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LEONARDO BOFF e IL SUO RAPPORTO A L’ENCICLICA “CURA DE LA CASA COMUNE”

28/06/2015

È apparso nel JORNAL DO BRASIL 14/06/2015 questa intervista che forse può interessare a parecchi lettori. Il testo è questo:

“Leonardo Boff, columnist del Jornal do Brasil, è stato uno degli attori che hanno aiutato a montare l’enciclica di Papa Francesco dedicata all’ambiente e divulgata giovedì scorso. In una intervista “e-mail”, ha spiegato come i suoi testi e contributi sono arrivati fino a Bergoglio, «una delle maggiori leadership mondiali, sia in campo religioso, sia in campo politico». Ha commentato inoltre il modo con cui il Papa ha affrontato delicati problemi e anche le risposte di potenze mondiali alle minacce “contro la nostra unica casa comune”.

“Vedo pochi passi avanti, perché gli interessi economici si sovrappongono alla preoccupazione per la salvezza dell’unica casa comune che abbiamo da abitare” – dice Boff in un’intervista al Jornal do Brasil – “c’è una irresponsabilità incosciente e colpevole nei riguardi delle minacce che pesano sul nostro futuro. Se quello che dice la comunità scientifica mondiale fosse ascoltato, ben altri sarebbero i risultati degli incontri organizzati dall’Onu sul riscaldamento globale e sulla crescente erosione della biodiversità”, mette in guardia Boff. “Il mio presentimento oscilla tra la catastrofe e la crisi”, continua.

Il Papa Francesco ha stabilito una “relazione intima tra i poveri e la fragilità del pianeta” nell’enciclica Laudato Si’ sulla cura della casa comune, divulgata giovedì scorso e pubblicata in portoghese dalle Edizioni Paoline. In gennaio, durante la visita alle Filippine, Francesco ha dimostrato preoccupazione per l’ecologia, affermando “la necessità di vedere, con gli occhi della fede, la bellezza del piano di salvezza di Dio, il legame tra l’ambiente naturale e la dignità della persona umana”.

Per Boff, “lo scandalo della povertà mondiale, in un mondo ad altissimo consumo, la devastazione degli ecosistemi e le minacce che pesano sulla nostra casa comune, trascurata e maltrattata,” preoccupano costantemente Papa Francesco.

Legga il testo integrale dell’intervista di LBoff al JB: JORNAL DO BRASIL –

Come sono andate le vostre conversazioni durante l’elaborazione dell’enciclica?

Vi siete incontrati personalmente?

Leonardo Boff – E’ con qualche difficoltà che rispondo alle domande dell’intervista, perché non vorrei creare l’impressione di attribuirmi un’importanza che in realtà non ho. Se voi mi domandate: tu hai aiutato il Papa a scrivere l’enciclica? Devo dire: no. Io ho soltanto messo a disposizione del materiale, dei mattoncini con i quali, volendo, potrebbe costruire qualche cosa. Non ho mai avuto incontri personali con Papa Francesco, soltanto indiretti. Innanzitutto attraverso un’amica comune, Clelia LURO, alla quale lui telefonava da Roma tutte le domeniche verso le 10,00. Attraverso di lei, mi mandava messaggi e mi faceva richieste di testi. All’inizio mi chiese un testo che l’ex-presidente dell’assemblea dell’Onu (gestione 2008-2009), Miguel d’Escoto e io avevamo elaborato per farne il cippo teorico della nuova Onu ancora allo studio: “Declaración Universal del Bien comun de la Madre Tierra y de la Humanidad”. Il testo è ordito all’interno del nuovo paradigma secondo il quale tutte le cose sono interconnesse, formando un incommensurabile sistema in evoluzione. In questo testo noi usavamo molto il termine “casa comune” per riferirci alla terra.

