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CRISI BRASILIANA E GEOPOLITICA MONDIALE

23/04/2016

Non sarebbe corretto pensare la crisi brasiliana unicamente a partire dal Brasile, che sta inserito in equilibrio di forze mondiali all’interno di quella che è stata chiamata la nuova guerra fredda che coinvolge soprattutto gli Stati Uniti e la Cina. Lo spionaggio nordamericano, come ha rivelato Snowden, ha colpito la Petrobras e le riserve del Pré-sal e non ha risparmiato la presidentessa Dilma. Questo è parte della strategia del Pentagono di coprire tutti gli spazi secondo il motto: ”Un solo mondo, un solo impero”. Ecco alcuni punti da meditare.

Nel contesto globale c’è una crescita visibile della destra nel mondo intero, a partire dagli stessi Usa e dall’Europa. In America Latina si sta chiudendo un ciclo di governi progressisti che hanno alzato il livello sociale dei più poveri e hanno rafforzato la democrazia. Adesso sono travolti da una onda destrorsa che ha già trionfato in Argentina e sta facendo pressione su tutti i paesi sudamericani. Parlano, come noi, di democrazia ma, in realtà, vogliono renderla insignificante per dare spazio al mercato e all’internazionalizzazione dell’economia.

Il Brasile è il principale obiettivo e l’impeachment della presidentessa Dilma è soltanto un capitolo della strategia globale, soprattutto delle grandi corporazioni e del sistema finanziario articolato con i governi centrali. I grandi impresari nazionali vogliono tornare ai livelli di guadagno che avevano sotto le politiche neoliberali, anteriori a Lula. L’opposizione a Dilma e l’appoggio al suo impeachment esprime uno stile padronale. La Fiesp insieme con Skaf, la Firjan, le federazioni della Confcommercio di San Paolo, la Associazione Brasiliana dell’industria elettronica e elettrodomestici (Abinee), entità impresariali del Paranà, dello Spirito Santo, del Parà e molte altre reti impresariali stanno già in campagna aperta a favore dell’impeachment e a favore dell’interruzione del tipo di democrazia sociale impiantata da Lula – Dilma.

La strategia che ha fatto le prove contro la “primavera araba”, applicata nel Medio Oriente e adesso in Brasile e in America Latina in generale consiste nel destabilizzare i governi progressisti e allinearli alle strategie globali come soci esterni. E’ sintomatico che nel marzo del 2014 Emy Shay, un analista del JB Morgan abbia coordinato una tavola rotonda d’accordo con pubblicitari brasiliani legati alla macroeconomia neoliberale sul tema: “Come destabilizzare il governo Dilma”. Armimio Fraga, probabile ministro delle finanze in un eventuale governo post-Dilma viene da JB Morgan (cf. blog Juarez Guimarães “, perché i padroni vogliono il golpe”).

Noam Chomsky, Moniz Bandeira e altri ci hanno messi in guardia che gli Usa non tollerano che una potenza come il Brasile nell’atlantico sud abbia un progetto di autonomia, vincolato ai BRICS. Causa grande preoccupazione alla politica esterna nordamericana, la presenza crescente della Cina, il suo principale rivale, e paesi dell’America Latina e soprattutto il Brasile, uno dei suoi membri con una ricchezza ecologica senza pari.

Forse il nostro migliore analista di politica internazionale, Luiz Alberto Moniz Bandeira, autore del libro “La seconda guerra fredda-geopolitica e dimensione strategica degli Stati Uniti” (Civilização Brasileira 2013) e del libro di quest’anno “Il disordine internazionale” (della stessa editrice) ci aiuta a capire i fatti. Riporta particolari del comportamento USA: “non è solo la Cia… ma specialmente le ONG finanziate da denaro ufficiale e semiufficiale attraverso l’USAID, la National Endwoment for Democracy, attuano comprando giornalisti, allenando attivisti”. O “The Pentagon’s the new map for War & peace, denuncia le forme di destabilizzazione economica e sociale attraverso i mezzi di comunicazione, giornali, reti sociali, impresari e infiltrazioni di attivisti. Moniz Bandeira arriva ad affermare che “non esiste alcun dubbio che i giornali in Brasile, ricevono sussidi e che i giornalisti stanno al libro paga degli organi sopra citati e che molti poliziotti e commissari ricevono denaro dalla CIA direttamente sul loro conto“ (cf. Jornal GGN di Luis Nassif (09/03/2016). Non è difficile immaginar e quali siano questi giornali e i nomi di alcuni giornalisti totalmente allineati all’ideologia destabilizzatrice dei loro datori di lavoro.

Specialmente il Pre-sal, il secondo maggiore giacimento di petrolio e gas di tutto il mondo, è calcolato tra gli obiettivi globali. Il sociologo Adalberto Cardoso della USRJ, in intervista alla Fôlha di São Paulo del 26 aprile 2015 dice più esplicitamente: sarebbe ingenuità affermar che non vi sono interessi internazionali e geopolitici degli Usa, della Russia e dei Paesi Arabi. Si potrebbe avere un cambiamento nella Petrobras solo se ci fossero elezioni e il PSDB vincesse di nuovo. In questo caso la faremmo finita col monopolio dello sfruttamento, le regole cambierebbero. L’impeachment interessa solo le forze che vogliono cambiare la Petrobras, grandi compagnie del petrolio, agenti internazionali verrebbero a guadagnarci con l’uscita della Petrobras dallo sfruttamento del petrolio. Parte di questi agenti vuole buttar fuori Dilma.”

Non siamo davanti a un teoria di cospirazione, perché ormai sappiamo come agirono gli statunitensi nel golpe del 1964, infiltrandosi nei movimenti sociali e politici. Non è senza motivo che la Quarta Flotta Nordamericana nell’Atlantico Sud, è piazzata vicino alle nostre acque territoriali.

Dobbiamo arriva a renderci conto della nostra importanza nello scenario mondiale, resistere e lavorare a un rafforzamento della nostra democrazia, che rappresenti meno gl’interessi delle imprese e più le domande ormai scordate del nostro popolo nella costruzione, del nostro stesso cammino verso il futuro.

Leonardo Boff, scrittore e columnist JB on line.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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