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Disegno di ricolonizzare il Brasile e tutta l’America Latina

12/12/2017

La colonizzazione, e in modo specifico, la schiavitù, non costituiscono soltanto tappe della storia passata. Le loro conseguenze (Wirkungsgeschichte) durano fino ai giorni nostri. La prova chiara è la dominazione e la emarginazione delle popolazioni, un tempo colonizzate e schiavizzate, come pretendono la dialettica della superiorità-inferiorità, nelle discriminazioni a causa del colore della pelle, il disprezzo e perfino l’odio verso il povero, considerato pigro e zero economico.

Non basta la decolonizzazione politica. La ricolonizzazione risorge sotto forma di capitalismo economico, al comando di capitalisti neoliberali nazionali, articolati con quelli internazionali. La logica sottesa alle pratiche della ricolonizzazione consiste nel ricavare il massimo guadagno dall’attività estrattiva, dai beni e servizi naturali e dallo sfruttamento della forza lavoro mal pagata e, quando possibile, come sta succedendo scandalosamente in Brasile, con la riduzione dei diritti individuali e sociali.

I primi a focalizzare la ricolonizzazione sono stati Frantz Fanon (Algeria) e Aimé Césaire (do Haiti), ambedue impegnati nella liberazione dei loro popoli. Hanno proposto un coraggioso processo di decolonizzazione per liberare la “storia che è stata rubata” dai dominatori e che adesso può essere raccontata e ricostruita anche dal popolo stesso.
Nel frattempo si è scatenato un duro scontro da parte coloro che vogliono prolungare la nuova forma di colonizzazione e di schiavitù, creando ostacoli di ogni genere per coloro che tentano di fare una storia sovrana sulla base suoi loro lavori culturali e delle loro identità etniche.

Césaire ha coniato la parola “negritude” per esprimere due dimensioni: una sulla continua oppressione ai danni dei neri; l’altra di una resistenza persistente e di una lotta ostinata contro ogni tipo di discriminazione. La “negritude” è la parola guida che ispira la lotta per il riscatto della propria identità e per il diritto delle differenze. Césaire ha duramente criticato la civiltà europea per la sua bassa avidità di invadere, occupare e rubare le ricchezze degli altri, spiritualmente indifendibile, perché hanno diffuso la discriminazione e l’odio razziale, abbrutendo e degradando i popoli colonizzati e schiavizzati inculcando in loro la convinzione che non sono persone umane e non posseggono dignità.

Parallelamente al concetto di “negritude” fu creato il concetto di “colonialità” dallo studioso sociale peruviano Anibal Quijano (1992). Con questo si vuole esprimere i modelli che i paesi centrali e lo stesso capitalismo globalizzato impongono ai paesi periferici: lo stesso tipo di relazione predatoria della natura, le forme di accumulazione e di consumo, gli stili di vita e persino l’Immaginifico stesso, prodotto dalla macchina mediatica e dal cinema. E in questo modo continua la logica del favoreggiamento dell’altro, del furto della loro storia e la distruzione delle basi destinate alla creazione di un processo nazionale sovrano. Il Nord globalizzato sta imponendo la colonialità in tutti paesi obbligandoli ad allinearsi alle logiche dell’impero.

Il neoliberalismo radicale che sta imperando in America Latina e ora, in modo crudele, in Brasile, è la concretizzazione della colonialità. Il potere mondiale sia degli stati egemoni, sia delle grandi corporazioni vuole ricondurre tutta l’America Latina, nel caso nostro, il Brasile, alla situazione di colonia. E’ la ricolonizzazione come progetto della nuova geopolitica mondiale.

Il golpe realizzato in Brasile nel 2016, è situato esattamente in questo contesto: si tratta di inventare un cammino autonomo, consegnare la ricchezza sociale e naturale, accumulata in generazioni, alle grandi corporazioni. Si fa attraverso le privatizzazioni dei nostri beni maggiori: il pré-sal, le idroelettriche, eventualmente il servizio postale, il BNDS e la Banca del Brasile. Viene frenato il processo di industrializzazione fino a dipendere dalle tecnologie venute da fuori. La funzione che ci viene imposta è quella di essere grandi esportatori di commodities, dato che i paesi centrali non gli hanno per il loro consumo scialacquatore.

Nomi notevoli dell’economia articolata con l’ecologia come Ladislau Dowbor e Jeffrey Sachs, tra molti ci avvisano che il sistema-Terra è arrivato al suo limite (il sovraccarico della Terra) e non reggere un progetto che abbia un tale livello di aggressione sociale e ecologica.

Ora, questo modello, per nostra disgrazia, è adottato dall’attuale governo corrotto e totalmente scollato dal popolo, di un neoliberalismo radicale, che implica lo smontaggio della nazione. Da ciò il dovere civico e patriottico di sconfiggere queste elite del sottosviluppo calcolato, elite anti-popolo e anti-nazionali, che hanno adottato questo progetto, che potrà non essere sopportabile dal popolo. Tutto ha un limite. Deve nascere una coscienza patriottica nella forma di un generalizzato rifiuto sociale. Una volta superato questi limiti difficilmente, potremmo evitare l’innominabile.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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