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Cura del corpo versus culto del corpo

13/12/2013

È un arricchimento conoscere l’esistenza umana a partire dalla teoria della complessità. Siamo esseri complessi, cioè siamo la confluenza di innumerevoli fattori, materiali, biologici, energetici, spirituali, terreni e cosmici. Possediamo una esteriorità con cui ci manifestiamo gli uni agli e apparteniamo all’universo dei corpi. Abbiamo una interiorità abitata da possenti energie positive e negative che formano la nostra individualità psichica. Siamo portatori della dimensione del profondo, fanno la ronda le questioni più significative del senso del nostro passaggio in questo mondo. Queste dimensioni convivono e interagiscono permanentemente e l’una influenza l’altra e plasmano quello che noi chiamiamo l’essere umano.

Tutto in noi richiede cura, sennò perdiamo l’equilibrio delle forze che ci costruiscono e ci disumanizziamo. Mentre abbordiamo il tema della cura del corpo è necessario, prima di tutto, opporsi coscientemente ai dualismi che la cultura continua a mantenere: da una parte il “corpo”, svincolato dallo spirito e dall’altra lo “spirito” spogliato del suo corpo. E così perdiamo l’unità della vita umana.

La propaganda commerciale sfrutta questa dualità, presentando il corpo non come la totalità esteriore dell’umano, ma la sua parcellizzazione, i suoi muscoli, le sue mani, i suoi piedi, i suoi occhi, insomma, le sue parti. Principali vittime di questa pubblicità sono le donne dato che il maschilismo secolare si è rifugiato nel mondo mediatico del marketing esponendo parti della donna, il suo seno, i suoi capelli, la sua bocca, il suo sesso e altre parti e così continua a fare della donna, un “oggetto di consumo” di uomini maschilisti. Dobbiamo opporci fermamente a questa deformazione culturale.
È importante pure rigettare il “culto del corpo” promosso da innumerevoli accademie e da altre forme di lavoro sotto la dimensione fisica come se l’uomo-corpo fosse una macchina priva di spirito, che cerca performance muscolari sempre più vistose.

Con questo non vogliamo misconoscere il valore degli esercizi di vari tipi di ginnastica a servizio della salute e di una integrazione corpo-mente. Pensiamo ai massaggi che ridanno vigore al corpo e fanno affluire energie vitali, particolarmente la ginnastica orientale come lo yoga che tanto favoriscono una postura meditativa della vita, pensiamo all’incentivo per un’alimentazione equilibrata e sana, che include pure il digiuno sia come ascesi volontaria sia come forma di riequilibrare le energie vitali.

L’abbigliamento merita una considerazione speciale. Esso non possiede soltanto la funzione utilitaria di proteggerci dalle intemperie, ma fa parte della cura del corpo, visto che il vestito rappresenta un linguaggio, una forma di rivelarsi nel teatro della vita. È importante aver cura che il vestito sia espressione di un modo di essere e mostri il profilo estetico della persona. Specialmente significativo è nella donna perché essa possiede una relazione più intima con il proprio corpo e la sua esteriorità.

Niente di più ridicolo e dimostrazione di anemia di spirito che le bellezze costruite a forza di botox e di plastiche non necessarie. Sopra questo abbellimento artificioso è montata tutta un’industria di cosmetici e cure dimagranti in cliniche e S.p.a, difficilmente servono a una dimensione più integrativa del corpo. Comunque non è il caso di sminuire il valore dei massaggi e dei cosmetici importanti per la pelle per il giusto imbellimento delle persone.

È il caso di riconoscere che c’è una bellezza propria di ogni età, uno charme che nasce dall’esistenza fatta di lotte e lavoro, che hanno lasciato il marchio nell’espressione “corporale” dell’essere umano. Non esiste nessun fotoshop che possa sostituire la bellezza rude di un volto di lavoratore, scolpito dalla durezza della vita e con tratti facciali modellati dalla sofferenza. La lotta di tante donne lavoratrici, nelle città, nei campi e nelle fabbriche ha lasciato nei loro corpi un altro tipo di bellezza, non raro, con un’espressione di grande forza e energia. Parlano della vita reale e non di quella artificiale e ricostruita. Le foto, elaborate, delle icone rappresentanti bellezze convenzionali sono quasi tutte modellate dal tipi di bellezza alla moda e non riescono a nascondere l’artificialità della figura e la vanità frivola che lì si rivela.
Tali persone sono vittime di una cultura che non coltiva le cure proprie di ogni fase della vita, ognuna con la sua bellezza e irradiazione, ma anche con i segni di una vita vissuta che ha lasciato stampate sul viso e nel corpo le lotte, le sofferenze, le difficoltà superate. Tali segni creano una bellezza singolare e una irradiazione specifica, invece di ingessare le persone in un tipo di profilo di un passato irrecuperabile.

Positivamente, curiamo il corpo tornando indietro alla natura e alla Terra dalle quali secoli fa ci eravamo esiliati, imbottiti di un atteggiamento di sinergie e di comunione con tutte le cose. Questo significa stabilire una relazione di biofilia, di amore e di sensibilizzazione verso gli animali, i fiori, le piante, i climi, i paesaggi e con la Terra. Questa, quando viene mostrata partire dallo spazio esteriore con le belle immagini del globo terrestre trasmesse dai grandi telescopi o dalle navi speciali, irrompe in noi un senso di reverenza, di rispetto e amore per la nostra Grande Madre dal cui utero tutti siamo venuti. Essa è piccola, cosmologicamentme già vecchia, ma irradiante.

Forse la sfida maggiore per l’uomo-corpo consiste nell’ottenere un equilibrio tra autoaffermazione, senza cadere nell’arroganza e nel disprezzo degli altri e integrazione in un tutto maggiore, la famiglia, la comunità, il gruppo di lavoro e la società, senza lasciarsi massificar e cadere in un adesionismo acritico. La ricerca di questo equilibrio non si risolve una volta per tutte, ma deve essere impegno a lungo termine, dato che questo ci viene richiesto ad ogni momento. Bisogna trovare il bilanciamento adeguato tra due forze che ci possono dilacerare o integrare.

La cura del nostro inserimento nello stare-nel-mondo coinvolge la nostra dieta: quello che mangiamo e beviamo. L’atto di mangiare più che un atto di nutrizione, è un rito di celebrazione e di comunione con gli altri commensali e con i frutti della generosità della Terra. Saper scegliere i prodotti organici o quelli meno chimicamente trattati. Da qui risulta una vita sana che assume il principio della prevenzione contro eventuali infermità che possono sorgere in ambiente degradato.

In questo modo, un uomo-corpo lascia trasparire la sua armonia interiore ed esteriore come membro della grande comunità di vita.

Traduzione di Romano Baraglia

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