espiritualidad cristalina como el agua de la fuente detrás de casa. Orienta y alimenta todavía en nuestros días la búsqueda humana de un encuentro con el Misterio de todas las cosas: el Dios interior y exterior que llena todo.

Leonardo Boff publicó en la Editora Vozes de Petrópolis, 2016, La Imitación de Cristo y El Seguimiento de Jesús a salir por Trotta.

Traducción de María José Gavito Milano

“A Imitação de Cristo”: depois da Bíblia o livro mais lido

04/12/2016

Ao completar mais de 50 anos de labor teológico, pus-me um desafio: retraduzir a “Imitação de Cristo” do latim medieval, arredondar o estilo no sentido de superar o tradicional dualismo da visão clássica e por fim, acrescentar-lhe mais uma parte escrita dentro da moderna cosmologia que procura articular e incluir todas as dimensões, mais adequada ao espírito contemporâneo. Foi uma diligência minuciosa que me custou dois anos de trabalho. Seria o meu canto de cisne da teologia mais sistemática., o meu “nunc dimitis, Domine” bíblico (“agora posso partir, Senhor”).

O autor é o venerável Tomás de Kempis (1380-1471) nascido na Alemanha. Foi durante toda vida mestre espiritual de jovens religiosos dos Cônegos de Santo Agostinho. Produziu uma obra de profunda espiritualidade que alimentou a cristandade até os dias de hoje, sempre lida, meditada e citada por nomes notáveis como Freud, Jung e Heidegger.

Há mais de mil edições da “Imitação de Cristo”,  espalhadas pelo mundo afora, sendo que no British Museum se colecionam mais de mil.

O livro é composto de quatro partes às quais eu ousei acrescentar uma quinta, usando o mesmo estilo do autor. Dei-lhe como título “O seguimento de Jesus pelos caminhos da vida”. O seguimento completa a imitação, de forma que pela imitação se procura alcançar o monte Tabor da alma e pelo seguimento, a planície e o vale onde lutam e labutam os seres humanos.

Tomás de Kempis possuía uma mente livre. Mesmo dentro do espírito da  tendência espiritual mais difundida da época, a assim chamada “Devotio Moderna não se deixou influenciar por nenhuma escola teológica ou tendência mística. Ao contrário, mostra certa distância e também uma velada suspeita de todo saber teológico e teórico e de revelações particulares. O que para ele conta, é a experiência  do encontro com Cristo, com sua cruz, com sua obediência ao Pai, com sua humildade, com sua misericórdia, com o amor incondicional e com sua paixão e cruz corajosamente suportadas. O tema do despojamento de si mesmo e de todos os apegos do ego ganham relevância especial a ponto de ter despertado a atenção dos mais argutos analistas da condição humana.

Em que reside a singularidade da Imitação de Cristo? O caminho da “Imitação de Cristo” sublinha o Cristo da fé e suas virtudes: sua humildade, seu amor aos pobres e pecadores, sua compaixão para com os doentes e discriminados, sua atitude face à condição humana que ele compartilhou conosco. A epístola aos Hebreus diz claramente que ele “passou pelas mesmas provações que nós”(4,15), estava “cercado de fraqueza”(5,2) e “aprendeu a obediência por meio do sofrimento”(5,8).

São Paulo vai mais longe ao nos admoestar para “termos os mesmos sentimentos que Cristo Jesus teve: não se prevaleceu do fato de ser Deus, mas por solidariedade a nós assumiu a condição de servo, apresentando-se como um simples homem e humilhou-se até à  aceitação da morte de cruz”(cf. Flp 2,  5-8), castigo infame para a época. Ele não se “envergonhou de chamar-nos irmãos e irmãs”(Hbr 2,11) e no juizo final refere-se aos pobres e penalizados conclamando-os como  “meus irmãos e irmãs menores”(Mt 25,40).

Estas atitudes são propostas pelo autor aos seus ouvintes para se alcançar um alto nível de vida spiritual. O Cristo fala à subjetividade da pessoa em busca de um caminho  spiritual e a leva a descobrir  todos os meandros da malícia humana mas também toda a grandeza das possibilidades de conquistar alto nível de vida interior.

Tomás de Kempis, melhor que qualquer psicanalista, entende os meandros mais escusos da alma humana, as solicitações do desejo, as angústias que produz mas também aponta caminhos de como enfrentá-las sempre confiados na graça de Deus, na misericórdia de Jesus e no completo despojamento de si mesmo.  Procura consolar o fiel imitador com o exemplo de Cristo e mostra-lhe a alegria inaudita da intimidade com Ele e, por fim, a grandeza da recompensa eterna que lhe está preparada na eternidade.

