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Tenerezza: la linfa dell’amore

16/02/2014

Misteriosi sono i sentieri che vanno dal cuore di un uomo in direzione del cuore di una donna e dal cuore di una donna in direzione del cuore di un uomo. Altrettanto misteriose sono le tempeste del cuore di due uomini e, rispettivamente, di due donne che si incontrino e dichiarino il loro mutuo affetti. Da questo andare e venire nasce l’innamoramento, l’amore e alla fine il matrimonio o unione stabile. Siccome abbiamo a che vedere con le libertà, i partner si trovano inevitabilmente esposti a eventi imponderabili.

L’esistenza stessa mai è fissata una volta per tutte. Vive in permanente dialogare con  l’ambiente. Questo scambio non lascia nessuno fuori gioco. Ognuno vive come un bambino esposto. Fedeltà reciproche sono messe alla prova. Nel matrimonio, passata la passione, inizia la vita quotidiana con la sua grigia routine, ci sono malintesi nella convivenza a due, erompono passioni vulcaniche per il fascino di un’altra persona. Non raramente l’estasi è seguita da delusione. Ci sono ritorni, perdoni, rinnovo di promesse e riconciliazioni. E così ci sono sempre ferite di troppo, che, anche se cicatrizzate, stanno lì a ricordare che un giorno erano sanguinanti.

L’amore è una fiamma viva che arde ma può arrivare anche a tremolare e coprirsi di cenere, fino a spegnersi. Non è che le persone nutrano odio l’una per l’altra. Rimangono indifferenti le une alle altre. E’ la morte dell’amore. Il verso 11 del Cantico Spirituale del mistico San Giovanni della Croce, canzoni di amore tra l’anima e Dio, esprime una fine osservazione: “La malattia dell’amore non si cura senza la presenza e la figura”. Non basta l’amore platonico, virtuale o a distanza. L’amore esige presenza. Vuole la figura concreta che non è più pelle a pelle ma faccia a faccia, mentre il cuore di uno sente i palpiti del cuore dell’altro.

Dice bene il mistico poeta: l’amore è una malattia che, per dirla con parole mie, si cura soltanto con quello che io chiamerei tenerezza essenziale. La tenerezza è la fonte dell’amore. Se tu vorrai conservarla, irrobustirla, dare sostenibilità all’amore sii tenero con il tuo compagno o la tua compagna. Senza l’olio della tenerezza non si alimenta la fiamma sacra dell’amore, si spegne.

Che cos’è la tenerezza? Di sfuggita, scartiamo le concezioni psicologizzanti e superficiali che identificano la tenerezza con la mera emozione e eccitazione del sentimento in presenza dell’altro. La concentrazione esclusiva nel sentimento genera il sentimentalismo. Il sentimentalismo è un prodotto della soggettività male integrata. È il soggetto che si sdoppia e celebra le sue sensazioni che l’altro ha provocato in lui. Non esce da se stesso.

Al contrario, la tenerezza irrompe esce quando la persona cessa di stare al centro, esce in direzione dell’altro, sente l’altro come altro, partecipa alla sua esistenza, si lascia toccare dalla sua storia di vita, l’altro marca il soggetto. Questi si attarda nell’altro, non per le sensazioni che gli produce, ma per amore, per la stima della sua persona e per la valorizzazione della sua vita e lotta. «Io ti amo non perché sei bella; sei bella, perché ti amo».

La tenerezza è l’affetto che riservato alle persone per se stesse. È premura senza ossessione. Tenerezza non è il femminile di rigore. E’ un affetto che, a modo suo, ci apre alla conoscenza dell’altro. Il Papa Francesco, a Rio, parlando ai vescovi latinoamericani, presentò loro «La rivoluzione della tenerezza» come condizione per un incontro pastorale verace.

In verità, noi conosciamo bene quanto nutriamo affetto e ci sentiamo coinvolti con la persona con cui vogliamo stabilire comunione. La tenerezza può e deve convivere con l’estremo impegno per una causa, come è stato splendidamente dimostrato dal rivoluzionario  Che Guevara (1928-1968). Di lui conserviamo  il motto ispiratore: «bisogna essere duri, ma senza mai perdere la tenerezza». La tenerezza include la creatività e l’auto-realizzazione della persona accanto e attraverso la persona amata.

La relazione di tenerezza non comporta angustia perché è libera dalla ricerca di vantaggi e di dominio. Intenerirsi è la forza del cuore stesso, e il desiderio profondo di condividere sentieri. L’angustia dell’altro è la mia, il suo successo è il mio successo e la sua salvezza o perdizione è la mia salvezza o perdizione e, in fondo, non solo mia ma quella di tutti.

Blaise Pascal (1623-1662) filosofo e matematico francese del 17º secolo, ha introdotto una distinzione importante che e ci aiuta a intendere la tenerezza: lo spirito di finesse dallo spirito di geometria.

Lo spirito di finesse è lo spirito di finezza di sensibilità, di premure e di tenerezza. Lo spirito non solo pensa e ragiona. Va oltre perché aggiunge al ragionamento sensibilità, intuizione e capacità di sentire in profondità. Dall’esprit de finesse nasce il mondo delle eccellenze, dei grandi sogni, dei valori e delle degli impegni per i quali vale spendere energie e tempo.

Lo spirito di geometria è lo spirito calcolatore e operaista, interessato all’efficacia e non al potere, Ma dove c’è concentrazione di potere, lì non c’è la tenerezza dell’amore. Per questo le persone autoritarie sono dure e senza tenerezza e, a volte, senza pietà. Ma è il modo-di-essere che ha imperversato nella modernità. E essa ha abbandonato in un angolo, sotto molti sospetti, tutto quello che ha a che a vedere con affetto e tenerezza,

Da ciò deriva pure il vuoto o spaventoso della nostra cultura “geometrica” con la sua pletora di sensazioni ma senza le esperienze profonde; con un accumulo fantastico di sapere ma con scarsa saggezza, un troppo vigore di muscoli di sensualismo, di artefatti di distruzione, mostrati nei serial killer ma senza tenerezza e senza attenzioni verso gli altri, verso la Terra, con i suoi figli e figlie, con il futuro comune di tutti.

L’amore e la vita sono fragili, la loro forza invincibile viene dalla tenerezza con cui vi abbiamo circondati e sempre vi alimentiamo.

Leonardo Boff è autore di A força da ternura, Mar di idéias, Rio 2012.

Traduzione di Romano Baraglia

3 Comentários leave one →
  1. diva de moraes permalink
    16/02/2014 22:56

    Favor traduzir textos de Leonardo Boff para o portugus! Grata. divademoraes2@gmail.com

  2. Maria Betânea permalink
    17/02/2014 10:59

    Leonardo,
    Gostaria de enviar-te um email, não encontro em suas mídias.

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