Skip to content

Ci troviamo su un volo cieco: dove andiamo?

16/01/2014

Chi ha letto i miei due articoli anteriori «Il funesto impero mondiale delle corporazioni» e «Una governance globale della peggior specie: i mercanti», avrà tratto di sicuro le conclusioni che nell’unica nave spaziale-Terra, i suoi passeggeri viaggiano in condizioni totalmente differenti. Un piccolo gruppo di super-ricchi ha  occupato per sé la prima classe, con un lusso scandaloso; altri fortunati viaggiano ancora in classe economica sono serviti in modo decente quanto al mangiare e bere. Il resto dell’umanità, milioni e milioni, viaggia insieme ai bagagli, esposto a temperature di decine di gradi sotto zero, mezzo morti di fame, di sete e di disperazione. Danno pugni sulle pareti di quelli di sopra, gridando: “O condividiamo quello che abbiamo in questa unica nave spaziale oppure, a un certo punto,mancherà il combustibile, nessuna importanza avranno le classi, moriremo tutti”. Ma chi li ascolterà? in realtà, ci siamo persi in un volo cieco. Come abbiamo fatto ad arrivare a una situazione così minacciosa?

Abbiamo sperimentato due modelli di produzione e di utilizzazione dei beni e servizi naturali per soddisfare le richieste dell’umanità: il socialismo e il capitalismo. Tutti e due hanno fallito. Il sistema di socialismo reale era un’economia programmata statale, centralizzata. È arrivata a livelli ragionevoli di uguaglianza-equità in settori come Educazione, Sanità, Abitazione, ma per ragioni interne e esterne, soprattutto per il suo carattere dittatoriale non è riuscito a risolvere le sue contraddizioni ed è collassato.

Anche il sistema capitalista neoliberale di libero mercato con modesto controllo dello Stato è fallito per una sua logica interna, quella di accumulare in forma illimitata beni materiali senza nessun’altra considerazione. Ha creato due ingiustizie gravi: una sociale, fino al punto che il 20% dei più ricchi controlla l’82,4% delle ricchezze della Terra e il 20% dei più poveri si dovevano accontentare dell’1,6%; una ingiustizia ecologica, con interi ecosistemi devastati, e con l’eliminazione di specie di esseri viventi nell’ordine tra le 70 mila e le 100 mila all’anno. Questo sistema si è collassato nel 2008, esattamente nel cuore dei paesi centrali.

Il comunismo cinese è sui generis: pragmaticamente mette insieme tutti i modi di produzione, dall’uso della forza fisica delle persone, degli animali, fino alla più alta tecnologia articolando la proprietà statale con quella privata o mista, purché il risultato finale sia una maggior produzione con un minimo di senso di giustizia sociale ed ecologica.

È importante riconoscere che sta crescendo la convinzione ben fondata che il sistema-Terra reagisce ogni volta in modo sempre più violento: cambiamenti climatici bruschi, uragani, stunamis, disgelo, spaventosa desertificazione, erosione della biodiversità e riscaldamento globale che non cessa di aumentare. Quando si fermerà questo processo? E se continua, dove ci porterà? Siamo stimolati a cambiare rotta, vale a dire, assumere nuovi principi e valori, capaci di organizzare in forma amichevole la nostra relazione con la natura e con la Casa Comune. Il documento più ricco di suggerimenti è certamente la Carta della Terra, nato da una consulta mondiale durata otto anni sotto l’ispirazione di Michail Gorbach e approvata dall’UNESCO nel 2003. Questo incorpora i dati più certi della nuova cosmologia che mostrano la Terra come un momento di un vasto universo in evoluzione, viva e dotata di una complessa comunità di vita. Tutti gli esseri viventi sono portatori di dello stesso codice genetico di base, in modo che tutti sono parenti tra di loro.

Quattro principi portanti strutturano il documento:  rispetto e  cura della comunità di vita (1);  integrità ecologica(2); giustizia sociale e economica (3), democrazia, non-violenza e pace (4). Con severità avverte: “O formiamo un’alleanza globale per curare la Terra e aver cura gli uni degli altri, oppure arrischiamo la nostra distruzione e quella della diversità della vita” (preambolo).

Le parole finali e il documento sono un appello per una ripresa dell’umanità: “Come mai avvenuto nel passato, il destino comune ci richiama tutti insieme per un cominciamento. Questo richiede una trasformazione profonda nella mente e nel cuore. Richiede un nuovo senso di interdipendenza globale e di responsabilità universale. Solo così raggiungeremo un modo di vita sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale” (Conclusione).

Si noti che non si parla di riforme, ma di un nuovo cominciamento. Si tratta di reinventare l’umanità. Tale proposito esige un nuovo sguardo sulla Terra (mente), vista come un ente vivo, Gaia, e una nuova relazione di cura e amore (cuore), che ubbidisce alla logica universale della interdipendenza di tutti con tutti  e  della responsabilità collettiva, per un futuro comune.

Questo è il cammino da seguire che servirà da carta di navigazione per l’astronave-Terra, perché possa atterrare con sicurezza in un altro tipo di mondo.

Leonardo Boff ha partecipato alla redazione della Carta della Terra.

Traduzione di Romano Baraglia

One Comment leave one →
  1. 19/01/2014 10:49

    Reblogueó esto en PASO A LA UTOPÍA.

Deixe uma resposta

Preencha os seus dados abaixo ou clique em um ícone para log in:

Logotipo do WordPress.com

Você está comentando utilizando sua conta WordPress.com. Sair / Alterar )

Imagem do Twitter

Você está comentando utilizando sua conta Twitter. Sair / Alterar )

Foto do Facebook

Você está comentando utilizando sua conta Facebook. Sair / Alterar )

Foto do Google+

Você está comentando utilizando sua conta Google+. Sair / Alterar )

Conectando a %s

%d blogueiros gostam disto: