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Papa Francesco riscatta il buon senso di Gesù

08/03/2016

L’asse portante dei discorsi di Papa Francesco non sono le dottrine o i dogmi della Chiesa cattolica. Non che ne faccia poco conto. Sa che si tratta di creazioni teologiche storicamente datate, che hanno scatenato guerre di religione, scismi, scomuniche, teologi e donne (come Giovanna d’Arco e altre ritenute ‘streghe’) bruciati nei roghi dell’Inquisizione. Questo è durato secoli e l’autore di queste righe ha fatto un’amara esperienza nello stanzino dove si interrogavano gli accusati, nel severo edificio dell’ex – Inquisizione situato a sinistra della basilica di San Pietro.

Papa Francesco ha rivoluzionato il pensiero della Chiesa affidandosi alla pratica del Gesù storico. Essa riscatta ciò che oggigiorno si intende per “la Tradizione di Gesù”, che è anteriore agli attuali vangeli, scritti 30-40 anni dopo la sua crocifissione e morte. La Tradizione di Gesù o anche, come si chiama negli Atti degli Apostoli “il cammino di Gesù”, si fonda più in valori e ideali che in dottrine. Essenziali sono l’amore incondizionato, la misericordia, la giustizia, il perdono, e la scelta preferenziale per poveri ed emarginati e la totale apertura a Dio Padre. Gesù, in verità, non intendeva fondare una nuova religione. Lui voleva insegnarci a vivere. Vivere come fratelli, solidali e premurosi uno con l’altro.

Ciò che più risalta in Gesù è il buon-senso. Noi diciamo che uno ha buon senso, quando ha la parola giusta per ogni situazione, comportamento adeguato e coglie al volo il nocciolo della questione. Il buon senso è collegato alla sapienza concreta della vita. È distinguere l’essenziale dal secondario, è la capacità di vedere e mettere ogni cosa al suo posto. Il buon senso è l’opposto dell’esagerazione. Così i pazzi e le persone geniali, che per molti aspetti si somigliano, qui si distinguono radicalmente. Il genio esalta il buon senso, il pazzo minimizza l’esagerazione.

Gesù, secondo la testimonianza dei vangeli, si mise in luce come un genio di buon senso. Una schiettezza senza analogie permea tutto quello che dice e fa. Dio nella sua bontà, l’essere umano nella sua fragilità, la società con le sue contraddizioni, la natura col suo splendore, appaiono con immediatezza cristallina. Non fa teologia. Non ricorre a principi morali superiori, né si perde in una casuistica noiosa e senza cuore. Le sue parole e i suoi atteggiamenti mordono in pieno il concreto e dove la realtà sanguina è portato a prendere una decisone davanti a se stesso e a Dio.

Le sue ammonizioni sono incisive e dirette: “Riconciliati con tuo fratello, (Mt 5,24); non giurare per nessun motivo (Mt5,34); non fate resistenza ai cattivi e se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, offrigli anche l’altra (Mt 5,39). Quando fai l’elemosina, che la tua mano destra non sappia cosa fa la sinistra (Mt 6,3).

Questo buon senso è mancato alla chiesa istituzionale (Papi, Vescovi, preti), non alla chiesa di base, specialmente su questioni morali. In questo, la chiesa-istituzione, è severa e implacabile. Sacrifica le persone con il loro dolore a principi astratti. Si sostiene più col potere che con la misericordia. Saggi e santi avvertono: dove regna il potere, scompare l’amore e sparisce la misericordia.

Com’è differente Papa Francesco. Ci dice : la qualità principale di Dio è la misericordia. Ripete spesso: “Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro celeste” (Lc 6,36). Spiega così il significato etimologico di ‘misericordia’: dare il cuore ai miseri”, a quelli che soffrono. All’Angelus del 6 aprile del 2014 dice con voce alterata. “Notate bene che non esiste nessun limite alla misericordia divina offerta a tutti. Chiede alla folla di ripetere con lui tutti insieme: “non esiste alcun limite alla misericordia divina offerta a tutti”. Fa una sortita da teologo ricordando la concezione di San Tommaso d’Aquino, secondo il quale per quanto si riferisce alla pratica, la misericordia è la più importante delle virtù perché “è di sua competenza consumarsi per gli altri e soccorrerli nelle loro debolezze”

Pieno di misericordia, di fronte ai rischi dell’epidemia della ”zica” apre agli anticoncezionali. Si tratta di salvare vite: ”Evitare la gravidanza non è un male assoluto” ha detto nel suo viaggio in Messsico nel mese di febbraio di quest’anno. Ai nuovi cardinali dice a chiare lettere “La Chiesa non condanna per sempre. Il castigo dell’inferno, con cui tormentava i fedeli non è eterno. Dio è un mistero di inclusione di comunione, mai di esclusione. La misericordia trionfa sempre.

Questo significa che dobbiamo interpretare i riferimenti all’Inferno nella Bibbia, non in modo fondamentalistico, ma pedagogicamente, come uno dei modi possibili modalità per condurci a fare il bene. Logico, non si entra nel regno della Trinità in un modo qualsiasi si passerà attraverso l’azione purificatrice di Dio, fino a fare irruzione, purificati, dentro alla beata eternità.

Ecco un messaggio veramente liberante. È la conferma della sua esortazione apostolica “Allegria del Vangelo”. Tale allegria è offerta a tutti, anche ai non cristiani, perché è un cammino di umanizzazione e liberazione.

*Leonardo Boff, columnist del JB on line e ecoteólogo.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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