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TRUMP: NUOVO CAPITOLO DI STORIA?

02/02/2017

Da anni si notava un po’ da tutte le parti del mondo la crescita di un pensiero conservatore e di movimenti che si definivano di destra. Con questo si segnalava l’avvento di una società, in cui l’ordine aveva la meglio sulla libertà, i valori tradizionali si anteponevano a quelli moderni e la supremazia dell’autorità si anteponeva alla libertà democratica.

Questo fenomeno discende da molti fattori ma principalmente dall’erosione di quei valori di riferimento che conferivano coesione alla società e fornivano un senso collettivo di convivenza. Il predominio della cultura del capitale con i suoi obiettivi legati all’individualismo e all’accumulazione smisurata di beni materiali e soprattutto alla competizione lasciando in pratica uno spazio esiguo alla cooperazione, ha contaminato di fatto tutta l’umanità, creando confusione etico-spirituale e perdita del senso di appartenenza all’unica umanità, che abita la stessa Casa Comune. Così è emersa la società liquida, secondo l’espressione di Bauman. In questa società, niente è solido, cresciuto con lo spirito postmoderno dell’ everything goes e del ‘tutto vale’, nella misura in cui ciò che conta è ciò che centra un obiettivo perseguito per ciascuno di accordo con le preferenze.

Di fronte a questa rarefazione di stelle guida, ha preso piede il suo opposto dialettico: la ricerca di sicurezza, di ordine, di autorità, di norme chiare e di percorsi ben definiti. Sulla base del conservatorismo e della destra in politica, in etica e in religione, ci si imbatte in questo tipo di visione delle cose. Siamo ad un passo dal fascismo come si è verificato nella Germania di Hitler e nell’Italia di Mussolini.

In Europa, in America Latina e negli Stati Uniti queste tendenze hanno guadagnato in continuazione forza sociale e politica. In Brasile è stato questo spirito conservatore di destra che ha modellato il golpe di classe giuridico-parlamentare e ha destituito la Presidentessa Dilma Rousseff. Quello che è venuto dopo è stato l’affermarsi di politiche chiaramente di destra, anti-popolo, negatrici dei diritti sociali e retrogradi in termini culturali.

Ma questa tendenza conservatrice ha raggiunto la sua dimensione più espressiva nella potenza centrale del sistema-mondo, gli Stati Uniti, confermata nell’elezione di Donald Trump alla presidenza del paese. Da noi il conservatorismo e la politica di destra si mostrano senza metafore e in forme sbiadite e perfino grossolane.

Trump, nei suoi primi atti, ha cominciato a smontare le conquiste sociali raggiunte da Obama. Nazionalismo, patriottismo, conservatorismo, isolazionismo sono le sue caratteristiche più marcanti.

Il suo discorso inaugurale è spaventoso: “da ora in avanti una nuova visione governerà la nostra terra. A partire da questo momento soltanto gli Stati Uniti saranno il “primo”. Il “primo” (first) a questo punto deve essere inteso come “solo” (only) gli Stati Uniti dovranno contare”. Radicalizza la sua visione al termine del suo discorso con evidente arroganza: “insieme faremo sì che gli Stati Uniti tornino ad essere forti. Faremo sì che gli Stati Uniti tornino a prosperare. Faremo sì che gli Stati Uniti tornino ad essere orgogliosi. Faremo sì che gli Stati Uniti tornino ad essere sicuri. Insieme faremo sì che gli Stati Uniti siano nuovamente un grande paese.

Soggiacente a queste parole funziona l’ideologia del “destino manifesto”, dell’eccezionalità degli Stati Uniti, sempre presente nella politica dei presidenti anteriori, Obama incluso. Vuol dire, gli Stati Uniti si sentono portatori di una missione unica e divina nel mondo, quella di diffondere i loro valori di diritto, di proprietà privata e di democrazia liberale per il resto dell’umanità.

Per lui il mondo non esiste. E se esiste è visto in forma negativa. Rompe i lacci della solidarietà con gli alleati tradizionali come l’Unione Europea e lascia ogni paese libero per eventuali avventure contro i suoi avversari storici, aprendo spazio all’espansionismo di potenze regionali eventualmente includendo guerre letali.

Dalla personalità di Trump possiamo aspettarci di tutto. Abituato ad affari loschi come sono, in genere, gli affari degli immobiliaristi nuovaiorchesi, senza nessuna esperienza politica, può innescare crisi altamente minacciose per il resto dell’umanità, come per esempio un’eventuale guerra contro la Cina o la Corea del Nord, senza escludere l’uso di armi nucleari.

La sua personalità denota caratteristiche psicologiche della devianza, narcisiste e con un ego fuori misura, più grande del suo stesso paese.

La frase che ci spaventa è questa: “da oggi in avanti una nuova visione governerà la terra”. Non so se sta pensando solo agli Stati Uniti o al pianeta Terra. Probabilmente per lui le due cose coincidono. Se questo è vero, non ci resta altro che pregare perché il peggio non accada al futuro della civiltà.

*Leonardo Boff è columnist del JB on line e ha scritto Convivência, respeito e tolerância, Vozes 2006.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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