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Che cosa c’è dietro l’odio verso il PT? (II)

22/03/2015

Lo abbiamo già detto in questo spazio e lo ripetiamo: l’odio disseminato nella società e nei mezzi di comunicazione di massa non è tanto diretto al il PT, quanto a quello che il PT ha reso possibile con iniziative a favore delle grandi maggioranze emarginate e impoverite del nostro paese: la loro inclusione sociale e il recupero della loro dignità. Non sono pochi i beneficiati dei progetti sociali che hanno testimoniato: «Mi sento orgoglioso non perché posso mangiare meglio e viaggiare in aereo, cosa che mai avrei potuto prima, ma perché adesso ho ritrovato la mia dignità». Questo è il più alto valore politico e morale che un governo può presentare. Non soltanto garantire la vita del popolo, ma aiutarlo a sentirsene degno, un qualcuno che è parte della società.

Nessuno dei passati governi della nostra storia è riuscito in quest’impresa memorabile. Mancavano le condizioni per farlo, perché mai c’era stato interesse per fare, di queste masse sfruttate di indigeni, schiavi e coloni poveri, un popolo cosciente e attivo nella costruzione di un progetto-Brasile.

Importante era mantenere la massa come massa, senza possibilità di uscire dalla condizione di massa, poiché così non avrebbero potuto costituire una minaccia al potere delle classi dominanti, conservatrici e altamente insensibili alle sofferenze del prossimo. Queste élites non amano la massa impoverita. Ma sono terrorizzate da un popolo che pensa.

Per conoscere questa anti-storia, consiglio ai politici, ai ricercatori e ai lettori studio più minuzioso che io conosca: «A politica de conciliação: Historia cruenta e incruenta», un ampio capitolo di 88 pagine del classico «Conciliação e reforma in Brasile» di José Honório Rodriguez (1965, pp 23-111). Lì si descrive come la dominazione di classe in Brasile, da Mende de Sà ai tempi moderni è stata estremamente violenta e sanguinosa, con molte fucilazioni e impiccagioni e persino guerre ufficiali di sterminio contro tribù indigene e contro i botocudos nel 1808 .
Falso sarebbe pure pensare che le vittime avessero un comportamento conformista. Al contrario, hanno reagito pure con ribellioni e violenza. È stata la massa di indigeni e neri, meticci e caboclos che più ha lottato e è stata repressa crudelmente, senza nessuna pietà cristiana. La nostra terra è stata inzuppata di sangue.

Le minoranze ricche dominanti elaborarono una strategia di conciliazione tra di loro, sulla testa del popolo e contro il popolo, per mantenere il dominio: lo stratagemma è sempre stato lo stesso. Come scrive Marcel Burstztyn (O paìs das alianças: as elites e o continuismo no Brasil, 1990): “Le regole del gioco non sono mai state cambiate, soltanto mischiate diversamente le carte, ma sempre prese dallo stesso mazzo”.

È stato partire dalla politica coloniale, continuata fino al giorno d’oggi che si sono gettate le basi strutturali della esclusione in Brasile, come è stato mostrato da grandi storici, specialmente da Simone Schwartzman con il suo Bases do autoritarismo brasileiro (1982) e di Darcy Ribeiro con il suo grandioso «O povo brasileiro» (1995). ).

Esiste, inoltre, e ha radici profonde, il disprezzo per il popolo. Piaccia o non piaccia. Questo disprezzo colpisce il nordestino, ritenuto ignorante (mentre a mio modo di vedere è estremamente intelligente, vedi i suoi scrittori e artisti), gli afrodiscendenti, in generale quelli economicamente poveri, gli abitanti delle favelas e i portatori di un’altra opzione sessuale.

È successo comunque che ha fatto irruzione un cambiamento profondo grazie alle politiche sociali del PT: coloro che non erano cominciarono a essere. Hanno potuto comprare una loro casetta, il loro carrettino, sono entrati negli shopping, hanno viaggiato in aereo e a migliaia hanno avuto accesso a beni che prima erano esclusivi delle élites economiche.

Secondo il ricercatore Marcio Pochmann nel suo Atlas da desigualdade social no Brasil: 45% di tutto il reddito e della ricchezza nazionale e delle rendite viene intascato dalle élites economiche, in tutto appena 5000 famiglie allargate. Le nostre élites, questo sono. Vivono di rendita e di speculazione finanziaria, pertanto guadagnano soldi senza lavorare. Poco o niente investono per far decollare uno sviluppo necessario e sostenibile.

Vedono, spaventate, l’ascesa delle classi popolari e del loro potere. Queste invadono i loro luoghi esclusivi. Comincia una piccola democratizzazione degli spazi.

Queste élite hanno formato attualmente un blocco storico con alla base la rete dei grandi mezzi di comunicazione di massa: giornali e televisione, profondamente censurati per il popolo, perché non mostrano avvenimenti importanti; banchieri, impresari impegnati a fare cassa, poco importa la devastazione della natura, e ideologi (non intellettuali) specializzati nella critica a tutto quello che viene dal governo del PT e suggeritori di banalità intellettuali a difesa dello statu quo.

