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L’umanità minacciata da guerre nucleari

11/03/2017

Noi brasiliani conosciamo grandi violenze sociali, con un numero di vittime tra i più alti del mondo. Noi non godiamo di pace perché c’è molta rabbia, odio, discriminazione e perversa diseguaglianza sociale.

Siamo al margine di grandi conflitti bellici che si stanno combattendo in quaranta paesi del mondo. Tra questi conflitti, alcuni sono veramente carichi di minacce per il futuro della specie umana. Siamo in piena guerra fredda tra Usa, Cina e Russia. E’ stata reintrodotta una nuova corsa agli armamenti, sia in Russia, sia negli Usa, sotto il comando di Trump con produzione di armi nucleari ancora più potenti, come se quelle che già esistono non avessero il potere di distruggere tutta la vita del pianeta.

La cosa più grave è che la potenza egemonica, gli Usa, è diventata uno Stato terrorista, dichiarando una guerra impietosa a ogni tipo di terrorismo, all’estero invadendo paesi del Medio Oriente, all’interno, dando la caccia agli immigranti illegali e arrestando persone sospette senza rispetto per i diritti fondamentali: situazione legata all “Atto Patriottico” imposto da Bush Jr che sospese l’Habeas corpus, provvedimento non abolito da Obama, come aveva promesso.

Francesco, il Vescovo di Roma, durante il viaggio di ritorno dalla Polonia disse sull’aereo il giorno 12 luglio 2016: “ci sono guerre di interessi, ci sono guerre per il denaro, ci sono guerre per le risorse naturali, ci sono guerre per il dominio dei popoli: questa è la guerra.” Qualcuno potrebbe pensare: “sta parlando di guerre di religione. No. Tutte le religioni vogliono la pace. Le guerre le vogliono gli altri. Capito?” E’ una critica diretta all’attuale ordine mondiale, della accumulazione illimitata che implica un guerra contro la Terra e lo sfruttamento dei popoli più deboli. Tutti parlano di libertà, ma senza giustizia sociale mondiale. Ironicamente potremmo dire: è la libertà della volpe libera in un pollaio di galline libere.

Opinionisti della situazione mondiale, poco riportati nella nostra stampa, parlano di un rischio reale di una guerra nucleare sia tra Russia e Usa, o tra Cina e Usa.

Trump, secondo quanto riferisce l’intellettuale francese Bernard-Henri Lévy (O Globo 5/3/16) afferma che “Trump è una catastrofe per gli Stati Uniti e per il mondo. E’ anche una minaccia”. Di Putin, nello stesso giornale dice che: “è una minaccia esplicita. Sappiamo che vuole destabilizzare l’Europa, accentuare le crisi delle democrazie , che appoggia e finanzia tutti i partiti di estrema destra. Sappiamo pure che in tutti i luoghi in cui si scatena una battaglia tra barbarie e civiltà, come in Siria e in Ucraina, sta sempre dal lato sbagliato. Così questa è una vera e grande minaccia”.

Secondo Moniz Bandeira nel suo grandioso “A desordem mundial”, Putin vuole vendicarsi dell’umiliazione che l’occidente e gli Usa hanno imposto al suo paese alla fine della guerra fredda. Nutre pretese chiaramente espansioniste, non nel senso di riscattare l’antica Urss ma i limiti della Russia storica. Il rischio di un confronto nucleare con l’ occidente non è escluso.

Stiamo perdendo la coscienza degli appelli dei grandi nomi verso la metà del secolo passato come quelli di Bertrand Russel insieme con Albert Einstein del 10 luglio del 1955 e pochi giorni dopo il 15 luglio del 1955, accolto da 18 premi Nobel tra i quali Otto Hahn e Werner Heisenberg che affermavano: “Con orrore vediamo che questo tipo di scienza atomica ha messo nelle mani dell’umanità la sua stessa distruzione”. La stessa cosa hanno affermato vari Nobel durante la Rio-92.

Se in quel tempo la situazione si presentava grave, oggi essa è drammatica, perché oltre alle armi nucleari, sono disponibili armi chimiche e biologiche, alcune prese da una riserva bellica lasciata da Kadaphi.

Alla radice di questo sistema di violenza sta il paradigma occidentale della volontà di potenza, cioè una forma di organizzare la società e i rapporti con la natura in base alla forza, alla violenza e alla sottomissione. Questo paradigma privilegia la concorrenza a danno della solidarietà. Invece di trasformare i cittadini in soci, ne fa dei rivali.

Questo paradigma del pugno chiuso si impone alla mano tesa con intenzione di fare una alleanza per salvaguardare la vita; invece del potere-dominazione, deve prevalere la cura che appartiene all’essenza di ogni essere umano e di ogni essere vivente. O facciamo questa traversata, o assisteremo a scenari drammatici, frutto dell’irrazionalità e della prepotenza dei capi di stato e dei loro falchi.

*Leonardo Boff è Columnist del JB on line e ha scritto: A Grande Trasformação, Vozes 2014.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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