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Trump e Hillary, tra il male e il peggio

14/11/2016

In tutto il mondo si stanno facendo le analisi più disparate sul significato della vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, con i titoli più diversi.

Il più significativo per me è stato quello del senatore cileno Alejandro Navarro: “Il trionfo di Donald Trump è una punizione ai governi dell’establishment”.

Il senatore fa una critica più generale, che vale anche per noi: e cioè che i governi progressisti che arrivano al potere, finiscono sotto la pressione della macroeconomia globalizzata, facendo politiche chiaramente neoliberiste a svantaggio delle classi più deboli.

Mi sembra giusta l’interpretazione di Navarro, “la punizione ai governi dell’establishment sta nel fatto che la gente è stanca di consegnare il potere a chi offre solo le solite cose. Gli elettori hanno scelto Donald Trump che, anche se rappresenta il peggio della cultura yankee, ha saputo rappresentare la stanchezza dei settori impoveriti dal neoliberismo, dalla globalizzazione e dai posti di lavoro precari “(www.navarro.cl/sename). Ma sono questi che hanno votato soprattutto per lui e hanno contribuito a farlo vincere.

Ribadisce il senatore un’altra cosa che pochi credono: “Non dobbiamo dimenticare che negli Stati Uniti, presumibilmente il paese più ricco, potente e influente nel mondo, vivono 45 milioni di persone in situazioni di povertà o prossime ad essa, che mangiano tutti i giorni grazie ai sussidi alimentari che il governo da agli operai bianchi e ai figli degli immigrati, i quali tendono a respingere l’arrivo di nuovi immigrati per paura che la loro posizione privilegiata corra rischi “.

Se Trump è il peggio, il male è rappresentato da Hillary. Non sono pochi gli analisti negli Stati Uniti che hanno richiamato l’attenzione sul rischio della elezione di Hillary Clinton alla presidenza. Cito uno tra gli altri, Jeffrey Sachs, considerato uno dei massimi esperti sul rapporto tra economia, povertà e disuguaglianza sociale. È professore alla Columbia University e ha pubblicato un articolo che ho messo sul mio blog il 2 agosto 2016. Lì elencava i molti disastri politici di Hillary quando era stata Segretaria di Stato.

Porta come titolo: “Hillary è la candidata della macchina da guerra”. La prima frase riassume un lungo ragionamento: “Non c’è dubbio che Hillary è la candidata di Wall Street. Più pericoloso ancora è che lei è la candidata del complesso militare-industriale; ha sostenuto ogni guerra richiesta da parte degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, guidati dai militari e dalla CIA”.

Anche se democratica, secondo Sachs, è una neocon fervorosa. Ha incoraggiato le guerre contro l’Iraq, tutto il Nord Africa e contro la Siria. Ha trovato esilarante dichiarare su Gheddafi: “We came, we saw, he died”: “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”. Come Segretaria di Stato ha tentato di riavviare la Guerra Fredda contro la Russia per quanto riguarda la conquista della Crimea e la guerra in Ucraina. Il risultato finale che presenta Sachs sulle azioni maldestre di Hillary come Segretaria di Stato è devastante, “qualsiasi punto di vista consideriamo, ha battuto il record dei disastri” (www.JeffDSachs.com).

Tutto questo non ci sorprende, come dimostrato con analisi dettagliata da Moniz Bandeira nel suo recente libro di denuncia: Il disordine mondiale: lo spettro della dominazione totale (Leya 2016), dove studia la violenza dell’impero americano. Obama, fatta eccezione delle relazioni con Cuba, ha proseguito con la stessa logica bellica di Bush. E’ stato anche peggio, direi, un vero criminale di guerra, perché mediante un suo preciso ordine ha consentito attacchi con droni e aerei senza pilota su leader arabi, sterminando la maggior parte di essi (p.476-477).

Con la vittoria Trump, il cui enigma ancora dobbiamo decifrare, ci siamo liberati da una leadership bellicosa, quella della Clinton, che come politica dello stato aveva scelto la violenza militare quale metodo per risolvere i problemi sociali mondiali.

Non sappiamo quale sarà il mondo d’ora in poi sotto la presidenza di Trump. Speriamo che sia meno bellicoso e che disdica nella pratica le dure misure promesse contro migranti, messicani e musulmani.

*Leonardo Boff è articolista del JB on-line e scrittore.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

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