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Quando il coordinatore laico può celebrare la Cena del Signore

27/07/2019

Il 18 giugno 2019, pensando al Sinodo Pan-amazzonico di ottobre, abbiamo scritto sul desiderio di papa Francesco di ordinare persone sposate, soprattutto indigene, in luoghi lontani dell’Amazzonia. Sarà un prete di stile indigeno, sicuramente diverso da quello tradizionale.

Nei luoghi senza l’assistenza dei sacerdoti ci sono i coordinatori delle comunità ecclesiali di base che già presiedono alle celebrazioni della Cena del Signore. Non sono ordinati ma nessuno dirà che Cristo non è presente nella Parola, nella comunità e nella sua celebrazione. Il problema non è solo interno alla chiesa cattolica, è anche ecumenico. Le Chiese che se ne sono andate con la Riforma, celebrano nelle loro comunità la Cena del Signore con pastori non ordinati. Qual è il valore di queste celebrazioni? Cristo è davvero presente lì sotto le specie del pane e del vino?

Cercheremo di rispondere in entrambi i casi positivamente, sulla base di una vasta documentazione storico-teologica che non può essere portata qui, ma che si può trovare nel libro Ecclesiogenesi: la reinvenzione della Chiesa, Editora Record 2008, p.165-188.

L’affermazione fondamentale, definita dal Concilio Vaticano II, è: “La celebrazione del sacrificio eucaristico è il centro e il culmine di tutta la vita della comunità cristiana” (Christus Dominus, n. 30). I fedeli vogliono l’Eucaristia. Può essere negata perché non hanno un ministro ordinato in mezzo a loro? I coordinatori delle comunità fanno tutto ciò che una persona ordinata fa, perché non possono consacrare? La cosa normale sarebbe che fossero ordinati, ma non lo sono perché non sono celibi.

Una rigorosa ricerca sull’argomento ha concluso che ci sono state due fasi: nel primo millennio del cristianesimo la legge fondamentale era “chi presiede la comunità, presiede anche l’Eucaristia: potrebbe essere un vescovo, un prete, un profeta, un dottore, un confessore o un semplice coordinatore”. Era impensabile che una comunità sarebbe rimasta senza Eucaristia a causa della mancanza di un vescovo o di un prete. Allora interveniva il coordinatore della comunità, come succede nelle nostre comunità. La connessione era tra coordinatore della comunità e celebrazione dell’eucaristia.

Nel secondo millennio c’è stato un cambiamento. Le dispute tra l’Imperium e il Sacerdotium hanno spostato il tema della comunità a favore del soggetto del potere sacro. I papi rivendicavano il sacro potere sul potere imperiale. Questo sacro potere arriva attraverso il sacramento dell’Ordine. Il collegamento ora diventa tra chi ha il potere sacro e chi no. Solo coloro che sono ordinati hanno il potere di consacrare. Il laico è escluso anche se è un coordinatore. Attualmente la situazione che abbiamo è la condizione laicale e l’ordine sacerdotale.

Con riferimento alle celebrazioni eucaristiche delle Chiese cristiane non cattoliche, partiamo dal fatto che a celebrare la Cena del Signore sono dei ministri che sono accettati dalle rispettive comunità. La validità di questa celebrazione non proviene dal sacramento dell’Ordine, attraverso l’imposizione delle mani fatte dal vescovo sul fedele laico, che diventa poi sacerdote con il potere di consacrare. Per gli evangelici, il potere di celebrare deriva dalla fede e dalla fedeltà alla dottrina apostolica sulla presenza del Signore nella celebrazione della sacra Cena. Lo stesso si potrebbe dire delle celebrazioni nelle comunità ecclesiali di base: la fede apostolica nella presenza reale di Cristo nel pane e nel vino benedetti dal coordinatore o da un gruppo di coordinatori, conferirebbe il potere di consacrare. Cristo sarebbe presente lì.

Un altro punto focale da comprendere si fonda nel valore del battesimo, preso nel suo significato profondo. E’ dottrina comune che il battesimo sia la porta di tutti i Sacramenti e conterrebbe in germe tutti gli altri. Attraverso il battesimo tutti i fedeli partecipano all’unico sacerdozio veramente valido che è quello di Cristo. Il sacramento dell’Ordine non è il sacramento del vescovo o del sacerdote. È il sacramento della Chiesa come comunità di fedeli. Se qualcuno è ordinato nel sacramento dell’Ordine è per il servizio alla comunità, per il coordinamento e l’animazione spirituale. Non esiste nessuna contrapposizione: da un lato i fedeli, sacerdoti comuni, senza alcun potere sacramentale, e dall’altro il sacerdote ordinato con tutti i poteri. Quello che esiste è una comunità, tutta sacerdotale e profetica, che specifica le funzioni, senza che una sminuisca le altre, una di consacrare e coordinare, un’altra di interpretare i testi sacri, di assumere la responsabilità per il canti, la visita ai malati, eccetera.

È anche dottrina comune che, dopo il sacerdozio di Cristo, non ci possa essere nessun altro sacerdozio di per sé. Ecco perché è Cristo che consacra. Il sacerdote non consacra. Ha il potere di rappresentare, di rendere visibile il Cristo invisibile nella comunità. Lui non sostituisce Cristo. In una comunità ben organizzata c’è un sacerdote o un pastore con questa funzione. Ma quando c’è una mancanza di questa figura, e senza colpa della comunità, il coordinatore può assumere questo ruolo di rappresentare Cristo. Questa situazione oggi è abbastanza frequente, da qui l’importanza di riconoscere la validità delle celebrazioni dei pastori e dei coordinatori laici.

*Leonardo Boff è teologo, filosofo e scritore. Ha scritto: Chiesa: carisma e potere, saggio di ecclesiologia militante, Vozes 1982, Borla 1983, Record 2012.

Traduzione di M.Gavito & S.Toppi

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