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La cura della Casa Comune

29/08/2015

Oggi per aver cura della Terra come ci ha suggerito dettagliatamente il Papa Francesco nella sua enciclica “cura della Casa Comune” è necessaria “una conversione ecologica globale”, “cambiamenti profondi negli stili di vita, nei modelli di produzione di consumo, nelle strutture consolidate di potere” (n.5). Questo proposito non sarà mai raggiunto se non ameremo effettivamente la Terra come nostra Madre, e sapremo rinunciare e perfino soffrire per garantire la sua vitalità per noi e per tutta la comunità di vita (n. 223). La Madre Terra è la base che tutto sostiene e alimenta. Noi non possiamo vivere senza di lei. La sistematica aggressione che ha sofferto negli ultimi secoli le hanno sconvolto l’equilibrio necessario. Eventualmente, potrebbe continuare ancora per secoli, ma senza di noi.

Il giorno 13 agosto di quest’anno è stato il Giorno del Sovraccarico (The Overshott Day), giorno in cui è stato constatato il sorpasso della Biocapacità della Terra per venire incontro alle richieste umane. Ci vorrebbe 1,6 pianeti in più per soddisfarle. In altre parole, questo dimostra che il nostro stile di vita è insostenibile. In questo calcolo non sono incluse le richieste dell’intera comunità di vita. Questo rende più urgenti la nostra responsabilità per il futuro della terra e del progetto planetario.

Come aver cura della Terra? In primo luogo occorre considerare la Terra come un Tutto vivo, sistemico nel quale tutte le parti sono interdipendenti e interrelazionate. La Terra-Gaia fondamentalmente è costituita dall’insieme dei suoi ecosistemi e con l’immensa biodiversità che in loro esiste e con tutti gli esseri animati e inerti che coesistono e sempre si interrelazionano, come non si stanca di affermare il testo papale, proprio in linea con il nuovo paradigma ecologico.

Aver cura della Terra come un tutto organico significa mantenere le condizioni che da milioni e milioni di anni favoriscono la continuità della Terra come super ente vivo, Gaia. Aver cura di ciascun ecosistema significa comprendere le singolarità di ciascuno, la loro resilienza, la loro capacità di riproduzione e di mantenere le relazioni di collaborazione e reciprocità con tutti gli altri visto che tutto è relazionato e includente. Comprendere l’ecosistema significa rendersi conto degli squilibri che possono succedere per interferenze irresponsabili della nostra cultura, vorace di beni e servizi.

Aver cura della Terra è principalmente aver cura della sua integrità e vitalità. Non permettere che biomi o tutta una vasta regione sia disboscata e così si degradi, alterando il regime delle piogge. Importante è assicurare l’integrità di tutta la sua biocapacità. Questo vale non soltanto per gli esseri organici visi e visibili, ma principalmente per i microrganismi. In verità, sono loro gli ignoti lavoratori che sostentano la vita del Pianeta. L’eminente biologo Eduard Wilson ci insegna che “in pochi grammi, ossia, meno di un pugno di terra vivono circa 10 miliardi di batteri, appartenenti perfino a 6000 specie differenti” (La creazione, 2008,p. 26). Da ciò si dimostra empiricamente che la Terra è viva e è realmente Gaia, super organismo vivente e noi, la parte cosciente e intelligente di lei.

Aver cura della terra significa aver cura dei “commons”, cioè dei beni e servizi comuni che essa gratuitamente offre a tutti gli esseri vivi come acqua, nutrienti, aria, sementi, fibre, climi regolari, ecc.ecc. Questi beni comuni, proprio perché sono comuni, non possono essere privatizzati e entrare come merce nel sistema commerciale come sta avvenendo rapidamente da tutte le parti. La Valutazione Ecosistemica del Millennio, inventario richiesto dall’ONU, al quale hanno partecipato 1360 specialisti di 95 paesi e rivisto da 800 scienziati riporta risultati spaventosi. Su 24 servizi ambientali, essenziali per la vita, come acqua, aria pulita, climi regolari, sementi, alimenti, energia, suoli, nutrienti e altri, 15 sono altamente degradati. Questo indica chiaramente che le basi che sostentano la vita sono minacciate.

Di anno in anno, tutti gl’indici stanno peggiorando. Non sappiamo quando questo progetto distruttivo si fermerà o si trasformerà in catastrofe. Se accade una inflessione decisiva come il temuto “riscaldamento improvviso” che farebbe salire il clima da quattro a 6 °C, come ha avvertito la comunità scientifica nordamericana, potremmo conoscere decimazioni apocalittiche che interesserebbero milioni di persone. Abbiamo fiducia che ci sarà ancora tempo per svegliarsi. Soprattutto crediamo che “Dio è il Signore sovrano amante della vita” (Sp 11,26) e non lascerà succedere una simile sconquasso.

Aver cura della Terra significa curare la sua bellezza, i suoi paesaggi, lo splendore delle sue foreste, l’incanto dei suoi fiori, la diversità esuberante degli esseri vivi, animali e piante.

Aver cura della Terra significa aver cura della sua migliore produzione che siamo noi esseri umani, uomini e donne specialmente i più vulnerabili. Aver cura della terra vuol dire aver cura di ciò che attraverso il nostro genio ha prodotto quanto a culture così diverse, lingue così numerose, nei campi dell’arte, della scienza, della religione e beni culturali specialmente nella spiritualità e nella religiosità per le quali ci rendiamo conto della presenza della Suprema Realtà che soggiace a tutti gli esseri e ci protegge sul palmo della sua mano.

Aver cura della Terra è aver cura dei sogni che lei suscita in noi, da che materia nascono i santi, i saggi, gli artisti, le persone che si orientano con la luce e di quanto di sacro e amorevole è emerso nella storia. Aver cura della terra è infine, aver cura del sacro che arde in noi e che ci convince che è meglio abbracciare l’altro che rifiutarlo e che la vita vale più che tutte le ricchezze del mondo. Allora essa sarà di fatto la Casa Comune dell’Essere.

Leonardo Boff*, columnist del Jornal do Brasil on-line, scrittore, filosofo, teologo.

Traduzione di Romano Baraglia

One Comment leave one →
  1. rosilda Sobrenomesouza permalink
    01/09/2015 0:11

    O Agronegócio no Sistema capitalista desmata a terra não reproduz .Sua produção só avalia o proprietário de grande fazendas explora o trabalhador e exporta suas  produções,infecta o solo polui e só sobra p os pequenos brasileiro o ônusDeveria transferir a eles a despoluição e aplicar na educação dos seus trabalhadores formando -os como os seus para que possam terem direitos de possuirem suas terras   

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