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Il riscatto del contratto naturale con la Terra

11/06/2014

Fino a questo momento, il sogno dell’uomo occidentale e bianco, diventato universale a causa della globalizzazione, era quello di dominare la terra e spremerla per trarne benefici senza limiti. Questo sogno, dopo quattro secoli, è diventato un incubo. Come mai prima, l’apocalisse può accadere provocata proprio da noi stessi, come ha scritto prima di morire il grande studioso di storia Arnold Toynbee.

Per questo, è necessaria una ricostruzione della nostra umanità e della nostra civiltà con un altro tipo di relazione con la Terra perché sia sostenibile. Vale a dire: affinché riesca a mantenere le condizioni di manutenzione di riproduzione della vita. Tutti loro hanno valore intrinseco e per questo sono soggetti di diritti.

Ogni contratto è fatto a partire dalla reciprocità, dallo scambio e del riconoscimento di diritti di ognuna delle due parti. Dalla Terra abbiamo ricevuto tutto: la vita e i mezzi per vivere. In cambio, nel nome del contratto naturale, abbiamo il dovere di gratitudine, di contraccambio e di cura perché essa abbia sempre la vitalità per fare quel che ha sempre fatto per noi tutti. Ma noi, da molto tempo, abbiamo invalidato questo contratto.

Per rifarlo, dobbiamo fare come il figlio prodigo della parabola di Gesù. Tornare alla Terra, la Casa Comune, e chiedere perdono. Questo perdono si traduce in un cambio di condotta nel senso del rispetto e delle attenzioni che essa merita. La Terra è nostra Madre, la Pacha Mama degli Andini e la Gaia dei moderni.

Se non stabiliremo di nuovo questo nesso, difficilmente potremo sopravvivere. Lei può non volerci più sulla faccia della terra. Perciò la sostenibilità a questo punto è essenziale. O essa prevarrà o conosceremo la tragedia del sistema-vita e per la specie umana.

Nonostante tutte le rotture del contratto naturale, la Madre Terra ci invia ancora segnali positivi. Nonostante il riscaldamento globale, l’erosione della biodiversità, il sole continua a nascere, i fringuelli continuano a cinguettare la mattina, i fiori sorridono ai passanti e l’uccello del paradiso vola di qua e di là e sopra due gigli in boccio, i bambini continuano a nascere e a darci la conferma che Dio crede ancora nell’umanità e che questa avrà un futuro.

Rifare il contratto naturale implica riscattare quella visione e i valori rappresentati dal discorso delle cacicco Seattle, della etnia dei Duvamish, proferito davanti a Isaak Stevens, governatore del territorio di Washington nel 1856:

«Una cosa sappiamo: la Terra non appartiene all’uomo. È l’uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose stanno collegate tra di loro. Quello che ferisce la Terra, ferisce anche i figli e figlie della Madre Terra. Non è l’uomo che ha tessuto la tela della vita; lui è puramente figlio della stessa. Tutto quello che farà alla tela, lo farà a se stesso… Noi potremmo capire le intenzioni dell’uomo bianco, se conoscessimo i suoi sogni, se sapessimo quali le speranze che trasmette i suoi figli e figlie nelle lunghe notti d’inverno e quali le visioni di futuro che offre alle loro menti perché si possono formulare desideri per i giorni a venire».
Il giorno 22 aprile del 2009, dopo lunghi e difficili negoziati, l’ Assemblea dell’Onu ha accolto l’idea, per voto unanime, che la Terra è Madre. Questa dichiarazione è carica di significato. Terra come suolo e sostegno può essere trattata, utilizzata, comprata e venduta. La Terra come Madre non può essere venduta né comprata ma amata, rispettata e curata come facciamo con le nostre mamme. Questo comportamento rafforzerà il contratto naturale che conferire sostenibilità al nostro pianeta, perché ristabilisce la relazione di reciprocità.

Il presidente della Bolivia, l’indigeno Aymara Evo Morales, continua a ripetere che il secolo 21º sarà il secolo dei diritti della Madre Terra, della natura e di tutti gli esseri vivi. Nel suo pronunciamento all’Onu il giorno 22 aprile 2009, (quel giorno che anch’io stavo presente personalmente, perché toccava a me fare il discorso sui fondamenti teorici della Terra come Madre), elencò alcuni di questi diritti della Madre Terra:

· il diritto di rigenerarsi e alla sua biocapacità;

· il diritto alla vita, garantito a tutti gli esseri viventi, specialmente a quelli minacciati da estinzione;

· il diritto a una vita pura, perché Madre Terra ha diritto di vivere libera da contaminazioni e inquinamenti di qualsiasi ordine;

· il diritto all’armonia e l’equilibrio con tutte le cose della Madre Terra.

Questa visione permette di rinnovare il contratto naturale con la Terra che, articolato con il contratto sociale tra i cittadini, finirà per rinforzare la sostenibilità planetaria.

Per i popoli indigeni questo atteggiamento era naturale. Noi, nella misura in cui abbiamo perso l’aggancio con la natura, abbiamo perso anche la coscienza della nostra relazione di riconoscenza e gratitudine verso di lei. Da qui l’importanza di incontrarli e imparare da loro il rispetto e la venerazione che la Terra merita.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

 

 

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