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La radice ultima della crisi ecologica: la rottura del re-ligamento universale.

12/02/2014

Molte sono le cause che hanno condotto all’ attuale crisi ecologica. Ma dobbiamo arrivare all’ultima: la rottura permanente del re-ligamento basico che l’essere umano ha introdotto, alimentato e perpetuato con il resto dell’universo e con il suo creatore.

Tocchiamo qui una dimensione profondamente misteriosa e tragica della storia umana e universale. La  tradizione giudeo-cristiana chiama questa frustrazione fondamentale “peccato del mondo”  e la teologia, sulla scia di S. Agostino, che è l’inventore di questa espressione, “peccato originale” oppure “caduta originale”. L’originale non ha niente a che vedere con le origini storiche di questo anti-fenomeno e quindi con il passato, ma con quello che è fontale nell’essere umano , con quello che tocca il suo fondamento e senso radicale di essere, quindi, all’ “adesso” della sua condizione umana.

Inoltre “peccato” non può essere ridotto a mera dimensione morale o ad un atto sbagliato dell’essere umano, con sguardo onnicomprensivo e quindi con un sovvertimento di tutte le relazioni entro cui sta inserito. Si tratta di una dimensione ontologica che concerne l’essere umano inteso come raccordo di relazioni. E’ questo raccordo distorto e viziato che danneggia qualsiasi tipo di relazione.

Occorre sottolineare che il peccato originale è una interpretazione di una esperienza fondamentale, una risposta a un enigma sfidante. Esempio. C’è lo splendore di un ciliegio in fiore in Giappone e contemporaneamente in Fukushima uno tsunami che rade tutto al suolo. C’è una Madre Teresa di Calcutta che salva i moribondi per le strade e un Hitler che manda sei milioni di ebrei alle camere a gas . Perché questa contraddizione? I filosofi e i teologi continuano a rompersi il capo per trovare una risposta. Fino ad oggi non l’hanno trovata.

Senza entrare in molte altre interpretazioni possibili, ne prendiamo una che guadagna ogni giorno più consenso dei pensatori religiosi: l’imperfezione come momento del processo evolutivo. Dio non ha creato l’universo una volta per tutte , un avvenimento passato bell’e rifinito, Lui invece ha dato il via a un processo aperto e perfettibile, che compirà il suo cammino verso forme sempre più complesse, sottili e perfette. Speriamo che un giorno arrivi al suo punto Omega.

L’imperfezione non è un difetto, ma il marchio dell’evoluzione. Essa non traduce il processo ultimo di Dio sulla sua creazione, ma un momento all’interno di un immenso processo. Il paradiso  terrestre non significa una nostalgia di un’età dell’oro perduta, ma la promessa di un futuro di là da venire . La prima pagina della scrittura in verità è l’ultima. Viene all’inizio come una specie di stampo del futuro, perché i lettori e le lettrici si riempiano di speranza  intorno al buon fine di tutta la creazione.

S. Paolo vedeva la condizione decaduta della creazione come sottomissione alla vanità “mataiotes” , non per causa dell’essere umano ma di Dio stesso. “Vanità” : il senso esegetico di “vanità” indica un processo di maturazione. La natura non ha ancora raggiunto la sua maturità. Perciò nella fase attuale si trova ancora lontana dalla meta che dovrà raggiungere. E’ per questo che “la creazione intera geme fino ad oggi e soffre i dolori del parto”( Rom 8,22) . L’essere umano partecipa di questo processo di maturazione pure gemendo (Rom 8,23) . L’intera creazione aspetta ansiosa la piena maturazione dei figli e figlie di Dio. Tra loro e il resto della creazione vige una profonda interdipendenza e re-ligamento. Quando il processo di maturazione avverrà la creazione arriverà a partecipare alla gloriosa libertà dei figli e delle figlie di Dio (Rom 8,20). Allora il disegno ultimo di Dio si realizza. Soltanto a questo punto Dio potrà pronunciare le attese parole “…e dire che tutto era buono”. Bene ha detto il filosofo Ernst Bloch, quello del principio speranza. Per ora queste parole sono profezia e promessa per il futuro, e non un inizio, perché non tutto è buono.

Il ritardo dell’essere umano nella sua maturazione  implica un ritardo della creazione. Il suo avanzare implica un progresso della totalità: esso può essere strumento di liberazione o blocco del processo evolutivo. Qui sta il dramma : l’evoluzione, quando arriva a livello umano raggiunge il livello della coscienza e della libertà. L’essere umano è stato creato creatore. Può intervenire sulla natura per il bene, avendone cura o per il male, devastandola. Lui ha iniziato, chissà , fin dalla nascita dell’homo habilis, 2,7 milioni di anni fa, quando Lui ha creato lo strumento col quale interveniva senza rispettare i ritmi della natura. All’inizio poteva essere soltanto un atto. Ma la ripetizione ha creato un’attitudine di mancanza di attenzioni. Invece di stare insieme alle cose, convivendo, si è messo in cima alle cose, dominandole. C’è stato un crescendo fino ai giorni nostri.

Con ciò ha rotto la solidarietà naturale con tutti gli esseri . Ha contraddetto il disegno del Creatore che volle essere umano in qualità di con-creatore e che con la sua genialità completasse la creazione imperfetta. Lui si è messo al posto di Dio. Lui ha creduto per la forza della sua intelligenza e volontà, di essere un piccolo “dio”e si è comportato come se fosse Dio sul serio.

Questa è la grande rottura con la natura e il Creatore che soggiace alla crisi ecologica. Il problema sta nel tipo di essere umano che è venuto forgiandosi durante la storia, più “forza geofisica di distruzione” (E.Wilson) che fattore di cura e preservazione.

La cura sta nel re-ligamento con tutte le cose. Non necessariamente ha bisogno di essere più religioso, ma più umile sentendosi parte della natura, più responsabile per la sua sostenibilità e più premuroso in tutto quello che fa. Lui deve tornare alla Terra, dalla quale si è esiliato e sentirsi suo custode e curatore. Dunque dovrà essere rifatto, il contratto e zelatore. E se ancora si aprirà al Creatore sazierà la sua sete infinita e coglierà come frutto la pace.

Traduzione di Romano Baraglia

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