Quando il Papa è venuto in Brasile, l’intermediario è stato dom Demetrio Valentini, vescovo di Jales-SP, al quale ho affidato il libro da me scritto proprio per l’occasione della sua venuta: “Francisco de Assisi – Francisco de Roma: uma nova primavera para a Igreja, Editora Mar de ideias, Rio”.

Inoltre chiesi di consegnargli in spagnolo “Francisco de Assis: ternura e vigor” (Vozes), nel quale io affrontavo largamente la questione ecologica, dato che lui l’aveva sollecitato a Clelia Luro. Pure in spagnolo inviai la “Carta della Terra”, con raccomandazioni mie perché la utilizzasse, perché mi pareva la cosa più importante del documento sull’ecologia nell’inizio del secolo 21º, frutto di una vasta consultazione di più di 200.000 persone di tutti gli orientamenti, sotto la direzione di Michail Gorbaciov; io avevo partecipato alla redazione e avevo ottenuto di includere il tema della cura, “il legame parentale con tutta la vita” e la spiritualità.

Scrissi al Papa che la “Carta da Terra” affermava l’interdipendenza tra tutti gli esseri e il valore intrinseco di ognuno, contro l’antropocentrismo tradizionale. Un’altra volta inviai attraverso il vescovo di Altamira nello Xingu, dom Erwin Kräutler, che nel 2014 aveva vinto il premio Nobel alternativo della pace dal Parlamento svedese e che passando da Roma il Papa invitò a redigere qualche cosa sull’Amazzonia. Attraverso di lui mandai in spagnolo il mio libro più completo sulla ecologia, “Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres” espressione che l’enciclica ha fatto sua. Inviato pure un altro libro, sempre in spagnolo “Cuidar la Tierra: Hacia una ética universal”, pubblicato in Messico.

ll più importante è stato un libretto con DVD sulle quattro ecologie, con immagini bellissime, in cui abbordo anche l’ecologia integrale. Altri materiali sono stati inviati all’ambasciatore argentino presso la Santa sede, Eduardo Valdés, amico di Bergoglio, perché inviando le cose direttamente al Vaticano non si ha mai la certezza che le cose arrivino nelle mani del Papa. Attraverso di lui inviai un libro che io consideravo importante “Proteger la Tierra – Cuidar la vida – como evitar la fin del mundo”.

Attraverso lo stesso ambasciatore inviai vari articoli in spagnolo sulle questioni ecologiche che escono in JB on line con cui collaboro da vari anni. Mi ricordo d’aver scritto in un biglietto da consegnare al Papa, nel quale c’era una citazione della Carta da Terra che – secondo me – doveva entrare nell’enciclica e di fatto consta al numero 207: “Come mai prima nella storia il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio… possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per un’allegra celebrazione della vita” (parole finali della Carta della Terra).

Né io né l’ambasciatore abbiamo ricevuto una qualsiasi risposta. Quale non è stata dunque la sorpresa dell’ambasciatore Eduardo Valdés quando il giorno anteriore alla pubblicazione dell’enciclica, cioè il 17 giugno, il Monsignor Fernandez del Vaticano si mise in contatto con lui per ringraziarlo di tutto il materiale che aveva consegnato a Papa Francesco. Per finire: ho fatto quello che il Papa Francesco mi ha chiesto, senza nessuna pretesa di influenzarlo. L’enciclica è sua e lui è l’autore. Comunemente il Papa lavora con un corpo di periti che lo aiutano e con altri specialisti invitati. Quello che posso dire è che io sento molte risonanze dei miei pensieri e modi di dire nell’enciclica che non sono soltanto miei, ma di quanti lavorano a partire dal nuovo paradigma di una ecologia integrale. Ma io sono stato un semplice servo come si dice nel Vangelo.

Cosa ci potrebbe dire lei rispetto al Papa e al modo come lui sta affrontando questioni delicate nella chiesa?