Questa costellazione antipopolare e anti-Brasile suscita, nutre e diffonde l’odio verso il PT come espressione dell’odio contro coloro che Gesù ha chiamato “I più piccoli dei miei fratelli e sorelle”. Come teologo mi domando angustiato: nella sua grande maggioranza queste élites sono cristiani e cattolici. Come accostare questa pratica perversa al messaggio di Gesù? Che cosa avranno insegnato in molte università cattoliche e nelle centinaia di scuole cristiane per permettere che sorgesse questo movimento blasfemo che colpisce Dio stesso, che è amore e compassione e che ha preso le difese di coloro che gridano perché vogliono vita e giustizia? Ma io capisco, perché per loro vale il proverbio spagnolo: tra Dio e il denaro, il secondo è il primo.

LBoff è columnist del Jornal do Brasil, scrittore e filosofo.
Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

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  1. Adriano Berao Costa permalink
    23/03/2015 5:46

    ESTÉTICA MIDIÁTICA E TORPOR IDEOLÓGICO

    …E 13 ANOS SE PASSARAM…

    Tenho debatido com Marco Magioli e com Leonardo Boff sobre a conjuntura política. Para eles minhas palavras soam como uma “cantilena”.
    Porém, o método da “cantilena” parece tê-los contaminado, afinal por várias vezes me respondem com o argumento de que os reajustes do salário mínimo, elevando-o a patamares nunca antes alcançados neste país, são a grande obra da coalizão que vem governando o Brasil há 13 anos. E mais, o referenciam ao dólar, moeda calibrada pela energia, pelo suor e pelo sangue de uma MAIORIA oprimida por necessidades impostas – psíquica e corporalmente – por mercados que não consideram o indivíduo e o planeta.
    Sinceramente não estou preocupado com este salário mínimo de 788 Reais por sabê-lo inconstitucional e muito aquém dos 2.975,55 (valores de dezembro) do DIEESE, Departamento Intersindical de Economia e Estatística.
    Estou preocupado, isto sim, com nossas gerações atuais e futuras.

    É da “natureza” do dinheiro – ingrediente do Capital – circular. Não por engano os economistas referem-se a ele como “corrente”, no sentido de percurso, via, força de movimento. E não considero que ele – o Dinheiro – possua ideologia e tão pouco se submeta a qualquer uma neste seu movimento. É inútil controlar seu fluxo.
    As ideologias têm a ver, isto sim, com a velocidade deste sistema, com sua direção, sentido e objetivos. É ai que minha “cantilena” serve de alerta e crítica.
    Um salário mínimo de 788 Reais subverte o significado de “corrente” e como no português esta palavra tem dois sentidos, acaba por aprisionar toda a Nação num calabouço de migalhas.
    Menos de 5% do dinheiro dos capitais envolvidos em empreendimentos públicos e privados destina-se à remuneração da Força de Trabalho.
    Isto é a contabilização de uma brutal concentração de renda pública e privada e o capital se estatiza e se oligopoliza, via de regra associados, na exploração, na corrupção e na acumulação. Pensadores, legisladores e operadores políticos de esquerda sabem disso.
    Afirmo que é preciso fazer o dinheiro circular entre a população de forma caudalosa e não a conta-gotas, distribuindo migalhas.
    Nós estamos fazendo com o fluxo do dinheiro o mesmo que fizemos com nossos arroios nas nossas cidades: os transformamos em valões assoreados e cheio de ligações clandestinas, quando não, represados para fins privados ou de políticas de drenagem equivocadas.
    Tu podes dar vales, tickets, pensões, benefícios assistenciais ou qualquer outro crédito direto ou indireto e na verdade estarás dando continuidade e alimentando, com precisão cada vez mais cirúrgica, o processo de concentração e acumulação de capitais.
    As pessoas precisam se alimentar, vestir-se, estudar, trabalhar, ter moradia, circular, cuidarem de si próprias e dos seus, se sentirem seguras e saudáveis e se divertir. Viver! Isto é fato.

    Mas afinal, quantos e quais grupos de alimentação existem no país? Quantos e quais fabricantes de tratores, de lápis, de bacias de plástico?

    Este é o nosso inimigo: a concentração que induz à acumulação e à exclusão!

    Quantos e quais fabricantes de automóveis?
    Quantos e quais fabricantes de remédios? De brinquedos?
    Quantos e quais fabricantes de smarthphones? De telhas? De canos? Fios elétricos?
    Quantas franquias nacionais estão entre as 50 maiores do mundo?
    Quantas famílias ou grupo de famílias ou bairros de produção rural ou cooperativas populares ou agro-indústrias populares operam no país?
    Quantos fabricantes de aviões?
    Quantos desenvolvedores e fabricantes de células fotovoltáicas?
    Quantos e quais fabricantes de cimento e aço? De plástico? De fibra de carbono?
    Quantas construtoras e não empreiteiras mancomunadas com os eventualistas do poder?
    Quantos filósofos, cientistas sociais, dentistas e psicanalistas?
    Quantos professores, arquitetos, urbanistas, geólogos, biólogos e engenheiros ambientais?
    Quem olha para a indústria virtual, do turismo e do entretenimento? Atividades limpas que podem ser uma saída ambiental, ao que afinal TUDO está submetido e condicionado, embora eu considere que os caminhos para a inovação estejam despavimentados no Brasil por inoperância dos operadores econômicos do Estado.
    Quais destes setores e segmentos produtivos e genuinamente nacionais recebem apoio dos órgãos de financiamento e fomento públicos e que realmente necessitam e não se prestam ao pagamento de propinas ou não são exigidos burocraticamente por garantias e avais discriminatórios?

