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2016: l’anno in cui hanno cercato di uccidere la speranza del popolo brasiliano

07/01/2017

La situazione sociale, politica ed economica in Brasile merita una seria riflessione sul tentativo perverso di uccidere la speranza del popolo brasiliano, promosso da una banda (questo è il nome) di politici, in maggioranza corrotti o accusati di corruzione, che spudoratamente si sono messi al servizio dei veri esecutori del colpo di stato perpetrato contro la presidente Dilma Rousseff: la vecchia oligarchia del denaro e del privilegio che non ha mai accettato che qualcuno del piano inferiore potesse diventare presidente del Brasile e che includesse socialmente milioni di figli e figlie della povertà.

Ovviamente ci sono politici coraggiosi ed etici ed anche imprenditori progressisti della nuova generazione che pensano al Brasile e alla sua gente. Ma ancora non sono riusciti ad accumulare la forza sufficiente per dare un’altra direzione alla politica e un senso sociale allo stato attuale di aspetto neoliberista e protettore dei patrimoni.

Riferendosi alla corruzione tutti pensano a Lava Jato e Petrobras. Ma dimenticano o viene intenzionalmente negata dai media conservatori e legittimata dall’ordine costituito, un’altra corruzione peggiore, che si è rivelata esattamente il giorno di Natale, quando, insieme alla nascita di Cristo si narra l’uccisione di bambini innocenti da parte di re Erode, attualizzata oggi dai corrotti che mandano in rovina il paese.

Wagner Rosario, Segretario del Ministero della Trasparenza, rivela che negli ultimi tredici anni gli schemi di corruzione, frode e sottrazione di risorse dell’Unione destinate agli stati, ai comuni e alle organizzazioni non governative, e diretti ai piccoli comuni con basso indice di sviluppo, può superare un milione di volte il furto di Petrobras scoperto nella operazione Lava Jato. Sono 4 mila milioni nascosti che, in uno studio econometrico, possono essere convertiti in un miliardo di reais. I punti più colpiti sono la salute (“merenda”) e l’istruzione (abbandono della scuola).

Il segretario dice: “Io chiamo questo uccisione della speranza. Quando viene tolta la merenda ai bambini, viene tolta la possibilità di crescita di quel comune a medio e lungo termine. Si sta uccidendo un’intera generazione.”

La nazione ha bisogno di conoscere questo massacro e non si lasci ingannare da coloro che si nascondono, controllano e distorcono le informazioni perché sono anti-sistema.

Ma non si può vivere solo sulle disgrazie che hanno rovinato gran parte dell’anno 2016. Torniamo a quello che ci permette di vivere e sognare: la speranza.

Per capire la speranza dobbiamo superare il comune modo di vedere la realtà. Noi pensiamo che la realtà sia ciò che è lì, dato e compiuto. Ci dimentichiamo che ciò che viene dato è sempre compiuto ma non è tutta la realtà. Il reale è di più. Appartiene anche al reale il potenziale, quello che ancora non è ma può diventare. Questo aspetto potenziale viene espresso dalla utopia, dai sogni, dalle prospettive di un mondo migliore. È il campo dove la speranza fiorisce. Avere speranza è credere che questo potenziale può essere trasformato in reale, non automaticamente, ma per mezzo della prassi umana. Pertanto, l’utopia che nutre la speranza non è in antitesi con la realtà. Rivela il suo lato potenziale, nascosto, che vuole uscire e divenire storia.

Faccio mio il motto del grande scienziato e fisico quantistico Carl Friedrich von Weizsäcker, la cui società da lui fondata mi ha onorato a fine novembre a Berlino con un premio per il tentativo di unire il grido della Terra con il grido dei poveri: “non vi annuncio ottimismo, ma speranza.”

La speranza è un bene scarso oggi in tutto il mondo e in particolare in Brasile. Coloro che illegittimamente hanno cambiato la direzione del paese, imponendo un ultra-liberalismo, stanno uccidendo la speranza del popolo brasiliano. Le misure adottate puniscono principalmente la stragrande maggioranza che vede letteralmente smontate conquiste sociali storiche.

Qui ci soccorre il filosofo tedesco Ernst Bloch che ha introdotto il “principio speranza”. Questa speranza è più di una virtù tra le altre. Si tratta di un motore che abbiamo dentro di noi che alimenta tutte le altre virtù e ci proietta in avanti, dando origine a nuovi sogni di una società migliore.

Questa speranza darà energia alla popolazione colpita per resistere, scendere in piazza, protestare chiedendo cambiamenti che facciano bene al paese, a cominciare dalle persone più bisognose.

Poiché la maggior parte dei brasiliani sono cristiani, trovo opportuno ricordare le parole di Riobaldo di Guimarães Rosa: “Esistendo Dio, tutto da speranza, il mondo ha una soluzione… Avendo Dio è meno grave avere un po’ di trascuratezza, perché alla fine può andare tutto bene. Ma se non avete Dio, allora non avete possibilità per niente”.

Avere fede è avere nostalgia di Dio. Avere speranza è sapere che Egli è accanto a noi, anche se invisibile, facendoci sperare contro ogni speranza.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

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