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AVER CURA DI MADRE TERRA E AMARE TUTTI GLI ESSERI

02/04/2014

L’amore è la forza più grande che esista nell’universo, negli esseri viventi e tra gli umani. Perché l’amore è una forza di attrazione, di unione e di trasformazione. Già l’antico mito greco lo formulava con eleganza: “Eros, il Dio dell’amore si alzò per creare la Terra. Prima, tutto era silenzio, vuoto e immobile. Adesso tutto è vita, allegria, movimento”. L’amore è l’espressione più alta della vita, che sempre irradia e chiede premure, perché senza le cure dovute, s’indebolisce, s’ammala e muore.

Humberto Maturana, cileno, uno dei maggiori esponenti della biologia contemporanea, ha mostrato con i suoi studi sull’autopoiesi – vale a dire sull’autorganizzazione della materia da cui risulta la vita – come l’amore sorge all’interno del processo evoluzionistico. Nella natura – afferma Maturana – si verificano due tipi di connessioni (che lui chiama accoppiamenti) degli esseri con l’ambiente e tra di loro: una necessaria, legata alla sussistenza stessa, l’altra spontanea, vincolata a relazioni gratuite, per affinità elettive e per puro piacere, nel fluire della vivenza stessa.

Quando quest’ultima avviene, anche in stadi primitivi dell’evoluzione di miliardi di anni fa, lì nasce la prima manifestazione dell’amore, fenomeno cosmico e biologico. Nella misura in cui l’universo si inflaziona e si complessifica, questa connessione spontanea e amorosa tende a incrementarsi. A livello umano, diviene sempre più forte e diventa il motore principale delle azioni umane.

L’amore si orienta sempre attraverso l’altro. Significa un’avventura abramica, quella di abbandonare la propria realtà e andare incontro al diverso e stabilire una relazione di alleanza, di amicizia e di amore con lui.

Il limite più disastroso del paradigma occidentale ha a che fare con l’altro, perché lo vede prima come ostacolo che come opportunità d’incontro. La strategia è stata ed è la seguente: o incorporarlo, o sottometterlo o eliminarlo, come ha fatto con le culture dell’Africa e dell’America Latina. Questo si applica pure alla natura. La relazione non è di appartenenza reciproca e di inclusione, ma di sfruttamento e sottomissione. Negando l’altro, si perde l’opportunità dell’alleanza, del dialogo e del mutuo apprendistato. Nella cultura occidentale ha trionfato il paradigma dell’identità. Con esclusione della differenza. E questo ha generato molta arroganza e violenza.

L’altro gode di un vantaggio: permette di sorgere all’ethos che ama. Fu vissuto dal Gesù storico e dal paleocristianesimo, prima di costituirsi in istituzione con dottrine e riti. L’etica cristiana è stata influenzata più dai maestri greci che dal sermone della montagna e dalla pratica di Gesù. Il paleocristianesimo, al contrario, dà assoluta centralità all’amore dell’altro, che per Gesù è identico all’amore verso Dio. L’amore è talmente centrale che chi lo possiede, ha tutto. Lui testimonia che questa sacra convinzione che Dio è amore (1Gv 4,8), che l’amore viene da Dio (1Gv 4,7) e che l’amore non morirà mai (1Co 13,8). Questo amore incondizionato e universale include anche il nemico (Lc 6,35). L’ethos che ama si esprime nell’ aurea legge, presente in tutte le tradizioni dell’umanità: “Ama il prossimo come te stesso”; “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Papa Francisco ha riscattato il Gesù storico: per lui sono più importanti amore e misericordia che dottrina e disciplina.

Secondo il cristianesimo Dio stesso si è fatto altro attraverso l’incarnazione. Senza passare attraverso l’altro che ha fame, è povero, pellegrino e nudo non si può né incontrare Dio, né raggiungere la pienezza di vita (Mt 25,31-46). Questo uscire da se stessi verso l’altro per amarlo in lui stesso, amarlo senza ritorno, in forma incondizionata fonda l’ethos il più inclusivo possibile, il più umanizzante che si possa concepire. Quest’amore ha un movimento solo, va all’altro, a tutte le cose e a Dio.

In occidente è san Francesco di Assisi che meglio esprime quest’etica amorosa e cordiale. Lui unisce le due ecologie, quella interioreche integra le sue emozioni e desideri, e quella esteriore, facendosi fratello di tutti gli esseri. Eloi Leclerc, uno dei migliori pensatori francescani del nostro tempo. sopravvissuto ai compi di sterminio di Buchenwald commenta: “Invece di irrigidirsi e chiudersi in un superbo isolamento, Francesco si lascia spogliare, si fa piccolo piccolo e si mette con grande umiltà in mezzo alle creature. Prossimo e fratello delle più umili tra di loro. Confraternizza con la terra stessa col suo humus originale, con le sue radici oscure. Ecco che la nostra sorella e Madre-Terra apre davanti ai suoi occhi meravigliati il sentiero di una fraternità senza limiti, senza frontiere. Una fraternità che abbraccia tutta la creazione. L’umile Francesco diventa fratello del sole, delle stelle, del vento, delle nuvole, del’acqua, del fuoco, di tutto quello che vive e perfino della morte”.

Questo è il risultato di un amore che abbraccia tutti gli esseri, vivi e inerti, con dolcezza, tenerezza e amore. L’ethos che ama fonda un nuovo senso del vivere. Amare l’altro, sia un essere umano, sia un qualsiasi altro rappresentante della comunità di vita significa dar loro ragione di esistere. Non c’è motivo d’esistere. Esistere è pura gratuità . Amare l’altro è volere che esista, perché l’amore fa diventare l’altro importante. “Amare un persona è dirgli: tu non potrai morire mai” (G. Marcel); “Tu devi esistere, tu non puoi andartene via”.

Quando qualcuno o qualcosa si fanno importante per l’altro, nasce un valore che mobilita tutte le energie vitali. Perciò, quando qualcuno ama, ringiovanisce e ha la sensazione di cominciare la vita di nuovo. L’amore è fonte di suprema gioia.

Solamente questo ethos che ama è all’altezza delle sfide di fronte alla Madre-Terra devastata e minacciata nel suo futuro. Questo amore ci potrà salvare tutti, perché abbraccia e trasforma i distanti in prossimi e i prossimi in fratelli e sorelle.

Leonardo Boff è autore de O cuidado necessario, Vozes 2013.

 

Traduzione di Romano Baraglia

 

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