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C’era un profeta inviato da Dio: Gentilezza

24/05/2017

Sicuramente a Rio de Janeiro era molto nota quella figura singolare con i capelli lunghi, barba bianca, che indossava un abito bianchissimo con stemmi pieni di messaggi. Portava una bandiera in mano con su scritte molte parole in rosso. Dai primi anni di 1970 fino alla sua morte nel 1996, percorreva la città, viaggiando in traghetto Rio-Niterói, ed entrava nei treni e negli autobus per la sua predicazione.

Dal 1980 ha riempito i piloni del viadotto di Cajú nei pressi di Rio con iscrizioni in colore giallo-verde dove riportava la sua critica al mondo attuale e proponeva un’alternativa al malessere della nostra civiltà. Non era matto come sembrava, ma un profeta come quelli dei tempi biblici, tipo Amos e Osea.

Come ogni profeta aveva anche sentito una chiamata divina che era venuta attraverso un evento di grande intensità tragica: il fuoco del circo americano a Niterói il 17 dicembre 1961, nei cui rimasero arse circa 400 persone.

Lui era un piccolo imprenditore del trasporto di merce a Guadalupe, quartiere della periferia della grande Rio. Avendo saputo della tragedia, si sentì chiamato ad essere il consolatore delle famiglie delle vittime.

Lasciato tutto alle spalle, prese uno dei suoi camion, mise su di esso due barili di un centinaio di litri di vino e andò lungo le barche di Niteroi. Distribuiva il vino in piccole tazze di plastica dicendo: “Chi vuole un po’ di vino non deve pagare nulla, basta chiederlo per favore, basta dire “lo gradisco”.

Da José da Trino, che era il suo nome, ha cominciato a chiamarsi José Ringraziato o Gentilezza. Egli interpretò l’incendio del circo come una metafora dell’incendio del mondo così come è organizzato: come fosse un circo montato dal “diavolo-capitale … che vende tutto, distrugge tutto, compresa l’umanità stessa”.

Fece una piccola miniatura del mondo-Gentilezza trasformando il luogo dell’incendio in un bel giardino, chiamato “Paradiso Gentilezza”.

Il quarto stemma della sua veste diceva: “La gentilezza è il rimedio per tutti i mali; amore e libertà.” E lo fondava su queste basi: “Dio Padre è Gentilezza che genera il Figlio per Gentilezza … Quindi Gentilezza genera Gentilezza”.

Ha insegnato con insistenza: al posto di “grazie” dovremmo dire “grati”, invece di “per favore”, usare “per gentilezza”, perché nessuno è obbligato a nulla e noi dovremmo essere gentili verso l’altro e relazionarci per amore e non per favore.

Insieme con il principio di geometria (Pascal), tipico del pensiero tecnico-scientifico dominante, la Gentilezza (lo spirito di finezza di Pascal) ha fondato un principio alternativo di convivenza civile, principio trascurato dalla modernità e ora della massima importanza per umanizzare i rapporti troppo funzionali e freddi, caratterizzati dalla brutalità.

La critica della modernità non è monopolio dei maestri della Scuola di Francoforte. Il profeta Gentilezza, rappresentante della saggezza popolare e sapienziale, è giunto alla stessa conclusione di quei maestri. Ma è stato più preciso quando proponeva l’alternativa: Gentilezza come irradiazione di cura e tenerezza essenziale verso gli altri e in particolare verso la natura.

Questo paradigma ha più probabilità di umanizzarci e garantire la conservazione della vita in via di estinzione del pianeta rispetto a quello che bruciò nel circo di Nitéroi.

La cultura del capitale è la principale, non l’unica, responsabile del riscaldamento globale e dell’insostenibilità del sistema-Terra e del sistema-vita.

O diamo ragione al Profeta Gentilezza e assumiamo la sua proposta di paradigma della Gentilezza, che presuppone un rapporto rispettoso e attento alla natura, o potremo andare incontro al peggio. Il futuro della vita e della nostra civiltà dipendono della Gentilezza.

Possiamo dire che è esistito un uomo semplice, povero e ignorante delle conoscenze scientifiche del nostro tempo, ma che portava una saggezza cordiale ed amichevole della vita, che è stato inviato da Dio. Ci ha offerto la chiave per uscire dalla nostra situazione di impasse: il paradigma della gentilezza.

Ma chi ha ascoltato e seguito il Profeta Gentilezza? Era una voce che gridava nel deserto della grande città.

Il Profeta Gentilezza ci porta alla triste storia del libro dell’ Ecclesiaste, dove si legge:

“C’era una piccola citta di poche persone: un re potente marciò su di essa, la circondo e la fece assediare. Era in quella città un uomo povero ma saggio, che avrebbe potuto salvare la città con la sua saggezza. Ma nessuno si ricordò di quell’uomo, perché era povero. E la città fu presa e distrutta”(Ecclesiaste 9: 14-16).

Commenta, dispiaciuto, l’Ecclesiaste: “Meglio la sapienza del potere, ma la saggezza del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate” (Ecclesiaste 9:16).

Magari questa svalutazione della saggezza non fosse perpetuata. Essa ha una verità nascosta che, scoperta e accettata, può proteggere dai disastri grandemente distruttivi.

Ma se coltiviamo “la gentilezza che genera gentilezza”, come un rapporto alternativo con la natura, certamente avremo scelto il comportamento adatto che ci potrà salvare.

*Leonardo Boff è filósofo, teólogo e giornalista del JB online.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

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One Comment leave one →
  1. Marina Lima Leal permalink
    26/05/2017 21:04

    Caro Leonardo!Estou preocupada, porque ainda não escreveu sobre os últimos acontecimentos políticos.Estou aguardando sua palavra, que sempre me orienta.Abraço e votos de que tudo esteja bem contigo e tua família.Marina

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