O livro oferece uma espiritualiidade cristalina como a água da fonte atrás da casa. Orienta e alimenta ainda nos dias atuais a busca humana por um encontro com o Mistério de todas as coisas: o Deus interior e exterior que tudo enche.

Leonardo Boff publicou pela Editora Vozes de Petrópolis, 2016, a “Imitação de Cristo” e o “Seguimento de Jesus”.

“Moro e Janot atuam com os Estados Unidos contra o Brasil”:Moniz Bandeira

04/12/2016

Moniz Bandeira: “Moro e Janot atuam com os Estados Unidos contra o Brasil”

Jornal do Brasil Eduardo Miranda  :03/12/2016

Respeitado pela vasta obra em que disseca o poderio dos Estados Unidos a partir do financiamento de guerras e da desestabilização de países, o cientista político brasileiro Luiz Alberto de Vianna Moniz Bandeira afirma, em entrevista ao Jornal do Brasil, que representantes da Lava Jato, como o procurador-geral da República, Rodrigo Janot, e o juiz de primeira instância Sérgio Moro, avançam nos prejuízos provocados ao país e à economia nacional. Segundo o professor, os “vínculos notórios” de Moro e Janot com instituições norte-americanas explicam a situação atual das empresas brasileiras.

“Os prejuízos que causaram e estão a causar à economia brasileira, paralisando a Petrobras, as empresas construtoras nacionais e toda a cadeia produtiva, ultrapassam, em uma escala imensurável, todos os prejuízos da corrupção que eles alegam combater. O que estão a fazer é desestruturar, paralisar e descapitalizar as empresas brasileiras, estatais e privadas, como a Odebrecht, que competem no mercado internacional, América do Sul e África”, argumenta Moniz Bandeira, que está lançando o livro A Desordem Mundial: O Espectro da Total Dominação.

"A delação premiada é similar a um método fascista. Isso faz lembrar a Gestapo ou os processos de Moscou, ao tempo de Stálin, com acusações fabricadas pela GPU (serviço secreto)", critica professor
“A delação premiada é similar a um método fascista. Isso faz lembrar a Gestapo ou os processos de Moscou, ao tempo de Stálin, com acusações fabricadas pela GPU (serviço secreto)”, critica professor

Na entrevista a seguir, o cientista político, que é autor de mais de 20 obras sobre temas como geopolítica internacional, Estados Unidos, Brasil e América Latina, faz críticas severas ao presidente Michel Temer, que, segundo ele, “não governa”, mas segue apenas as coordenadas do ministro da Fazenda, Henrique Meirelles, “representante do sistema financeiro internacional”.

“Seu propósito é jogar o peso da crise sobre os assalariados, para atender à soi-disant, ‘confiança do mercado’, isto é, favorecer os rendimentos do capital financeiro, especulativo, investido no Brasil, e de uma ínfima camada da população – cerca de 46 bilionários e 10.300 multimilionários”, critica Moniz Bandeira.

Confira a entrevista com o cientista político:

Jornal do Brasil – Um livro como Quem pagou a conta?, da historiadora britânica Frances Stonor Saunders, aponta a cultura como estratégia de dominação e força dos Estados Unidos em relação aos seus artistas e intelectuais e em relação a outros países durante a Guerra Fria. Essa dominação ainda se dá da mesma forma? Ela passou por novas configurações?

Moniz Bandeira – Sim, o inglês é a língua franca e os Estados Unidos ainda possuem o maior soft power. É através do controle dos meios de comunicação, das artes e da cultura que influenciam e dominam, virtualmente, quase todos os povos, sobretudo no Ocidente. E os recursos financeiros correm por diversas fontes.

Jornal do Brasil – Como o senhor vê o modo como os EUA elegem seu presidente da República? É um método seguro? A Rússia chegou a anunciar que enviaria fiscais para acompanhar o processo de votação até a apuração do resultado.

Moniz Bandeira – Os grandes bancos e corporações, concentradas em Wall Street, são, geralmente, os grandes eleitores nos Estados. George W. Bush não foi de fato eleito, mas instalado no governo por um golpe do poder judiciário. Agora, porém, a tentativa de colocar na presidência dos Estados Unidos a candidata de Wall Street e do complexo industrial-militar, a democrata Hillary Clinton, falhou. Elegeu-se Donald Trump, um bilionário outsider, como franco repúdio ao establishment político, à continuidade da política de guerra, de agressão. Trump recebeu o apoio dos trabalhadores brancos, empobrecidos pela globalização, dos desempregados e outros segmentos da população descontentes com o status quo. E o fato foi que mais de 70 milhões de cidadãos americanos (59 milhões em favor de Trump e 13 milhões em favor Bernie Sanders, no Partido Democrata) votaram contra o establishment, contra uma elite política corrupta, e demandaram mudança.

