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L’Occidente ha scelto la via peggiore: la guerra

22/11/2015

Sicuramente sono abominevoli e vanno assolutamente condannati gli attentati terroristici perpetrati 13 novembre scorso a Parigi da gruppi terroristici di estrazione islamica. Tali fatti nefasti non sono piovuti dal cielo. Possiedono una preistoria di rabbia, umiliazioni e desiderio di vendetta.

Studi accademici compiuti negli USA hanno messo in evidenza che i persistenti interventi militari dei paesi occidentali con la loro geopolitica per la regione al fine di garantire al sistema mondiale rifornimenti di sangue – ossia di petrolio – abbondante in medio oriente; il tutto acuito dall’appoggio senza limiti praticato dagli USA allo Stato di Israele con la sua notoria violenza brutale contro i palestinesi, costituiscono il principale motivo del terrorismo islamico contro l’Occidente e contro gli Usa (vedi la vasta letteratura segnalata da Robert Borrowes: Terrorismo: L’arma finale dell’élite global sul suo site: War is a Crime.org.)

La risposta che l’Occidente ha dato, a cominciare da George W. Bush, ora ripresa con vigore da Francois Hollande e dai suoi alleati europei, più Russia e Stati Uniti, è il cammino della guerra implacabile contro il terrorismo sia interno, in Europa, sia esterno contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq. Questa però è la via peggiore, secondo il parere di Edgar Morin, poiché le guerre non si combattono con altre guerre né il fondamentalismo con un altro fondamentalismo (quello della cultura occidentale che ha la presunzione di rappresentare la migliore del mondo con diritto di essere imposta a tutti). La risposta della guerra che, probabilmente, sarà interminabile, per la difficoltà di sconfiggere il fondamentalismo o gruppi che decidono di fare dei loro propri corpi bombe ad alto potenziale esplosivo, si inserisce anche nel vecchio paradigma pre-globalizzato, paradigma radicato negli Stati-nazione, senza rendersi conto che la storia è cambiata e ha reso collettivo il destino della specie umana e della vita sul pianeta Terra. L’opzione “guerra” mai ha portato la pace, al massimo qualche armistizio, lasciando una scia macabra di rabbia e volontà di rivalsa negli sconfitti che mai, in verità, saranno totalmente vinti.

Il paradigma attuale, vecchio, risponde alla guerra con la guerra. Quello nuovo, nella fase planetaria della Terra e dell’Umanità, risponde al paradigma della comprensione e ospitalità di tutti con tutti, del dialogo senza barriere, degli scambi senza frontiere, del «vinci-vinci» e delle alleanze con tutti. Nel caso contrario, se si generalizzeranno guerre sempre più distruttive, potremmo mettere la parola fine alla nostra specie e rendere la Casa Comune inabitabile.

Chi ci garantisce che i terroristi attuali non si impadroniscano di tecnologie sofisticate e comincino a usare armi chimiche e biologiche che, buttate nei bacini idrici e nelle riserve di acqua di una grande città, producano alla fine una decimazione di vite umane senza precedenti? Sappiamo che stanno dotandosi di sistemi per preparare attacchi cibernetici e telematici che possono far impazzire l’erogazione di energia in una grande città: ospedali, scuole, aeroporti, pubblici servizi. La opzione “guerra” può portare a questi estremi, tutti possibili.

Dobbiamo prendere sul serio gli avvisi di saggi come Eric Hobswham a conclusione del suo noto «L’era degli estremi: il breve secolo XX(1995:562): “Il mondo corre il rischio di esplosione e di implosione; deve capire che l’alternativa al cambiamento è il buio.” O ancora un eminente storico: Arnold Toynbee, dopo aver scritto 10 volumi sulle vicende delle grandi civiltà storiche, ci dà quest’avvertimento nel suo saggio autobiográfico Esperienze (1969:422): “Ho vissuto abbastanza per vedere che la fine della storia umana è diventata una possibilità intrastorica, possibilmente realizzata, non per intervento divino Dio ma dall’uomo stesso.”

L’Occidente ha optato per la guerra senza tregua. Ma non avrà pace mai più e vivrà pieno di paure, ostaggio di possibili attentati che sono la vendetta degli islamici. Voglia Dio che non si arrivi allo scenario descritto da Jacques Attali nella sua Breve storia del futuro (2008): guerre regionali,in una specie di balcanisazione del mondo, sempre più distruttive al punto di minacciare la specie umana. A questo punto l’umanità per sopravvivere, dovrà studiare un programma di governance globale con una iperdemocrazia planetaria. Forse la ultima opportunità per salvare la nostra civilisazione e la vita visibile su la Terra.

Quello che s’impone è il riconoscimento di uno Stato Islamico e poi fare una alleanza pluralista e nazioni e mezzi diplomatici e di pace per creare condizioni di un dialogo di pensare al destino comune della terra Terra e dell’umanità.

Temo che l’arroganza tipica dell’Occidente, con la sua visione imperiale e perché giudica se stesso superiore in tutto a tutti, non accolga questo percorso pacificatore ma preferisca la guerra. In tal caso, diventerà ancor più significativa la profezia M. Hidegger, resa nota dopo la sua morte: “Nur noch ein Gott kann uns retten: Allora solo un Dio potrà salvarci”.

A non dobbiamo ingenuamente sperare in un intervento divino perché il nostro destino è affidato alla nostra responsabilità. Saremo quello che decideremo di essere: una specie che ha preferito autosterminarsi piuttosto che rinunciare alla sua volontà di potere sopra tutti e sopra tutto invece che costruire le basi per una pace perpetua (Kant) che ci conceda di vivere differenti e uniti nella stessa Casa Comune.

*Leonardo Boff, columnist del Jornal do Brasil, ecoteologo e scrittore

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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