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Venerdì santo della politica. Barlumi di risurrezione.

26/03/2016

Politicamente, nel paese si vive un clima da Venerdì santo: odio, lacerazioni delle relazioni sociali, rischio di rottura dell’ordine democratico e di passaggio da una democrazia del diritto e della legge, verso una democrazia della destra fuorilegge. Ci sono segnali precisi che questo scenario non sia impossibile.

È in questo contesto che celebriamo la festa più grande del cristianesimo, la Pasqua. ‘Pasqua’ significa in ebraico “passaggio” dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della terra promessa; metaforicamente, dagli sconvolgimenti di una crisi, alla pace serena di uno Stato democratico di diritto.

Il giovane studente di Teologia, F. Hegel, uno dei maggiori pensatori di tutta la storia, meditando sul significato del Venerdì santo, formulò la sua famosa chiave di lettura della storia e della vita umana: la dialettica. Lui vedeva nella saga di Gesù il compimento di questi tre passaggi: vita-morte-risurrezione.

La vita è la tesi della positività. La morte è l’antitesi della negatività. La risurrezione è la sintesi, che incorpora tesi e antitesi in una sintesi superiore. La risurrezione è più che la rianimazione di un cadavere, come quello di Lazzaro, che significherebbe il ritorno alla vita anteriore. La risurrezione è l’introduzione di qualcosa di nuovo nato dalle affermazioni e contraddizioni del passato. Questo ‘insight’ da lui sempre ricordato, è stato chiamato “venerdì santo teorico”.

Aguardar bene, la settimana santa, al di là del suo carattere religioso, rappresenta un paradigma del processo storico e della stessa evoluzione. Tutto, nell’universo, nei processi biologici, umani e biografici si struttura nella forma dialettica. Il primo momento è la tranquilla serenità e pace infinita di quel puntino quasi invisibile da dove siamo venuti (tesi). All’improvviso, senza che sapessimo perché, quello esplode. Produce un incommensurabile caos (antitesi). L’evoluzione dell’universo significa un progetto di creazione di ordini sempre più alti e complessi che culminano con l’emergere dello spirito e della coscienza (sintesi).

Dentro questa sintesi, trasformata adesso in nuova tesi, porta la sua antitesi che va a sboccare in una nuova sintesi più feconda. E così corre il divenire della storia dell’universo, delle società e di ogni persona.

Concretizzando per la nostra situazione attuale. Il Brasile è entrato in un processo di crisi, le cui cause non è il momento di ricordarle qui. Da una situazione tranquilla (tesi) è entrata in un processo di caos (antitesi). Da questo caos deve irrompere un nuovo ordine che possa dare orizzonte e speranza al paese (sintesi). E’ necessario definire una nuova stella cometa che ci orienti davanti alla crisi attuale. La crisi ha la funzione di provare al crogiolo, purificare e rendere tutti più maturi.

Tutto il problema si riassume: chi possiede la proposta politico-sociale che superi la crisi e crei una convivenza minimamente pacifica? Non sarà attraverso formule già provate e non funzionanti che verrà il superamento della crisi, dando centralità a politiche e a gruppi di potere a costo del sacrificio della maggioranza del popolo.

Promettente è quella che realizza per il numero massimo possibile di persone un benessere minimo che garantisca lavoro, abitazione modesta ma degna e gli crei la possibilità di sviluppo e crescita attraverso livello sostenibile di salute e educazione. In tutto questo processo dialettico sta l’esperienza di vita, di morte e di trasfigurazione; di ordine, disordine e nuovo ordine; di tesi, antitesi e sintesi. La complessità, secondo E. Morin, si struttura in questa dialettica che è quella del seme: “Se il chicco di grano, cadendo in terra, non muore, rimane solo, ma se muore produrrà molto frutto”, come dice il Maestro.

Oggi la natura, l’umanità e la nostra società vivono sotto il peso di un venerdì santo minaccioso. La nostra speranza è che questa sofferenza sia ordinata a una radiosa trasformazione. Il corrotto sia punito e quello che politicamente è stato fatto di sbagliato, venga corretto. E’ necessario definire un obiettivo che in qualche modo è già stato indicato. Se l’obiettivo è quello giusto, il sentiero può conoscere salite e discese ma ci conduce a una destinazione sicura: a un nuovo ordine di convivenza dove non sia difficile trattare con la natura con premure  e i nostri prossimi con umanità e compassione.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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