Jornal do Brasil – De que modo os EUA participaram da destituição da presidente Dilma Rousseff? Essas intervenções se dão em que nível, quando comparadas às do período da ditadura militar no Brasil?

Moniz Bandeira – Conforme o historiador John Coatsworth contabilizou, entre 1898 e 1994, os Estados Unidos patrocinaram, na América Latina, 41 casos de “successful” de golpes de Estado para mudança de regime, o que equivale à derrubada de um governo a cada 28 meses, em um século.  Após a Revolução Cubana, os Estados Unidos, em apenas uma década, a partir de 1960, ajudaram a derrubar nove governos, cerca de um a cada três meses, mediante golpes militares, como no Brasil. Depois de 1994, outros métodos, que não militares, foram usados para destituir os governos de Honduras (2009) e Paraguai (2012). No Brasil, o impeachment da presidente Dilma Rousseff constituiu, obviamente, um golpe de Estado. Houve interesses estrangeiros, elite financeira internacional, aliados a setores do empresariado, com o objetivo de regime change (mudança de regime), através da mídia corporativa, com o apoio de vastas camadas das classes médias, abaladas com as denúncias de corrupção.

Jornal do Brasil – E qual teria sido o papel norte-americano na destituição?

Moniz Bandeira – Há evidências, diretas e indiretas, de que os Estados Unidos influíram e encorajaram a lawfare, a guerra jurídica para promover a mudança do regime no Brasil. O juiz de primeira instância Sérgio Moro, condutor do processo contra a Petrobras e contra as grandes construtoras nacionais, preparou-se, em 2007, em cursos promovidos pelo Departamento de Estado. Em 2008, ele participou de um programa especial de treinamento na Escola de Direito de Harvard, em conjunto com sua colega Gisele Lemke. E, em outubro de 2009, participou da conferência regional sobre “Illicit Financial Crimes”, promovida no Rio de Janeiro pela Embaixada dos Estados Unidos. A Agência Nacional de Segurança (NSA), que monitorou as comunicações da Petrobras, descobriu a ocorrência de irregularidades e corrupção de alguns militantes do PT e, possivelmente, forneceu os dados sobre o doleiro Alberto Yousseff ao juiz Sérgio Moro, já treinado em ação multi-jurisdicional e práticas de investigação, inclusive com demonstrações reais (como preparar testemunhas para delatar terceiros).

Jornal do Brasil – O sr, cita também o procurador-geral da República, Rodrigo Janot, no desmantelamento de empresas brasileiras…

Moniz Bandeira – Rodrigo Janot foi a Washington, em fevereiro de 2015, apanhar informações contra a Petrobras, acompanhado por investigadores da força-tarefa responsável pela Operação Lava Jato, e lá se reuniu com o Departamento de Justiça, o diretor-geral do FBI, James Comey, e funcionários da Securities and Exchange Commission (SEC).  A quem serve o juiz Sérgio Moro, eleito pela revista Time um dos dez homens mais influentes do mundo? A que interesses servem com a Operação Lava-Jato? A quem serve o procurador-geral da República, Rodrigo Janot? Ambos atuaram e atuam com órgãos dos Estados Unidos, abertamente, contra as empresas brasileiras, atacando a indústria bélica nacional, inclusive a Eletronuclear, levando à prisão seu presidente, o almirante Othon Luiz Pinheiro da Silva. Os prejuízos que causaram e estão a causar à economia brasileira, paralisando a Petrobras, as empresas construtoras nacionais e toda a cadeia produtiva, ultrapassam, em uma escala imensurável, todos os prejuízos da corrupção que eles alegam combater. O que estão a fazer é desestruturar, paralisar e descapitalizar as empresas brasileiras, estatais e privadas, como a Odebrecht, que competem no mercado internacional, América do Sul e África.

Jornal do Brasil – Levando-se em consideração a destruição de empresas de infraestrutura no país, projetos para acabar com a exclusividade da Petrobras na exploração da commodity, o senhor acredita na tese de que o cérebro da Lava Jato está fora do país? Se sim, como se daria isso?

