Skip to content

Il bioregionalismo come alternativa ecológica

06/12/2015

Il modello ancora predominante nelle discussioni ecologiche privilegia, nell’ordine: lo Stato e il mondo; in economia lo sfruttamento della natura, la crescita/sviluppo illimitato a livello mondiale la competizione; in politica, prevale la centralizzazione, la gerarchizzazione, il controllo e il governo della maggioranza; nella cultura, la quantità più che la qualità; uniformazione dei costumi, il consumismo, l’individualismo e il pensiero tecnocratico.

Questo paradigma soggiace, in grande parte all’attuale crisi della Terra, perché considera questa come un tutto uniforme e non valorizza la singolarità dei suoi numerosi ecosistemi e la diversità delle culture. Per questo, genera squilibri nel sistema della vita e nella dinamica naturale della Terra. Era la critica che Chico Mendes faceva quando abbordava il tema dello sviluppo dell’Amazzonia: quella di volere applicare a questa regione in modo uniforme le stesse tecnologie e gli stessi metodi come alle altre regioni della Terra. Un simile procedimento comporterebbe la devastazione dell’Amazzonia, come di fatto sta avvenendo. Da qui il suo suggerimento dell’attività estrattivistica come adeguato a quell’ecosistema: tu estrai quello che occorre anche per il commercio, ma preservando la ricchezza di quella foresta, fondamentale per i climi e per l’equilibrio generale del pianeta.

Oggi si fa strada un’altra proposta più amica della natura e con la possibilità di tirarci fuori dall’attuale crisi: il bioregionalismo. La bio-regione si iscrive in un’area, normalmente definita dai fiumi, e da catene di monti. È ricoperta da un certo tipo di vegetazione, ha una sua geografia del terreno, con flora e fauna e mostra una cultura locale propria, con abitudini, tradizioni, valori, religione e storie nate e cresciute in loco.

In termini di scala il bioregionalismo è centrato nella regione e nella comunità; in economia, nella conservazione, adattamento, autosufficienza e cooperazione; in politica, nel decentramento e nella sussidiarietà, sulla partecipazione e sulla ricerca di consenso: nella cultura, favorisce la simbiosi, la diversità e la crescita qualitativa e inclusiva.

Il bioregionalismo non è cosa nuova, perché si ispira a stili di vita millenari, anteriori alla comparsa degli imperi e della loro burocrazia, gerarchie e eserciti, base degli Stati moderni.

Il compito-base del regionalismo e di far sì che gli abitanti capiscano l’importanza di valorizzare il luogo in cui vivono. Occorre far loro conoscere i tipi di suoli, di foreste, di animali, di sorgenti d’acqua, la direzione dei venti, climi e microclimi, i cicli delle stagioni, quello che la natura può offrirci in fatto di paesaggi, alimentazione, beni e servizi per noi e per tutta la comunità di vita. È necessario inserire le persone nella cultura locale, nelle strutture sociali, urbane e rurali, imparando dalle figure esemplari della storia locale. Insomma, sentirsi figlio e figlia della Terra.

È nella bioregione che la sostenibilità si fa reale e non retorica a servizio del mercato; si può trasformare in un processo dinamico che approfitta razionalmente delle capacità offerte dall’ecosistema locale, creando maggiore uguaglianza, diminuendo la povertà entro parametri ragionevoli, facilitando la partecipazione delle comunità quando si discute di progetti e priorità.

Pur rimanendo la comunità locale l’unità di base, questo non toglie importanza alle unità sistemiche maggiori (inter-regionali, nazionali, internazionali).

che interessano tutti (per esempio, il riscaldamento globale). L’idea del GLOCAL, vale a dire pensare e agire localmente e globalmente, ci aiuta ad articolare le due dimensioni. Sarà sempre necessario informarsi sull’esperienza di altre regioni e sullo stato generale del pianeta Terra.

Il bioregionalismo rende possibile alle merci la circolazione locale, evitando le grandi distanze; favorisce il sorgere di cooperative comunitarie. L’economia di mercato persiste, ma è composta soprattutto, anche se non esclusivamente di imprese familiari, iniziative i cui proprietari sono i lavoratori stessi, e una cooperazione aperta tra villaggi e municipi, come avviene tra i vari Comuni della valle del fiume Itajai, nello Stato di S. Catarina e in altre regioni.

Il bioregionalismo permette di lasciare in second’ordine l’obiettivo di “vivere meglio” (Etica dell’accumulazione illimitata) per dare il posto “al ben vivere e al convivere” (Etica della sufficienza) degli Andini, che implica sempre il benessere di tutta la comunità e entrare in armonia con la Madre Terra, con i suoli, le acque e gli altri elementi che sono alla base della nostra vita, con tutti gli altri esseri vivi dell’ecosistema.

Questo sentiero è percorso in molte parti del mondo. Rappresenta per noi il seme della speranza in questa mancanza di prospettive dei giorni attuali.

Leonardo Boff, scrittore, ecólogo, columnist del JB on line

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

Deixe uma resposta

Preencha os seus dados abaixo ou clique em um ícone para log in:

Logotipo do WordPress.com

Você está comentando utilizando sua conta WordPress.com. Sair / Alterar )

Imagem do Twitter

Você está comentando utilizando sua conta Twitter. Sair / Alterar )

Foto do Facebook

Você está comentando utilizando sua conta Facebook. Sair / Alterar )

Foto do Google+

Você está comentando utilizando sua conta Google+. Sair / Alterar )

Conectando a %s

%d blogueiros gostam disto: