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Francesco: Chiesa in uscita.Dda dove, per dove

04/07/2015

Mentre ancora celebriamo la straordinaria enciclica su «La cura della Casa Comune», torniamo a riflettere su una prospettiva importante di Papa Francesco, il vero logotipo della sua comprensione della Chiesa: “Una Chiesa in uscita”. Questa formulazione racchiude una velata critica al modello anteriore di Chiesa che era una Chiesa “senza uscita” a causa di diversi scandali di ordine morale e finanziario, che avevano forzato papa Benedetto XVI a rinunciare, una Chiesa che aveva perso il suo capitale più importante: la moralità e la credibilità dei cristiani e del mondo secolare.

Ma il logotipo “Chiesa in uscita” possiede un significato più profondo, diventato possibile perché pensato da un papa che non veniva dai quadri istituzionali della vecchia e stanca cristianità europea. Questa aveva fasciato la Chiesa dentro a una comprensione che la rendeva praticamente inaccettabile ai moderni, ostaggio di tradizioni fossilizzate e con un messaggio che non affrontava i problemi dei cristiani e del mondo attuale. La “Chiesa in uscita” vuole segnare una rottura con quello stato di cose. Questa parola “rottura” irrita i rappresentanti dell’establishment ecclesiastico. Ma non è per questo che smette di essere vera. E dunque si pone la domanda: “Uscita”: da dove, per dove? Vediamo alcuni passi:

– Uscita da una Chiesa-fortezza che proteggeva i fedeli contro le libertà moderne verso una Chiesa-ospitale di campagna che ascolta tutte le persone che la cercano, poco importa il loro stato morale o ideologico.

– Uscita da una Chiesa-istituzione assolutistica, concentrata in se stessa,per una Chiesa-movimento aperta al dialogo universale, con altre chiese, religioni e ideologie.

– Uscita di una Chiesa-gerarchica, creatrice di diseguaglianze verso una Chiesa-popolo di Dio, facendo di tutti, fratelli e sorelle, un’immensa comunità fraterna.

– Uscita da una Chiesa-autorità ecclesiastica, distante o perfino di spalle voltate ai fedeli, per una Chiesa-pastore che cammina in mezzo al popolo, “in odore di pecorella”, e misericordiosa.

– Uscita da una Chiesa-Papa di tutti i cristiani e vescovi che governa con il rigido diritto canonico verso una Chiesa-vescovo di Roma, che presiede nella carità e solo a partire da lì diventa Papa della Chiesa universale.

– Uscita da una Chiesa-maestra di dottrine e norme verso una Chiesa di pratiche sorprendenti e dell’incontro affettuoso con le persone al di là della loro appartenenza religiosa, morale o ideologica. Le periferie esistenziali arrivano alla centralità.

– Uscita da una Chiesa-di potere sacro, di pompe e eventi, di palazzi pontifici e titolature degne della nobiltà rinascimentale verso una Chiesa-povera e “per” i poveri, spogliata dei simboli di riconoscimenti, dedita al servizio e portavoce profetica contro il sistema di accumulazione del denaro, l’idolo che produce sofferenza miseria e morte.

– Uscita da una chiesa-che parla dei poveri verso una Chiesa-che va verso i poveri, parla con loro, li abbraccia e li difende.

– Uscita da una Chiesa-equidistante dei sistemi politici e economici verso una Chiesa-schierata a favore delle vittime e che chiama per nome i produttori delle ingiustizie e invita a Roma rappresentanti dei movimenti sociali mondiali per discutere con loro come inventare alternative.
– Uscita da una Chiesa-autoreferenziale e acritica verso una Chiesa-della verità su se stessa contro cardinali, vescovi e teologi gelosi del loro status ma con una faccia “acida, da venerdì Santo”, “tristi come se fossero al proprio funerale”, insomma una Chiesa fatta di persone umane.

– Uscita da una Chiesa-dell’ordine e del rigorismo verso una Chiesa-della rivoluzione della tenerezza, della misericordia e della cura.

– Uscita da una Chiesa-di devoti, come quelli che appaiono nei programmi televisivi, con preti cineasti del mercato religioso, verso una Chiesa impegnata con la giustizia sociale e con la liberazione degli oppressi.

– Uscita da una Chiesa-obbedienza e da rispetto per la Chiesa-allegria del Vangelo e speranza ancora per questo mondo.

– Uscita da una Chiesa senza il mondo che ha permesso l’insorgere di un mondo senza Chiesa per una Chiesa-mondo, sensibile ai problemi dell’ecologia e del futuro della Casa Comune, la madre-Terra.

Queste e altre uscite mostrano che la Chiesa non si riduce soltanto a una missione religiosa, accantonata in una parte privata della realtà. Essa possiede oltre a questo una missione politico-sociale nel senso pregnante della parola, come fonte di ispirazione per le trasformazioni necessarie che riscattino l’umanità per un tipo di civiltà dell’amore della compassione, che sia meno individualistico, materialistico, cinico e privo di solidarietà.
Questa chiesa-in-uscita ha distribuito allegria e speranze fra i cristiani e ha riconquistato il sentimento di essere un focolare spirituale. Ha convinto con la semplicità, con il distacco dalle cose, con l’accoglienza nell’amore e nella tenerezza con la stima di molte persone di altre confessioni, di semplici cittadini del mondo e anche di capi di Stato che ammirano la figura e la pratica sorprendenti di Papa Francesco in favore della pace, del dialogo tra i popoli della rinuncia a qualsiasi violenza e alla guerra.

Più che di dottrine e dogmi è la Tradizione di Gesù, fatta di amore incondizionato, di misericordia e di compassione che in lui si attualizza e rivela la sua inesauribile energia umanizzatrice. Perché, tra le altre cose, questo è il messaggio centrale di Gesù accettabile, da tutte le persone di tutti quadranti del mondo.

* Leonardo Boff è teologo, ecologo e columnist del Jornal do Brasil.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

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