Moniz Bandeira – Não há cérebro. Há interesses estrangeiros e nacionais que convergem. Como apontei, os vínculos do juiz Sérgio Moro e do procurador-geral Rodrigo Janot com os Estados Unidos são notórios. E, desde 2002, existe um acordo informal de cooperação entre procuradores e polícias federais não só do Brasil, mas também de outros países, com o FBI, para investigar o crime organizado. E daí que, provavelmente, a informação através da espionagem eletrônica do NSA, sobre a corrupção por grupos organizados dentro da Petrobras, favorecendo políticos, chegou à Polícia Federal e ao juiz Sérgio Moro. A delação premiada é similar a um método fascista. Isso faz lembrar a Gestapo ou os processos de Moscou, ao tempo de Stálin, com acusações fabricadas pela GPU (serviço secreto). E é incrível que, no Brasil, um juiz determine, a polícia faça prisões arbitrárias, ilegais, sem que os indivíduos tenham culpa judicialmente comprovada, um procurador ameace processá-los se não delatarem supostos crimes de outrem, e assim, impondo o terror e medo, obtêm uma delação em troca de uma possível penalidade menor ou outro prêmio. Não entendo como se permitiu e se permite que a Polícia Federal, que reconhecidamente recebe recursos da CIA e da DEA, atue de tal maneira, ao arbítrio de um juiz de 1ª Instância ou de um procurador, que nenhuma autoridade pode ter fora de sua jurisdição, conluiados com a mídia corporativa, em busca de escândalos para atender aos seus interesses comerciais. A quem servem? Combater a corrupção é certo, mas o que estão a fazer é destruir a economia e a imagem do Brasil no exterior. E em meio à desestruturação da Petrobras, das empresas de construção e a cadeia produtiva de equipamentos, com o da “lawfare”, da guerra jurídica, com a cumplicidade da mídia e de um Congresso quase todo corrompido. O bando do PMDB-PSDB apossou-se do governo, com o programa previamente preparado para atender aos interesses do sistema financeiro, corporações internacionais e outros políticos estrangeiros.

Jornal do Brasil – O economista Bresser-Pereira, ex-ministro de FHC, afirma, na apresentação de A Desordem Mundial, que os EUA, segundo a tese do senhor, passaram por um processo de democracia para a oligarquia. Que paralelo se pode fazer com o Brasil nesse sentido, tomando como base as últimas três décadas? O sr. acredita que passamos brevemente por um momento de democracia e agora voltamos à ditadura do capital financeiro/oligarquia?

Em livro, professor disseca poder dos EUA na "exportação" de democracias para o mundo
Em livro, professor disseca poder dos EUA na “exportação” de democracias para o mundo

Moniz Bandeira – Michel Temer, que se assenhoreou da presidência da república, não governa. É um boneco de engonço. Quem dita o que ele deve fazer é o ministro da Fazenda, Henrique Meirelles, como representante do sistema financeiro internacional. E seu propósito é jogar o peso da crise sobre os assalariados, para atender à soi-disant, “confiança do mercado”, isto é, favorecer os rendimentos do capital financeiro, especulativo, investido no Brasil, e de uma ínfima camada da população – cerca de 46 bilionários e 10.300 multimilionários.

Jornal do Brasil – O senhor afirma que onde quer que os EUA entrem com o objetivo de estabelecer a democracia, eles entram na verdade por interesses políticos e econômicos. É esse o caso da aproximação dos norte-americanos com Cuba? Fidel Castro é um dos que compartilhavam dessa visão de interesse.

Moniz Bandeira – Sim, havia forte pressão de empresários americanos para o restabelecimento de relações com Cuba, por causa de seus interesses comerciais. Estavam a perder grandes oportunidades de negócios e investimentos devido ao embargo econômico, comercial e financeiro imposto a Cuba desde fins de 1960, portanto mais de 50 anos, sem produzir a queda do regime instituído pela revolução comandada por Fidel Castro. Era um embargo de certa forma inócuo, uma vez que outros países, como o Brasil, estavam a investir e fazer negócios com Cuba. A construção do complexo-industrial de Mariel, pela Odebrecht, com equipamento produzidos pela indústria brasileira e o apoio do governo do presidente Lula, contribuíram, possivelmente, para a decisão do presidente Barack Obama de normalizar as relações Cuba. Essa Zona Especial de Desarrollo de Mariel (ZEDM), 45 quilômetros a oeste de Havana, tende a atrair investimentos estrangeiros, com fins de exportação, bem como opção para o transbordo de contêineres, a partir da ampliação do Canal do Panamá, ao permitir a atracagem dos grandes e modernos navios de transporte interoceânicos. Tenho um livro sobre as relações dos Estados Unidos com Cuba (De Martí a Fidel – A Revolução Cubana e a América Latina).

Jornal do Brasil – O processo de apoio financeiro de instituições políticas às religiões cristãs de direita, tal como o senhor descreve ao tratar do governo Bush, se assemelha de alguma forma ao contexto do Brasil, levando-se em conta o crescimento da bancada evangélica no Congresso Nacional e a conquista de cargos do Poder Executivo por representantes da Igreja?

