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Il morbo del fondamentalismo

09/10/2014

Tutto ciò che è sano, può ammalare. La religione contrariamente a quello che ne dicono i suoi detrattori come Freud, Marx, Dawkins e altri s’iscrive dentro a una realtà sana: la ricerca da parte dell’essere umano delle Realtà Ultime, che conferiscono senso definitivo alla storia e all’universo. Questa ricerca è legittima ed è testimoniata nelle più antiche espressioni dell’homo sapiens/demens. Essa però può conoscere versioni non sane. Una di queste, oggigiorno la più frequente, è il fondamentalismo religioso che si manifesta anche nei paesi dove, in politica, regna il pensiero unico.

In fondamentalismo non è una dottrina a sé stante ma un atteggiamento e una forma di intendere e di vivere la dottrina. L’atteggiamento fondamentalista nasce quando la verità della propria chiesa o del gruppo è intesa come unica legittima, con l’esclusione di tutte le altre, ritenute erronee e per questo prive del diritto a esistere. Se uno immagina che unicamente il suo punto di vista è valido, è condannato ad essere intollerante. Quest’atteggiamento chiuso porta al disprezzo, alla discriminazione e alla violenza religiosa o politica.

Il covo del fondamentalismo si trova, storicamente, nel protestantesimo nord americano alla fine del secolo 19º quando irruppe la modernità non soltanto tecnologica ma anche nelle sue forme democratiche di convivenza politica e nella liberalizzazione dei costumi. In questo contesto nacque una dura reazione da parte della tradizione protestante, fedele agli ideali dei «padri fondatori», tutti venuti dal rigorismo dell’etica protestante. Il termine fondamentalismo riporta a una collezione di libri pubblicati dall’Università di Princeton dai presbiteriani che portava come titolo Fondamentals. A Testimony of truth (1909-1915: “I fondamenti, la testimonianza della verità”).

Questa collezione proponeva un antidoto alla modernizzazione: un cristianesimo rigoroso, dogmatico, fondato su una lettura letterale della Bibbia, considerata infallibilie e inerrante in ciascuna delle sue parole, perché considerata Parola di Dio. Si opponevano a qualsiasi interpretazione esegetico-critica della Bibbia e all’aggiornamento del suo messaggio per i contesti attuali.

Questa tendenza fondamentalista, fin da allora, è sempre stata presente nella società e nella politica statunitense. È stata coronata da espressione religiosa nelle cosiddette “Electronic Churches”, quelli chiese che si avvalgono dei moderni mezzi televisivi di comunicazione che coprono il paese da costa a costa e che hanno il loro gemelli in Brasile e in America Latina. Essi combattono i cristiani liberali, coloro che praticano l’interpretazione scientifica della Bibbia e accettano i movimenti moderni delle femministe, degli omosessuali e di quelli che difendono la depenalizzazione dell’aborto. Tutto questo è interpretato da loro come opera di Satana.

Il lato politico ha finito per assimilare quello religioso agganciandolo del “destino manifesto”, creato dopo l’incorporazione dei territori del Messico da parte degli Stati Uniti secondo cui gli statunitensi hanno il destino divino di portare il chiarimento, i valori e della roprietà privata, del libero mercato, della democrazia e dei diritti per tutti i popoli come sosteneva il secondo presidente degli Stati Uniti, John Adams. Come recitava la versione popolare e politica, gli americani sono “il nuovo popolo eletto” che condurrà tutti alla “Terra dell’Emmanuele, sede di quel regno nuovo e singolare che sarà concesso a i Santi del’ Altissimo” (K. Amstrong, Em nome de Deus, Companhia das letras, São Paulo 2001).

Questo amalgama religioso-politico, ha dato origine all’arroganza e all’unilateralismo nelle relazioni internazionali della politica estera nordamericana che perdura ancor oggi sotto Barak Obama.

Una tipologia del genere si ritrova in gruppi cattolici estremamente conservatori che ancora sostengono che “fuori della chiesa non c’è salvezza). Si affannano a convertire le persone più che possono per liberarle dall’inferno. I gruppi evangelici specialmente e settori delle chiese carismatiche con i loro programmi di TV rivelano ragionamenti fondamentalisti, particolarmente davanti alle religioni afro brasiliane, perché considerano le loro celebrazioni come opere di Satana. Da questo i frequenti esorcismi e perfino l’invasione di terreno per “purificarli” da Exu.

Il fondamentalismo più visibile tanto in gruppi cattolici quanto i gruppi evangelici si mostra nelle questioni morali: sono inflessibili davanti al problema dell’aborto, alle unioni di omosessuali, all’impegno delle donne per la loro libertà di decisione. Muovono vere guerre ideologiche attraverso le reti sociali e i mezzi di comunicazione a tutti coloro che discutano tali questioni, anche se in agenda in tutte le società aperte.

Purtroppo abbiamo una candidata alla presidenza della Repubblica, Marina Silva, che manifesta un tipo di fondamentalismo che è il biblicismo. Fanno una lettura letterale della Bibbia, come se in essa si trovasse la soluzione di tutti i problemi. Come ha detto bene papa Francesco, la Bibbia prima di essere un deposito di verità è una fonte ispiratrice per iniziative umane benefiche. Essa deve essere posta dietro alla testa per illuminare la realtà e non davanti agli occhi solo nascondendo così la realtà.

Lo Stato brasiliano è laico e pluralista. Accoglie tutte le religioni senza aderire a nessuna. In forza della costituzione non è lecito a una determinata religione imporre a tutta la nazione i suoi punti di vista. Un’autorità può avere le sue convinzioni religiose ma non è attraverso queste ma attraverso le leggi e seguendo lo spirito democratico che deve governare. Esistono quattro Vangeli non uno solo e convivono: la diversità delle interpretazioni che danno nel messaggio di Gesù è un esempio di ricchezza della diversità. Dio stesso è la convivenza eterna delle tre persone divine che attraverso l’amore formano un solo Dio. Feconda è la diversità.

Traduzione di Romano Baraglia

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