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Il golpe del 2016 ha interrotto la costruzione del Brasile

08/09/2018

Osservatore attento ai processi e di trasformazioni dell’economia mondiale in contrappunto con quella Brasiliana, Celso Furtado, uno dei nostro migliori nomi in economia politica, ha scritto in un suo libro Brasile: la costruzione interrotta (1993):

“In mezzo millennio di storia, partendo da una costellazione di fattorie, di popolazione indigene miserabili, di schiavi trapiantati da un altro continente, di avventurieri europei e asiatici in cerca di un destino migliore, siamo arrivati a formare un popolo straordinario per polivalenza culturale, un paese che non ha confronti quanto ad ampiezza territoriale e omogeneità linguistica e religiosa. Ma ci manca l’esperienza di prove cruciali, come le conoscono altri popoli la cui sopravvivenza è arrivata a essere minacciata. Noi non ignoriamo che il tempo storico si accelera e che il computo di questo tempo si fa contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del devenire umano. Oppure se prevarranno le forze che si impegnano a interrompere il nostro processo storico di formazione di uno Stato-nazione” (Paz e Terra, Rio de Janeiro 1993, p.35).

L’attuale società brasiliana, bisogna riconoscerlo, ha conosciuto progressi significativi sotto i governi del Partido dos Trabalhadores (PT) e dei suoi alleati. Mai era avvenuta in passato una cosa del genere nelle fasi storiche egemonizzate dalle oligarchie tradizionali che sempre avevano mantenuto i poteri dello Stato, mai avevano avuto un progetto di nazionalità, ma solamente il proposito corporativo di arricchimento illimitato. Ora in un Stato post–democratico e di eccezione sta avvenendo celermente lo smontaggio di queste politiche con aumento delle sofferenze del popolo.

Ci siamo avvicinando a quello che Celso Furtado chiamava “prove cruciali”. Forse come mai prima in passato nella nostra storia, abbiamo raggiunto questo livello critico delle “prove” come attualmente dopo il golpe del 2016. Data l’accelerazione della storia, spinta dalla crise sistemica mondiale, saremo forzati a prendere una decisione: o approfittiamo delle opportunità di questo momento, riaffermando la nostra sovranità e garantendo il nostro futuro autonomo oppure le sciupiamo e vivremo trascinati al distino sempre deciso da loro che vogliono condannarci a essere soltanto il fornitori dei prodotti della natura e ancora una volta ricolonizzarci.

Noi non possiamo accettare questa strana divisione internazionale del lavoro. Dobbiamo riprendere il sogno di alcuni dei nostri migliori analisti del calibro di Darcy Ribeiro, Luiz Gonzaga de Souza Lima e de Celso Furtado, de Jessé Souza insieme ad altri che avevano proposto una reinvenzione o sia la rifondazione del Brasile su basi nostre, gestite dal nostro saggio di civiltà, talmente ingrandito e riconosciuto mondialmente.

Questi desiderata sono stati profondamenti feriti dal golpe parlamentare che dietro di loro stanno i classi dominanti internazionalizzate che tentano di imporre un’agenda politica di un neoliberalismo radicale che restituisca a loro i previlegi storici, minacciati dalle politiche sociali popolari che hanno strappato alla miseria e alla invisibilità milioni di Brasiliani poveri.

Il sogno di una reinvenzione e rifondazione del Brasile non può andare perduto e nemmeno sepolto dalla voracità distruttrice dei padroni della ricchezza, del potere e del sapere. Il tempo utile è già passato. È cresciuta una nuova coscienza politica, specialmente dei movimenti sociali popolari che si contano a centinaia. E qui la questione è ancora la stessa: che Brasile vogliamo (cf. L.Boff, Concludere la rifondazione o pure prolungare la dipendenza, 2018)? come andiamo a costruirlo insieme? Con quali forze e alleati possiamo contare per questo compito gigantesco?

Potranno questi fungere da levatrici di una cittadinanza nuova-la co-cittadinanza e la cittadinanza ecologica e terrestre- che articola il cittadino con lo Stato, il cittadino con un altro cittadino, quella nazionale e quella mondiale, che aiuta così a modellare il divenire umano? O esse diventeranno complici di quelli forze che non sono interessati alla costruzione del progetto-Brasile perché si propongono di inserire Brasile nel progetto mondo globalizzato in posizioni subalterne e dipendente con i vantaggi ricavati. Questo è infatti il progetto di coloro che hanno fatto il golpe parlamentare, giuridico e mediatico nel 2016.

La attuale crisi Brasiliana ci spinge a decidere non quale partito appoggiamo, ma da che parte staremo. La situazione è urgente, poiché, come avvertiva preoccupato Celso Furtado: “tutto indica che non è differibile l’operazione progetto nazionale” (op.cit. 35). Ma non vogliamo accettare come fatale questa severo avvertimento. Ancora c’è spazio, in queste elezioni, per cambiamenti che possono riorientare nuovamente il paese sul sentiero giusto specialmente adesso che con la crisi ecologica si ha trasformato in un peso decisivo della bilancia e dell’equilibrio dal pianeta Terra. È importante a credere nella nostra missione planetaria.

Tutto sta a reclamare una rifondazione del Brasile su altri basi perché quelle attuali sono anti-popolo, costruite da persone che non rispettano la natura, sfruttatrice dei beni pubblici, violatrice della sovranità nazionale e negatrice di un futuro migliore.