    O PAÍS SE ENTOPE DE QUINQUILHARIAS E TECNOLOGIAS IMPORTADAS E ENGASGA-SE COM SUA CRIATIVIDADE, INICIATIVA E INSIGHTS. A INDÚSTRIA SUCUMBE, OS EMPREGOS EVAPORAM-SE, OS SERVIÇOS SE DESQUALIFICAM E A AGRO-INDÚSTRIA SE OLIGOPOLIZA E FICAMOS REFÉNS DE COMMODITIES.
    ATÉ QUANDO VAMOS NOS AUTOFAGIR EM DÉFICITS PÚBLICOS E ALIMENTAR OS PARASITAS INTERNOS E EXTERNOS COM SUPERÁVITS PRIMÁRIOS?

    Agora estamos em meio a um Ajuste Fiscal, leia-se o PAGAMENTO DAS ELEIÇÕES. E esta conta não aparecerá na prestação de contas à Justiça Eleitoral. E vejam, não é uma conta partidária de Caixa2, é uma conta POLÍTICA e perversa.

    Nossas áreas urbanas, no que diz respeito à habitação, circulação, saneamento básico e qualidade de obras de engenharia são o quadro do caos e da falta de qualidade. Pelo mesmo motivo falo da saúde e da segurança, envolvendo a prevenção, o sistema prisional e as ações de segurança pública.
    Quanto à educação me parece haver um esforço com cursos técnicos, acesso às universidades e à pós-graduações e mestrados. Mas o ensino infantil e fundamental são o quadro da dor, o que acaba por não alicerçar as medidas tomadas nesta área.
    É neste sentido que afirmo: nossa “sociedade” está maquiada e sonolenta, apaziguada por um consumo inconsequente e gerador de desperdício. Ao mesmo tempo, um mínimo de carência material faz surgir em cérebros ocos saudades de regimes autoritários que ofereciam pequenas doses de conforto e ascensão social em troca de silêncio, ordem, obediência e conformidade. A repressão fez escola.

    Por tudo isso considero os pensadores e tomadores de decisão do governo não producentes e desfocados de princípios populares e de base.
    Se o sistema político é indutor de “coalizões” frankstenianas e se for isto que nos leva à excrescências programáticas, que se mude o sistema e não nos escondamos atrás de índices e porcentagens que na verdade mascaram a incapacidade ou a falta de coragem de formularmos políticas genuinamente populares e distributivas. Esta, afinal, considero a função primordial da política parlamentar, jurídica e administrativa, cujo caldo cultural deve ser o sistema participativo universal, sincera e honestamente convocado e com poder deliberativo, escopo de uma Esfera Pública Não-Estatal.

    Doei mais de 35 anos da minha vida para levar ao poder uma ideia generosa e revolucionária porque, desde que me reconheço como um ser político, sonho com outro mundo e acredito que outro mundo é possível.
    Mas eu quero ver este outro mundo. Quero que meus filhos vejam este outro mundo. Quero que meus netos, meus amigos de carne e alma e virtuais, vejam este outro mundo e mais, quero estar com eles neste outro mundo.
    Nossa esperança precisa estar grávida!
    Neste sentido considero a militância de esquerda sequestrada e possuída por uma variação da Síndrome de Estocolmo.
    Não é possível que lutamos tanto a custa de vidas e de amores apenas para trocarmos as moscas.

    Mas vejo o sol se por e estou certo de que a noite não será longa e que não será este o último Por-de-Sol dos séculos.
    Reafirmo: O PAÍS ESTÁ MAQUIADO E SONOLENTO. A MILITÂNCIA DE ESQUERDA FOI SEQUESTRADA E ESTABELECEU-SE UMA SÍNDROME DE ESTOCOLMO COLETIVA..

    Cito Lênin:

    – “É preciso sonhar…mas com a condição de crer em nossos sonhos…de confrontar nossos sonhos com a realidade…de realizar ESCRUPULOSAMENTE nossa fantasia.”

    …e contesto, de minha lavra:

    Nem tudo o que é sólido se desmancha no ar. No máximo se dissolve no todo. E somos todos um.

    Por fim, o Mestre Jesus:

    “…EU VIM PARA QUE TIVÉSSEIS VIDA E VIDA EM ABUNDÂNCIA.”

    E 2015 anos se passaram…

    ADRIANO BERAO COSTA – GRAVATAI – RIO GRANDE DO SUL – BRASIL / 13 DE MARÇO DE 2015

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