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Festeggiare è affermare la bontà della vita

23/07/2014

Il tema della festa è un fenomeno che ha sfidato grandi nomi del pensiero come R. Caillois, J. Pieper, Harvey Cox, J. M oltmann e Nietsche stesso. È che la festa rivela quello che c’è un ancora di mitico in noi, frammezzo alla prevalenza della fredda razionalità. Quando si è giocata la Coppa, nei mesi di giugno e luglio del corrente anno 2014, han fatto irruzione grandi festeggiamenti , in tutte le classi sociali, autentiche celebrazioni. Anche dopo l’umiliante sconfitta del Brasile, nella partita contro la Germania, non sono cessate. In costa Rica, pur non essendo campioni del mondo, ci hanno fatto vedere un Calcio eccellente e perfino il presidente è sceso in piazza a festeggiare. Idem, in Colombia. La festa fa dimenticare gli insuccessi, sospende il terribile quotidiano e il tempo degli orologi. È come se, per un momento, partecipassimo all’eternità, visto che durante la festa non ci accorgiamo del tempo che passa.

La festa, in sé, è libera da interessi e finalità anche se sono previste feste per fare affari, che si trasformano spesso in bevute, mangiate e vendita di prodotti. Ma nella festa-festa, tutti stanno insieme per imparare o insegnare qualcosa gli uni algi alri, contenti di trovarsi lì, uno accanto all’altro mangiando e bevendo in amicizia e concordia. La festa riconcilia tutte le cose, e ci lascia con la saudade del paradiso delle delizie, saudade che non si è mai spenta. Platone sentenziava giustamente: “Gli dei hanno inventato le feste per riposarsi un po’ ”. La festa non è solo un giorno degli uomini, ma anche “uno dei giorni che il Signore ha fatto” , come dice il Salmo 117,24.

Effettivamente, se la vita è una camminata impegnativa, abbiamo a volte bisogno, dobbiamo fermarci per prender fiato e, confortati, seguitare.

La festa pare un regalo che ormai non dipende più da noi, e che non possiamo manipolare. Si può preparare, la festa, ma la festosità, vale a dire, lo spirito della festa, nasce spontaneo. Nessuno lo può prevedere e nemmeno produrre, assolutamente. L’unica cosa che possiamo fare è prepararci interiormente e esteririomente, e accoglierla.

Appartiene alla festa di tipo sociale, (Matrimoni, anniversari) il vestito della festa, le bellurie, la musica e perfino la danza. Da dove nasce l’allegria della festa? Nietzsche è stato quello che forse ha meglio formulato la risposta, “Per rallegrarsi di qualcosa, per poter festeggiare sul serio, è necessario dire a tutte le cose: benvenute”. Dunque per poter festeggiare sul serio, dobbiamo affermare positivamente la totalità delle cose: “Se potremo dire ‘sì’,avremo detto contemporan eamente sì’ non solo a noi stessi ma alla totalità dell’esistenza”(Der Willer zur Macht, libro IV; Zucht und Zuchtigung, n. 212).

Questo, sì, soggiace alle nostre decisioni quotidiane, sul posto di lavoro, con le nostre preoccupazioni per la famiglia, nella convivenza con i nostri colleghi di lavoro. La festa è il tempo forte in cui il senso segreto della vita è vissuto addirittura in modo inconscio. Dalla festa usciamo ancora più forti per affrontare le esigenze della vita.

In gran parte, la grandezza di una religione, cristiana o no, risiede nella sua capacità di festeggiare i suoi santi e maestri, i tempi sacri, le tappe fondamentali Nella festa cessano le interrogazioni del cuore e il praticante celebra l’allegria della sua fede con i fratelli e le sorelle che condividono le sue stesse convinzioni, ascoltano la stessa Parola sacra e si sentono vicinissimi a Dio.

Vivendo così la festa religiosa percepiamo come sia equivoco il discorso che in modo sensazionale annuncia la mote di Dio (Frohliche Wissenchaft III, aforismo 343 e 125).

Per il fatto che abbiamo smarrito la giovialità, gran parte della nostra cultura non sa festeggiare. Conosce certo gli ambienti frivoli, mangiate e bevute in eccesso, linguaggio grossolano e feste organizzate come commercio, dove c’è quasi tutto tranne allegria e giovialità.

La festa dev’essere preparata e soltanto dopo celebrata. Senza questa disposizione interiore corre il rischio di perder il suo senso alimentatore della vita dura che viviamo. Al giorno d’oggi viviamo in mezzo a feste. Ma poiché non sappiamo né prepararci e nemmno prepararle, ne usciamo vuoti o sazi, mentre il suo significato era di ricaricarci con un signficato superiore, per portare avanti la vita sempre in assetto di sfida e, per i più, travagliata.

Traduzione di Romano Baraglia

 

 

 

 

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