Moniz Bandeira – Sim, o processo é secreto. Ocorre através de ONGs, muitas das quais são financiadas pela USAID, National Endowment for Democracy, conforme demonstro em A Segunda Guerra Fria A desordem mundial, bem como através de outras agências semi-oficiais e privadas. Essas igrejas também coletam muito dinheiro dos crentes, acumulam fortunas. E as bancadas de deputados recebem dinheiro de empresas não nacionais, mas de grandes empresas estrangeiras, muitas das quais apresentam no Brasil balanços com prejuízos, conquanto realizem seus lucros nas Bahamas e em outros paraísos fiscais. Tais empresas multinacionais não foram investigadas pelo juiz Sérgio Moro, o procurador-geral Rodrigo Janot e a força-tarefa da Operação Lava-Jato et caterva. A quem eles servem? Racine, o dramaturgo francês, escreveu que “não há segredo que o tempo não revele”. Não sabemos exatamente agora, porém podemos imaginar.

Facetas poco conocidas de Fidel Castro

03/12/2016
Cada cosa o cada persona tiene muchas facetas. Como dije en cierta ocasión,
cada punto de vista es la vista desde un punto. Cada uno ocupa un punto en
este planeta y en la sociedad de la que forma parte.  Y desde ese punto ve
la realidad que ese punto permite ver. Así que no podemos absolutizar
ningún punto de vista como si fuese el único.  Esto da origen a los
fundamentalismos y a las discriminaciones.

Tal pensamiento vale para los muchos puntos de vista que se están haciendo
de la saga de Fidel Castro. Ningún punto puede abarcar todas las vistas .

Hay otro elemento a considerar. Cada ser humano posee su porción de luz y
su porción de sombra. O dicho en el dialecto de la nueva antropología: cada
ser humano es sapiens y simultáneamente demens. Es decir, cada ser humano
es portador de inteligencia y de un sentido de vida. Es su momento sapiens.
Y simultáneamente muestra desvios y contradicciones. Es su momento demens.
Ambos se dan siempre juntos. Esto no es un defecto de nuestra construcción.
Es un dato objetivo de nuestra realidad humana que siempre debe ser tomada
en cuenta. También vale cuando enjuiciamos la figura compleja de Fidel
Castro: sus luces y sus sombras.

Quiero referirme a algunos puntos a partir de los cuales se me permitió una
vista singular de Fidel Castro. El primero de ellos es la negación del TINA
(There is No Alternative). El sistema imperante de carácter capitalista
dice que "no hay alternativa a él". Él representa la culminación de las
sociedades humanas. Fidel Castro mostró que con el socialismo puede haber
una alternativa diferente a la capitalista, hoy en radical crisis de
autorreproducción. La furia de USA contra Cuba y Fidel para destruir el
socialismo cubano era para mostrar que no puede haber otra alternativa.
Bien o mal, con los defectos que conocemos, el socialismo se presenta como
otra forma posible de organizar la sociedad.

Un segundo punto a resaltar fue su interés por la Teología de la
Liberación. Llegó a confesar que si en su tiempo hubiese existido la
Teología de la Liberación (sólo comenzó a partir de 1970) habría asumido
esta lectura para montar la sociedad cubana. Bajo la  presión de la Guerra
Fría se vio  obligado a quedar del lado de la URSS y de ahí haber asumido
el marxismo. Leyó y anotó nuestras principales obras, las de Gustavo
Gutiérrez, de Frei Betto, de mi hermano fray Clodovis y mías. Los libros
estaban todos anotados con varios colores. Y al lado una lista con
preguntas y expresiones sobre las cuales pedía aclaraciones.

Otro punto relevante fue la invitación que me hizo durante el tiempo de
"silencio obsequioso" que me fue impuesto en 1984 por el ex-Santo Oficio.
Me invitó a pasar 15 días con él en la isla para profundizar cuestiones de
religión, de América Latina y del mundo. Era amigo del Nuncio Apostólico.
Apenas llegué le llamó por teléfono y delante de mi le dijo: "Boff está
aquí comigo. Yo mismo voy a cuidar de que observe el "silencio obsequioso".
Sólo va a hablar comigo". Efectivamente visitamos toda la isla con
conversaciones hasta muy entrada la noche. Anoté casi todo en tres gruesos
cuadernos, pues quería transformarlo en material de un libro. Unos días
después de volver de Cuba dejé los tres cuadernos en el maletero del coche
mientras iba a hablar un momento con el cardenal don  Aloisio Lorscheider,
hospedado en casa de un amigo en Copacabana, cosa de 15 minutos. Al
regresar vi que el maletero  había sido abierto, no se llevaron nada, solo
los tres cuadernos. Mi sospecha es que los servicios de seguridad de aquí o
de fuera secuestraron el material.