Considero Papa Francesco uno dei più grandi leaders mondiali, sia in campo religioso sia in campo politico. Nel campo religioso ha usato la tenerezza di San Francesco per trattare le persone, particolarmente i più poveri. Ma ha trattato con fermezza di gesuita coloro che hanno macchiato l’immagine della Chiesa cristiana con abusi sessuali e crimini finanziari. In questo punto è stato duro e ha agito come medico. Ha ripulito il Vaticano e forse avrà ancora qualcosa da pulire.

Il fatto più visibile è che lui ha portato una primavera nella chiesa dopo tentativi di ritorno alla grande vecchia disciplina. I cristiani sentono la chiesa come un focolare spirituale e non come un incubo da sopportare scoraggiati. Politicamente lui ha promosso il dialogo tra i popoli, riavvicinato Cuba agli Stati Uniti e viceversa e ha predicato insistentemente l’incontro come forma di superare preconcetti e fondamentalismi e creare spazio per la pace. E lo fa con tanta dolcezza e convinzione che difficilmente qualcuno smette di dargli attenzione.

Lo scandalo della povertà mondiale in un mondo ad altissimo consumo, la devastazione degli ecosistemi e le minacce che pesano sulla casa comune, trascurata e maltrattata, lo preoccupano costantemente, perché presagisce situazioni apocalittiche se non faremo niente di serio per contenere il riscaldamento globale. Credo che l’enciclica andrà a rafforzare una visione più ampia, sistemica, integrale dell’ecologia inserendo specialmente la questione sociale mentale e profonda. Spero che la discussione ora sarà più ricca e non soltanto ridotta a problemi dell’ambiente.

Lei ha visto progressi significativi della questione tra le principali potenze mondiali?

C’è una irresponsabilità incosciente e colpevole a proposito delle minacce che pesano sul nostro futuro.

Vedo pochi passi avanti perché gl’interessi economici si impongono sulla preoccupazione per la salvaguardia dell’unica casa comune che abbiamo per abitarci. C’è un’incoscienza irresponsabile e colpevole intorno alle minacce che pesano sul nostro futuro.

Se si ascoltasse quello che dice la comunità scientifica mondiale, ben altri sarebbero i risultati degli incontri organizzati dall’Onu sul riscaldamento globale e sulla crescente erosione della biodiversità: secondo il noto biologo Edward O. Wilson, il numero delle specie che ogni anno spariscono definitivamente dal ciclo evolutivo oscilla tra le 27.000 e le 100.000.

Viviamo come ai tempi di Noè: le persone mangiavano, bevevano, prendevano moglie o marito e non importava niente dell’arrivo di uno tsunami. Questa volta però sarà diverso. Non ci sarà un’arca di Noè che salvi qualcuno e lasci morire tutti gli altri. Potremo avere lo stesso destino tragico. Il Papa parla di queste questioni, ma come uomo di fede ricorda che Dio è il “Signore amante della vita”, espressione che usa più di una volta e che concede alla speranza e non al disastro l’ultima parola,

Come vede lei il futuro della Terra? Ci sono speranze?

Il mio presentimento oscilla tra la catastrofe e la crisi. Come studioso della questione da più di trent’anni e leggendo gli ultimi dati scientifici ho l’impressione che la nostra ora è già arrivata. Abbiamo fatto tante e così gravi aggressioni contro la madre terra che non meritiamo più di vivere su di essa. Inoltre di anno in anno sono più di 3000 le specie che arrivano al loro climax e naturalmente spariscono dal processo evolutivo. E non sarà per caso arrivato anche il nostro turno? D’altro lato una crisi conserva sempre e purifica e fa crescere.

Come uomo di fede io so che il disegno del creatore, iscritto nelle circonvoluzioni del processo cosmogenetico, può portare alla nostra piccola nave al porto nonostante i venti contrari. Anche se avvenisse una catastrofe che liquidasse la vita visibile del nostro pianeta (solo il 5% è visibile, il resto, il 95% è invisibile: batteri, virus, funghi), credo che l’ultima parola spetterà alla vita. In che modo, non so. Faccio una scommessa positiva: credo e spero.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

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