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URGENZA DI UNA ECOLOGIA INTEGRALE PENSANDO EN LA COP 21 EN PARIS

20/11/2015

En considerazione della COP 21 sul calentamento globale nel novembre/dicembre  a Parigi se impone una reflexione più amplia, condizione per arrivare delle soluzioni veramente efficace. Tutto questo è inspirato nella enciclica del Papa Francesco sulla Cura della Casa Comune.

Una delle affermazioni fondanti il nuovo paradigma scientifico e di civiltà è il riconoscimento della inter-retro-relazione di tutti con tutti, fino a formare la grande rete terrestre e cosmica della realtà. Coerentemente, la Carta della Terra, uno dei documenti fondamentali di questa visione delle cose, afferma: “Le nostre sfide ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono correlate e insieme possiamo formulare soluzioni includenti (Preambolo, 3).

Il Papa Francesco nella sua Enciclica sulla cura della Casa Comune si associa a questa lettura e sostiene che “per il fatto che tutto sta intimamente relazionato e che i problemi attuali esigono una sguardo aperto a tutti gli aspetti della crisi mondiale (n. 137), si impone una riflessione sulla ecologia integrale perchè solo questa dà conto dei problemi dell’attuale situazione del mondo. Una tale interpretrazione integrale e olistica ottiene una spinta incalcolabile data l’autorità con cui siamo soliti investire la figura del Papa e la natura della sua Enciclica, indirizzata a tutta l’umanità e a ciascuno degli abitanti del globo. Non si tratta più soltanto della relazione dello sviluppo con la natura, ma dell’essere umano con la Terra intesa come un tutto e con beni e servizi naturali, gli unici che possono sostenere le condizioni fisiche, chimiche e biologiche della vita e garantire un futuro alla nostra civiltà.

Il tempo incalza e corre contro di noi. Per questo tutti i saperi devono essere ecologizzati, vale a dire, posti in relazione tra di loro e orientati per il bene della comunità di vita. Ugualmente tutte le tradizioni spirituali e religiose sono chiamate a svegliare la coscienza dell’umanità per la sua missione di essere curatrice di questa eredità sacra ricevuta dall’universo e dal Creatore, la Terra viva, l’unica Casa che abbiamo per abitare. Insieme con l’intelligenza intelletuale deve venire anche l’intelligenza sensibile e cordiale e più di tutto l’intelligenza spirituale, perchè è lei che ci mette in relazione direttamente con il Creatore e con Cristo risuscitato che stanno lievitando dentro la Creazione, portandola insieme con noi verso la sua pienezza in Dio (nn.100;243).

Il Papa cita il commovente finale della Carta della Terra, che riassume bene la speranza riposta in Dio e nell’impegno degli esseri umani: “Che il nostro tempo possa essere ricordato per il rinascimento di un nuovo rispetto della vita, per l’impegno forte di raggiungere la sostenibilità, per l’intensificarsi della lotta per la giustizia, per la pace, per l’allegria e per la celebrazione della vita” (n.207).

Un altro notevole contributo ci viene dal noto psicanalista Carlos Gustavo Jung (1875-1961) che nella sua psicologia analitica ha dato grande importanza alla sensibilità e che ha sottomesso a dure critiche lo scientimo moderno. Per lui la psicologia non possiede frontiere tra cosmo e vita, tra biologia e spirito, tra corpo e mente, tra cosciente e incosciente, tra individuale e collettivo. La psicologia ha a che fare con la vita nella sua totalità, nella sua dimensione razionale e irrazionale, simbolica e virtuosa, individuale e sociale, terrestre e cosmica e nei loro aspetti oscuri e luminosi.

Sapeva articolare tutti i saperi disponibili, scoprendo connessioni occulte che rivelano dimensioni sorprendenti della realtà. Noto è il dialogo del 1924-1925 che Jung ebbe con un indigeno della tribù Pueblo (nel nuovo Messico, Usa). Questo pensava che i bianchi erano pazzi. Jung gli domandò perchè i bianchi sarebbero pazzi? Al che l’indigeno rispose: “Loro dicono che pensano con la testa”. “Ma è chiaro che pensano con la testa” – ribatté Jung – Come fate a pensare, voi?”. E l’indigeno, sorpreso, rispose: “Noi pensiamo qui” e indicò il cuore. (Memorie, Sogni, Riflessioni, p.n. 233).

Questo fatto ha trasformato il pensiero di Jung. Lui comprese che l’uomo moderno aveva conquistato il mondo con il cervello ma che aveva perso la capacità di sentire e pensare con il cuore e di vivere attraverso l’anima. La stessa critica ha fatto il Papa quando è andato nell’isola italiana di Lampedusa dove centinaia di rifugiati erano annegati. “Non sappiamo più sentire e piangere”.

Logicamente non si tratta ad abdicare alla ragione – il che sarebbe una perdita per tutti – ma di rifiutare la diminuzione della sua capacità di comprendere. E’ necessario considerare il sensibile e il cordiale come elementi centrali nell’atto di conoscenza. Essi permettono di captare valori e sentimenti presenti nelle profondità del senso comune. La mente è sempre in un corpo, e pertanto sempre impregnata di sensibilità e non solo solo cerebralista.

Nelle sue memorie, scrive: “Esistono tante cose che mi riempiono di soddisfazione: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno, la notte e l’Eterno presente negli uomini. Quanto più mi sento incerto in me stesso, più cresce in me il sentimento del mio apparentamento con il tutto” (p.361).

Il dramma dell’uomo attuale è aver perso la capacità di vivere un sentimento di appartenenza, cosa che le religioni sempre garantivano. Quel che si oppone alla religione non è l’ateismo o negazione della Divinità. Quello che si oppone è l’incapacità di legarsi e di re-ligarsi con tutte le cose. Oggi le persone sono sradicate, disconnesse dalla Terra e dall’anima che è espressione della sensibilità e della spiritualità.

Se non riscatteremo oggi la ragione sensibile che è una dimensione essenziale dell’anima, difficilmente ci moveremo per rispettare il valore intrinseco di ogni essere, per amare la Madre Terra con tutti i suoi eco-sistemi e vivere la compassione verso chi soffre a causa della natura e dell’umanità. Questo spetiamo nella COP 21 a Parigi dove si trovano tutti i rapresentanti delle nazioni.

*Leonardo Boff, scrittore e ecoteologo della liberazione.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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