Leonardo Boff escreveu: Brasil, Concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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  1. 10/09/2018 23:01

    Republicou isso em Paulosisinno's Bloge comentado:
    Leonardo Boff: Il golpe del 2016 ha interrotto la costruzione del Brasile” – 08/09/2018

    Osservatore attento ai processi e di trasformazioni dell’economia mondiale in contrappunto con quella Brasiliana, Celso Furtado, uno dei nostro migliori nomi in economia politica, ha scritto in un suo libro Brasile: la costruzione interrotta (1993):

    “In mezzo millennio di storia, partendo da una costellazione di fattorie, di popolazione indigene miserabili, di schiavi trapiantati da un altro continente, di avventurieri europei e asiatici in cerca di un destino migliore, siamo arrivati a formare un popolo straordinario per polivalenza culturale, un paese che non ha confronti quanto ad ampiezza territoriale e omogeneità linguistica e religiosa. Ma ci manca l’esperienza di prove cruciali, come le conoscono altri popoli la cui sopravvivenza è arrivata a essere minacciata. Noi non ignoriamo che il tempo storico si accelera e che il computo di questo tempo si fa contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del devenire umano. Oppure se prevarranno le forze che si impegnano a interrompere il nostro processo storico di formazione di uno Stato-nazione” (Paz e Terra, Rio de Janeiro 1993, p.35).

    L’attuale società brasiliana, bisogna riconoscerlo, ha conosciuto progressi significativi sotto i governi del Partido dos Trabalhadores (PT) e dei suoi alleati. Mai era avvenuta in passato una cosa del genere nelle fasi storiche egemonizzate dalle oligarchie tradizionali che sempre avevano mantenuto i poteri dello Stato, mai avevano avuto un progetto di nazionalità, ma solamente il proposito corporativo di arricchimento illimitato. Ora in un Stato post–democratico e di eccezione sta avvenendo celermente lo smontaggio di queste politiche con aumento delle sofferenze del popolo.

    Ci siamo avvicinando a quello che Celso Furtado chiamava “prove cruciali”. Forse come mai prima in passato nella nostra storia, abbiamo raggiunto questo livello critico delle “prove” come attualmente dopo il golpe del 2016. Data l’accelerazione della storia, spinta dalla crise sistemica mondiale, saremo forzati a prendere una decisione: o approfittiamo delle opportunità di questo momento, riaffermando la nostra sovranità e garantendo il nostro futuro autonomo oppure le sciupiamo e vivremo trascinati al distino sempre deciso da loro che vogliono condannarci a essere soltanto il fornitori dei prodotti della natura e ancora una volta ricolonizzarci.

    Noi non possiamo accettare questa strana divisione internazionale del lavoro. Dobbiamo riprendere il sogno di alcuni dei nostri migliori analisti del calibro di Darcy Ribeiro, Luiz Gonzaga de Souza Lima e de Celso Furtado, de Jessé Souza insieme ad altri che avevano proposto una reinvenzione o sia la rifondazione del Brasile su basi nostre, gestite dal nostro saggio di civiltà, talmente ingrandito e riconosciuto mondialmente.

    Questi desiderata sono stati profondamenti feriti dal golpe parlamentare che dietro di loro stanno i classi dominanti internazionalizzate che tentano di imporre un’agenda politica di un neoliberalismo radicale che restituisca a loro i previlegi storici, minacciati dalle politiche sociali popolari che hanno strappato alla miseria e alla invisibilità milioni di Brasiliani poveri.

    Il sogno di una reinvenzione e rifondazione del Brasile non può andare perduto e nemmeno sepolto dalla voracità distruttrice dei padroni della ricchezza, del potere e del sapere. Il tempo utile è già passato. È cresciuta una nuova coscienza politica, specialmente dei movimenti sociali popolari che si contano a centinaia. E qui la questione è ancora la stessa: che Brasile vogliamo (cf. L.Boff, Concludere la rifondazione o pure prolungare la dipendenza, 2018)? come andiamo a costruirlo insieme? Con quali forze e alleati possiamo contare per questo compito gigantesco?

    Potranno questi fungere da levatrici di una cittadinanza nuova-la co-cittadinanza e la cittadinanza ecologica e terrestre- che articola il cittadino con lo Stato, il cittadino con un altro cittadino, quella nazionale e quella mondiale, che aiuta così a modellare il divenire umano? O esse diventeranno complici di quelli forze che non sono interessati alla costruzione del progetto-Brasile perché si propongono di inserire Brasile nel progetto mondo globalizzato in posizioni subalterne e dipendente con i vantaggi ricavati. Questo è infatti il progetto di coloro che hanno fatto il golpe parlamentare, giuridico e mediatico nel 2016.

    La attuale crisi Brasiliana ci spinge a decidere non quale partito appoggiamo, ma da che parte staremo. La situazione è urgente, poiché, come avvertiva preoccupato Celso Furtado: “tutto indica che non è differibile l’operazione progetto nazionale” (op.cit. 35). Ma non vogliamo accettare come fatale questa severo avvertimento. Ancora c’è spazio, in queste elezioni, per cambiamenti che possono riorientare nuovamente il paese sul sentiero giusto specialmente adesso che con la crisi ecologica si ha trasformato in un peso decisivo della bilancia e dell’equilibrio dal pianeta Terra. È importante a credere nella nostra missione planetaria.

    Tutto sta a reclamare una rifondazione del Brasile su altri basi perché quelle attuali sono anti-popolo, costruite da persone che non rispettano la natura, sfruttatrice dei beni pubblici, violatrice della sovranità nazionale e negatrice di un futuro migliore.

    Leonardo Boff escreveu: Brasil, Concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.

    Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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