Otro dato muestra la dimensión de ternura de Fidel Castro, cosa de la que
muchos dan fe. Tengo una sobrina con un tipo de reumatismo que ningún
médico conseguía tratar. Hablé con Fidel a ver si era posible tratarla en
Cuba. Me pidió todos los datos médicos de aquí. El mismo se encargó de
hablar con los médicos cubanos. Efectivamente no había cura. Cada vez que
me encontraba, la primera cosa que preguntaba era: "¿cómo va Lola, su
sobrina?" Esa memoria cariñosa y tierna no es frecuente en jefes de Estado.
Generalmente donde predomina el poder no prevalece el amor ni florece la
ternura. Con Fidel era diferente. Se alegró enormemente cuando le conté que
un médico brasilero había inventado una vacuna cuyo efecto colateral era
curar ese tipo de reumatismo.

Son pequeños gestos que muestran que el poder no necesita fatalmente
oscurecer esa dimensión tan profunda que es la ternura y la preocupación
por el destino del otro.

El legado de su persona carismática permanecerá como referencia para
aquellos que se niegan a reproducir la cultura del capital con las
injusticias de orden social y ecológico que la acompañan.

*Leonardo Boff es columnista del JB online y escritor.

Traducción de María José Gavito Milano

Per dove passa il futuro del cristianesimo?

02/12/2016

Papa Francesco ha un merito innegabile: ha sollevato la Chiesa cattolica che era in uno stato di profonda demoralizzazione a causa dei crimini di pedofilia che hanno interessato centinaia di persone del clero. Inoltre ha smascherato i crimini della Banca Vaticana, che coinvolgevano Monsignori e gente della finanza italiana.

Ma soprattutto ha dato un’altra immagine alla Chiesa, non più quella di una fortezza chiusa contro i “pericoli” della modernità, ma quella di un ospedale da campo che serve a tutti coloro che hanno bisogno o sono alla ricerca di un senso della vita. Questo Papa ha coniato la frase “una Chiesa in uscita” verso gli altri e non verso se stessa, auto referenziata.

I dati rivelano che oggi il cristianesimo è una religione del Terzo e Quarto Mondo. Il 25% dei cattolici vive in Europa, il 52% in America e gli altri nel resto del mondo. Ciò significa che, finito il ciclo occidentale, il cristianesimo dovrà vivere la sua fase mondiale con una presenza più densa in alcune parti del mondo, oggi considerate periferiche.

Potrà avere un significato universale sotto due condizioni.

La prima, se tutte le chiese si comprenderanno come il movimento di Gesù, si riconosceranno l’un l’altra come portatrici del suo messaggio senza che nessuna di esse abbia l’intenzione di rivendicarne l’esclusiva, ma in dialogo con le altre religioni del mondo, valorizzandole come percorsi spirituali abitati e promosso dallo Spirito. Solo allora ci sarà la pace religiosa, una delle condizioni importanti per la pace politica. Tutte le chiese e le religioni devono essere al servizio della vita e della giustizia per i poveri e per il Grande Povero che è il Pianeta Terra, contro il quale il processo industriale muove una vera e propria guerra.

La seconda condizione è che il cristianesimo relativizzi le sue istituzioni di carattere occidentale e abbia il coraggio di reinventarsi a partire dalla vita e dalla pratica del Gesù storico con il suo messaggio di un regno di giustizia e di amore universale, in completa apertura al trascendente. Mantenere l’attuale modo di essere può condannare il cristianesimo a diventare una setta religiosa.

Secondo la migliore esegesi contemporanea, il piano originale di Gesù è riassunto nel Padre nostro. In esso si affermano le due “fami” dell’essere umano: la fame di Dio e la fame di pane. Il nostro Padre sottolinea lo slancio verso l’alto. Solo unendo il nostro Padre con il nostro pane quotidiano si può dire Amen e sentirsi nella tradizione del Gesù storico. Lui ha lanciato un sogno, il Regno di Dio, la cui essenza si trova nei due poli, nel Padre nostro e nel pane nostro di ogni giorno vissuti nello spirito delle beatitudini.

Ciò implica per il cristianesimo l’audacia di disoccidentalizzarsi, abbandonare lo spirito maschilista e patriarcale, e organizzare reti di comunità che si accolgano reciprocamente e siano incarnate nelle culture locali e insieme formino il grande sentiero spirituale cristiano, che si unisca agli altri percorsi spirituali e religiosi dell’umanità.

