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Gli studenti vogliono un altro Brasile e un’altra politica

22/11/2016

Sarebbe ingenuo pensare che il movimento degli studenti che occupano le scuole e le università in Brasile sia limitato alla critica di uno dei progetti più vergognosi di riforma della scuola secondaria che abbiamo avuto o alle proteste contro il PEC 241 della Camera, ora PEC 55 del Senato, PEC dell’abbrutimento contro le persone più vulnerabili del paese. Dietro le critiche si nasconde qualcosa di più profondo: il rifiuto del tipo di Brasile che abbiamo costruito finora e la politica corrotta fatta da alcuni parlamentari per il loro proprio vantaggio. Accanto a questo c’è un aspetto positivo: la richiesta di un altro modo di costruire il Brasile e reinventare una democrazia, non alle spalle della gente, ma con la loro partecipazione alle discussioni e alle decisioni delle grandi questioni nazionali.

Ho già affrontato questo problema in questo spazio a proposito del movimento giovanile del 2013. Tre autori continuano ad ispirarci, poiché hanno combattuto per un altro Brasile e sono stati sempre sconfitti. Ora riprende la lotta con rinnovato vigore per mezzo di migliaia di giovani in tutto il paese.

Il primo autore è Darcy Ribeiro in un testo di 1998 come prefazione al mio libro Il cammino della Chiesa con gli oppressi: “Noi brasiliani proveniamo da una società coloniale che non ha avuto la minima intenzione di creare un popolo. Si volevano soltanto grandi profitti delle imprese ottenibili con un enorme impoverimento delle persone”. Questa logica dell’ultra-liberalismo attuale si è radicalizzata in Brasile.

Il secondo autore è Luiz Gonzaga de Souza Lima nella più recente e creativa interpretazione del Brasile: La rifondazione del Brasile: verso una società biocentrica (São Carlos 2011): “Quando si raggiunge la fine, lì dove finiscono le strade, è perché c’è il tempo di inventare altre direzioni, il momento di cercare qualcos’altro. È ora di rifondare un altro Brasile; la rifondazione è la strada nuova e, di tutte le possibili, quella più utile, in quanto è proprio dell’essere umano non economizzare sogni e speranze. Il Brasile è stato fondato come una azienda. È il momento di rifondarlo come società” (copertina). L’ora è venuta.

Il terzo è uno scrittore francese François-René de Chateaubriand (1768-1848): “Niente è più forte di un’idea quando è arrivato il momento della sua realizzazione.” Tutto indica che questo momento di realizzazione è in corso.

I giovani che stanno occupando le scuole stanno rivelando più intelligenza; come ad esempio la giovane Ana Júlia Ribeiro la quale, parlando alla Camera legislativa di Parana, ha detto che la maggior parte dei rappresentanti seduti nei nostri parlamenti, sono più interessati ai loro affari che al destino del popolo brasiliano.

Senza definirsi in un partito, con i loro incisivi manifesti gli studenti vogliono dire: siamo stanchi del tipo di Brasile che ci viene proposto, con una democrazia a bassa intensità, che fa politiche ricche per i ricchi e politiche povere per i poveri, in cui la stragrande maggioranza è resa invisibile e gettata nelle periferie, senza educazione, senza salute, senza sicurezza, senza tempo libero. Noi vogliamo un altro Brasile che sia all’altezza della nostra coscienza, composto da una popolazione di tutte le estrazioni sociali e insieme allegro, sincretico e tollerante.

Infatti, fino ad oggi il Brasile è stato e rimane un’appendice del grande gioco economico e politico del mondo. Anche se politicamente liberato, siamo ancora nuovamente colonizzati dalle antiche potenze coloniali, che vogliono tenerci in questo stato, condannati ad essere una grande azienda neocoloniale che esporta materie prime: grano, carne, minerali. In questo modo ci impedisce di realizzare il nostro progetto di nazione, indipendente, sovrana e orgogliosa di se stessa.
Dice con fina sensibilità sociale Souza Lima: “Anche se non è mai esistito nella realtà, c’è un Brasile nell’immaginario e nel sogno del popolo brasiliano. Il Brasile vissuto all’interno di ciascuno di noi è una produzione culturale. La società ha costruito un Brasile diverso dalla storia reale, un paese del futuro, sovrano, libero, giusto, forte ma soprattutto allegro e felice” (p.235). Nel movimento attuale rinasce questo sogno esuberante del Brasile.

Caio Prado Junior in La rivoluzione brasiliana (Brasiliense 1966) profeticamente ha scritto: “Il Brasile si trova in uno di quei momenti in cui si impongono improvvisamente riforme e trasformazioni in grado di ristrutturare la vita del paese, in linea con le sue esigenze più ampie e più profonde e le aspirazioni della grande massa della sua popolazione che, al momento, non sono adeguatamente soddisfatte” (p. 2).

Con i personaggi che ci sono sulla scena politica, in grande parte accusati di corruzione, imputati o condannati, non possiamo aspettarci niente di più del solito. Democraticamente devono essere rimossi dalla storia per dare campo libero al nuovo.

Su quali basi si farà la rifondazione del Brasile? Souza Lima dice che sarà su ciò che abbiamo di più profondo e originale: la cultura nazionale, che presa nel suo senso più ampio coinvolge il piano economico, quello politico e quello specificamente culturale: “Attraverso la nostra cultura il popolo brasiliano vedrà le sue infinite possibilità storiche. È come se la cultura, guidata da un potente flusso creativo, avesse fatto abbastanza per sfuggire alle costrizioni strutturali di dipendenza e subordinazione che ha creato per se stessa, e ai timidi limiti della struttura socio-economica e politica della azienda-Brasile e dello stato.

La cultura brasiliana sfugge poi alla mediocrità dello status periferico e si pone con pari dignità in relazione a tutte le culture, presentando al mondo i suoi contenuti e i suoi valori universali” (p.127).
Il testo del Souza Lima si libera della feroce critica che Jesse Souza fa alla maggior parte dei nostri interpreti dello statu quo storico: La follia della Intelligenza brasiliana (Leya 2015), completata con La radiografia del golpe (Leya 2016).

La maggior parte di questi scrittori classici guardano indietro e cercano di mostrare come è il Brasile che abbiamo costruito. Souza Lima, come i giovani di oggi, guarda avanti e cerca di mostrare come siamo in grado di rifondare il Brasile nella nuova fase ecozoica, planetaria, verso quello che lui chiama “una società biocentrata.”

O nasce da questi giovani studenti un Brasile diverso o corriamo il rischio di perdere di nuovo il treno della storia. Loro possono essere i protagonisti di quello che deve nascere.

Leonardo Boff è articolista del JB on line e scrittore.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

3 Comentários leave one →
  1. Antonio Brito permalink
    22/11/2016 22:47

    Anche io voglio un altro Brasile e una altra politica.

  2. 23/11/2016 8:15

    SÓ PARA NÃO ESQUECER, ESTE GEDDEL ERA UM DOS “ANÕES DO ORÇAMENTO”, TÁ LEMBRADO?

    “Com os coxinhas trouxinhas golpistas é muito difícil trocar qualquer ideia inteligente posto que os mesmos, na sua maioria são idiotas idiotizados e manipulados.

    Mas, por outro lado, há as pessoas de um outro tipo, de um outro grupo: o grupo dos manipuladores, titeriteiros. São os mentores e braços “pensantes” do golpe aplicado à nação.

    Estes são os verdadeiros criminosos. Gente deste grupo ou quadrilha tem o meu mais profundo desprezo.”

    > https://gustavohorta.wordpress.com/

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