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I “Rolezinhos” ci accusano: siamo una società ingiusta e escludente

30/01/2014

Il fenomeno di centinaia di «rolezinhos» che occupano gli Shopping Centers a Rio e a San Paolo hanno suscitato le più di disparate interpretazioni. Alcune, quelle degli accoliti della società neoliberale di consumo che identifica cittadinanza e capacità di consumo, generalmente sui gran giornaloni dei media commerciali, non meritano considerazione. Sono di una povertà analitica, da farci vergognare per loro.

Ma ci sono state altre analisi che sono andate al cuore del problema come quella del giornalista Mauro Santayana del Jornal do Brasil-on-line e quelle di tre specialisti che hanno valutato l’irruzione dei ‘roles’ nella visibilità pubblica e l’elemento esplosivo che contiene. Mi riferisco a Valquiria Padilha, insegnante di sociologia alla USP di Riberao Preto: «shopping Center: la cattedrale delle merci» (Boitempo 2006), al sociologo dell’università federale di Juiz de Fora, Jessé Souza, “Paria brasiliani: chi è e come vive” (UFMG 2009) e di Rosa Pinheiro Machado, scienziato sociale con un articolo “Etnografia del Rolezinho” su Zero Horas del 18 gennaio 2014. Tutti e tre hanno dato interviste chiarificatrici.

Per quanto mi riguarda interpreto come segue tale forma di irruzione.
In primo luogo, si tratta di giovani poveri, delle grandi periferie senza spazi per il passatempo e la cultura, penalizzati da servizi pubblici assenti o molto scadenti, tipo salute, scuola, infrastruttura sanitaria, trasporti, passatempo e sicurezza. Vedono la TV le cui pubblicità fanno loro sognare un consumo che mai potranno realizzare. E sanno maneggiare computers e entrare nelle reti sociali per organizzare incontri. Sarebbe ridicolo esigere da loro che tematizzassero la loro insoddisfazione. .Ma sentono a pelle quanto la nostra società è malvagia perché esclude, disprezza e mantiene figli e figlie della povertà nell’invisibilità forzata. Che cosa si nasconde dietro alla loro irruzione? Il fatto di non essere inclusi nel contratto sociale. Non serve avere una costituzione da cittadini che in questo aspetto è soltanto retorica, perché ha realizzato molto poco di quanto aveva promesso in vista dell’inclusione sociale. Loro stanno fuori, non contano, e non servono nemmeno da carbone, per il consumo della nostra fabbrica sociale (Darcy Ribeiro). Stare inclusi nel contratto sociale significa avere garantiti i servizi di base: salute, educazione, abitazione, trasporto, cultura, passatempo e sicurezza.. Quasi niente di tutto questo funziona nelle periferie. Che cosa stanno dicendo questi ragazzi con le loro penetrazioni nei bunker del consumo? «Anvedi, semo ‘nquadrati»; «Nun semo preparati»; «Noantri semo qua pe’ scoccià». Con il loro comportamento stanno rompendo le barriere dell’apartheid sociale. È una denuncia di un paese altamente ingiusto (eticamente), tra i più diseguali del mondo (socialmente), organizzato su un grave peccato sociale perché contraddice il progetto di Dio (teologicamente). La nostra società è conservatrice e le nostre élites altamente insensibili alla sofferenza dei loro simili e per questo ciniche. Prolunghiamo una Brasilindia: un Belgio dentro un’India povera. Tutto questo i rolezinhos denunciano, con il loro comportamento più che a parole.

In secondo luogo, essi denunciano la nostra maggiore piaga: la diseguaglianza sociale il cui vero nome è ingiustizia storica e sociale. È importante costatare che con le politiche sociali del governo del PT, la diseguaglianza è diminuita, dato che secondo l’IPEA il 10% più poveri hanno avuto tra il 2001 al 2011 una crescita di rendita accumulata del 91,2%, mentre la parte più ricca è cresciuta del 16,6%. Ma questa differenza non ha raggiunto la radice del problema perché quello che supera la diseguaglianza è una infrastruttura sociale di salute, scuola, trasporto, cultura e divertimento che funzioni e sia accessibile a tutti. Non è sufficiente trasferire rendita; bisogna creare opportunità e offrire servizi, cosa che non è stata all’ordine del giorno del Ministero per lo Sviluppo Sociale. L’ Atlante dell’Esclusione Sociale di Marco Poschmann (Cortez 2004) mostra che in Brasile ci sono circa 60 milioni di famiglie di cui 4-5 mila possiedono il 45% della ricchezza nazionale. Democrazia senza uguaglianza, che è il suo presupposto, è falsa e retorica. I “Rolezinhos” denunciano questa contraddizione. Essi entrano nel paradiso delle merci “viste virtualmente in tv” per vederle realmente e valutarle con la mano. Ecco il sacrilegio insopportabile per i padroni di shopping. Essi non sanno dialogare e chiamano subito la polizia per picchiare e chiudere la porta a questi barbari. Sì, ha visto bene T. Teodorov nel suo libro “I nuovi barbari”; gli emarginati del mondo intero stanno ancora uscendo dal margine e andando verso il centro per suscitare la mala coscienza dei “consumatori felici” e dire loro: questo ordine è ordine nel disordine.

Questo riproduce frustrati e infelici paralizzati dalla paura, paura dei propri simili che siamo noi.

Traduzione di Romano Baraglia

One Comment leave one →
  1. jose benedito rodrigues permalink
    03/02/2014 21:09

    Si somos uma sociedade injusta y segregacionista.

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