Realizzati questi presupposti, oggi si presentano oggi alle chiese e al cristianesimo quattro sfide fondamentali.

La prima è quella di salvaguardare la casa comune e il sistema di vita minacciato dalla crisi ecologica diffusa e dal riscaldamento globale. Non è impossibile una catastrofe ecologica e sociale che potrà decimare la vita di gran parte dell’umanità. La domanda non è più che cosa sarà il cristianesimo nel futuro, ma come proteggere il futuro della vita e la biocapacità della Madre Terra. Lei non ha bisogno di noi. Noi abbiamo bisogno di lei.

La seconda sfida è come mantenere l’umanità unita. I livelli di accumulazione della ricchezza materiale in poche mani (1% controlla la maggior parte della ricchezza del mondo) possono dividere l’umanità in due parti: coloro che godono di tutti i vantaggi della scienza e della tecnologia e coloro che devono affrontare l’esclusione, senza nessuna speranza di vita o anche essere considerati subumani. È importante dire che abbiamo solo una Casa Comune e che tutti siamo fratelli e sorelle, figli e figlie di Dio.

La terza sfida è la promozione della cultura della pace. Le guerre, il fondamentalismo politico e l’intolleranza , difronte alle differenze culturali e religiose, possono portare a livelli di violenza di alta potenza distruttiva. Eventualmente possono degenerare in guerre mortali con armi chimiche, biologiche e nucleari.

La quarta sfida si riferisce all’America Latina: l’incarnazione nelle culture indigene e afro-americani. Dopo avere quasi sterminato le grandi culture originali e schiavizzato milioni di africani, è necessario lavorare per aiutarli a riformarsi biologicamente e a salvare la loro saggezza ancestrale e vedere riconosciute le loro religioni come forme di comunicazione con Dio. Per la fede cristiana la sfida è di incoraggiarli a fare la sintesi in modo da dar luogo ad un cristianesimo originale, sincretico, africano-indiano-latino-brasiliano.

La missione delle chiese, delle religioni e dei percorsi spirituali è quello di alimentare la fiamma interiore della presenza del Sacro e del Divino (espresso in migliaia di nomi), nel cuore di ogni persona.

Il cristianesimo, nella fase planetaria e unificata della Terra, forse diventerà una vasta rete di comunità, incarnate nelle diverse culture, testimonianti la gioia del Vangelo che promuove in questo mondo una vita giusta e fraterna, in particolare per i più emarginati, che si completerà al termine della storia.

Oggi, tocca a noi vivere la convivialità tra tutti e tutte, simbolo anticipatorio di un’umanità riconciliata che celebra i buoni frutti della Madre Terra. Non era questa la metafora di Gesù, quando parlava del regno della vita, della giustizia e dell’amore?

* Leonardo Boff ha scritto Ecclesiogenesi. Le comunità di base reinventano la Chiesa. Borla, Roma 1978.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

Leben als kosmischer Imperativ

02/12/2016

Jahrhundertelang versuchten Wissenschaftler mithilfe von physikalischen Gesetzen, ausgedrückt in mathematischen Formeln, das Universum zu erklären. Dabei sah man das Universum als eine riesige Maschine an, die stets in einer gleichbleibenden Form funktionierte. In diesem Paradigma hatten Leben und Bewusstsein keinen Platz. Diese wurden dem Bereich der Religionen zugeordnet.

Doch alles änderte sich seit den 1920er Jahren, als der Astrophysiker Edwin Hubble aufzeigte, dass der natürliche Status des Universums nicht Stabilität ist, sondern Veränderung. Das Universum begann sich mit der Explosion eines Punktes auszudehnen: extrem klein, doch unheimlich heiß und voller Potential: der Urknall. Dann bildeten sich die Quarks und die Leptonen, die elementarsten Partikel, die, einmal miteinander verbunden, Protonen und Neutronen erzeugten, die Grundlage der Atome. Und von dort aus nahm alles seinen Anfang.

Ausdehnung, Selbst-Organisation, Komplexität und die Entstehung einer immer ausgeklügelteren Ordnung sind die Charakteristika des Universums. Und das Leben?

Wir wissen nicht, wie es entstand. Wir können nur sagen, dass es der Erde und dem Universum Milliarden von Jahren bedurfte, um die Bedingungen für die Geburt von etwas so Wunderbarem wie das Leben herzustellen. Leben ist fragil, denn es kann schnell erkranken und sterben. Doch Leben ist auch stark, denn bisher konnte nichts, nicht einmal Vulkane, Erdbeben, Meteoriten oder massive Auslöschungen der vergangenen Zeitalter, das Leben komplett auslöschen.

Damit Leben entstehen konnte, brauchte das Universum die drei folgenden Eigenschaften: aus dem Chaos entstehende Ordnung; aus simplen Wesen entstehende Komplexität; Information geschaffen aus den Verbindungen aller mit allen anderen. Doch ein Faktor fehlte noch: Die Schaffung der Bausteine, mit denen das Haus des Lebens erbaut wird. Diese Bausteine wurden inmitten des Herzens der großen roten Sterne geschmiedet, die vor mehreren Milliarden Jahren verglühten. Dies sind chemische Säuren und andere Elemente, die all die Kombinationen und Transformationen ermöglichen. D. h. es gibt kein Leben ohne Kohlenstoff, Wasserstoff, Stickstoff, Eisen, Phosphor und die 92 Elemente des Mendeleyevschen Periodensystems.

Werden diese verschiedenen Elemente vereint, formen sie das, was wir als Molekül bezeichnen, das kleinste Teil lebendiger Materie. Die Verbindung mit anderen Molekülen führte zu den Organismen und Organen, welche die Lebewesen schufen, vom Bakterium zum Menschen.

Ilya Prigogine, der 1977 den Nobelpreis für Chemie erhielt, verdanken wir den Beweis dafür, dass das Leben aus den intrinsischen, sich selbst organisierenden Dynamismen des Universums selbst resultiert. Er zeigte ebenfalls, dass es eine Art Fabrik gibt, die kontinuierlich Leben hervorbringt. Der zentrale Motor dieser Lebensfabrik ist die Kombination aus 20 Aminosäuren und 4 stickstoffhaltigen Basen.

Aminosäuren sind eine Säuregruppe, welche die Entstehung von Leben ermöglicht, wenn sie miteinander verbunden sind. Sie bestehen aus vier stickstoffhaltigen Basen, die wie vier Zementarten funktionieren, die die Bausteine zusammenhalten, um die unterschiedlichsten Arten von Häusern zu bilden. Dies ist die Biodiversität.

Folglich schafft derselbe grundlegende genetische Code die heilige Einheit des Lebens, von den Mikroorganismen zu den Menschen. Im Grunde genommen sind wir alle Cousins, Brüder und Schwestern, wie Papst Franziskus in seiner Enzyklika zur integralen Ökologie (Nr. 92) bekräftigt, denn wir sind aus denselben 20 Aminosäuren und 4 stickstoffhaltigen Basen (Adenin, Thymin, Guanin und Cytosin) gemacht.

Was fehlte, war die Wiege, um das Leben willkommen zu heißen: die Atmosphäre und Biosphäre mit all den essentiellen Elementen des Lebens: Kohlenstoff, Sauerstoff, Methan, Schwefelsäure, Stickstoff u. a.

Unter diesen Vorbedingungen passierte vor ca. 3,8 Milliarden Jahren etwas Schicksalhaftes. Möglicherweise aus dem Meer oder einem primitiven Sumpf, wo all die Elemente wie eine Art Suppe blubberten, entstand durch den Aufschlag eines großen Blitzlichts von oben das Leben.

Geheimnisvollerweise gab es 3.8 Milliarden Jahre lang Leben auf dem winzigen Planeten Erde, in einem Sonnensystem fünfter Ordnung, in einem Winkel unserer Galaxie, 29 000 Lichtjahre vom Mittelpunkt dieser Galaxie entfernt. Hier geschah das einzigartigste Ereignis der Evolution: die Entstehung von Leben.

Leben ist die Ur-Mutter aller Lebewesen, die wahre Eva. Alle anderen Lebensformen stammen von ihr, einschließlich wir Menschen, ein Unter-Kapitel im Kapitel des Lebens: unser bewusstes Leben.

Abschließend wage ich mich, dem Biologen und Nobelpreisträger Christian de Duve und dem Kosmologen Brian Swimme anzuschließen, die behaupten, ohne das Leben wäre das Universum unvollständig. Immer wenn ein gewisses Level an Komplexität erreicht ist, wird stets Leben als ein kosmischer Imperativ entstehen, in jedem Teil des Universums.

Wir müssen die verbreitete Meinung überwinden, das Universum bloß als eine physikalische und tote Sache zu betrachten, die, um das Bild etwas auszuschmücken, einige Lebenskörnchen enthält. Dies ist ein armseliges und falsches Verständnis. Das Universum scheint mit Leben angefüllt zu sein und dafür existiert es als die Wiege, die das Leben – und vor allem unser Leben – willkommen heißt.

Leonardo Boff Theologe, Philosoph  von der Erdcharta Kommission  

Übersetzt  con Bettina Gold Hartnack

 

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