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L’ANIMA BRASILIANA È MALATA

13/04/2019

Tutto ciò che è sano può ammalare. La malattia rimanda sempre alla salute. Questo è il riferimento maggiore e fonda la dimensione essenziale della vita nella sua normalità.

Le dilacerazioni sociali, le ondate di odio, le offese, gli insulti, e parole di bassa lega stanno spopolando nei media sociali o digitali e addirittura nei discorsi pubblici rivelano che l’anima brasiliana è ammalata.

Le più alte istanze del potere comunicano con la popolazione usando notizie false (fake news) bugie dirette e immagini che si inscrivono nel codice della pornografia e della scurrilità. Questo atteggiamento rivela la mancanza di decenza e del sentimento di dignità e rispettabilità propri delle più alte cariche di una nazione. In fondo si è perso un valore essenziale, il rispetto di se stessi e degli altri, marchio imprescindibile di una società civilizzata. La ragione di questo disvio si deve al fatto che la dimensione del “Numinoso” si è oscurata. Il “Numinoso” (numen), in latino è il lato sacro delle cose si rivela attraverso esperienze che ci coinvolgono totalmente e che conferiscono densità alla vita anche in mezzo alle maggiori sofferenze. Esso detiene un immenso potere trasformatore. L’esperienza tra due persone che si amano e la passione che le rende affascinanti configurano un’esperienza del Numinoso. L’incontro profondo con una persona che in mezzo una grave crisi esistenziale ci ha acceso una luce, rappresenta un’esperienza del Numinoso. Lo scontro davanti a una persona, portatrice di carisma, per la sua parola convincente o per le sue azioni coraggiose ci evoca la dimensioni del Numinoso. La presenza ineffabile che fa sentire davanti alla grandeur dell’universo o di una notte stellata suscita in noi il Numinoso. Ugualmente gli occhi brillanti e profondi di un neonato.

Il Numinoso non è una cosa ma la risonanza delle cose che toccano il profondo del nostro essere e che per questo diventano preziose. Si trasformano in simboli che ci rimandano a Qualcosa che sta al di là di loro stesse. Le cose oltre ad essere quello che sono si trasfigurano in realtà simboliche, piene di significati. Da un lato ci affascinano e attraggono e dal’ altro lato ci riempiono di rispetto e venerazione. E se producono in noi un nuovo stato di coscienza e perfezionano i nostri comportamenti.

Questo Numinoso nel linguaggio dei mistici come del maggiore di loro, Mastro Eckhart, o di Teresa d’Avila,e pure della psicologia del profondo secondo la concezione di C.G.Jung è rappresentato dal Sole interiore o dal nostro centro irradiatore. Il Sole possiede la funzione di archetipo centrale. Come il Sole attira nella sua orbità tutti i pianeti, così l’archetipo-Sole satellizza intorno a sé i nostri significati più profondi. Esso costituisce il centro vivo e irradiante della nostra interiorità. Il centro è un dato-sintesi della totalità della nostra vita che si impone da sé. Esso parla dentro di noi, ci avverte, ci appoggia e come il Grande Vecchio o la Grande Vecchia ci consigliano di seguire il cammino più sicuro. E così mai saremo defraudati.

L’essere umano può chiudersi a questo Centro o a questo Sole. Può perfino negarli, ma mai potrà annientarli. Essi stanno lì come una realtà immanente all’anima.

Questo Centro o il suo archetipo, il Sole, ci conferiscono equilibrio, armonia personale e sociale e la convivenza dei contrari senza esacerbarsi per l’intolleranza e per comportamenti di esclusione.

Ora, è stato questo Centro che è andato perduto nell’anima Brasiliana. Abbiamo offuscato il Sole interiore nonostante che esso, continuamente, sta lì presente, come il Cristo sul Corcovado. Anche nascosto in mezzo alle nuvole esso rimane sempre lassù a braccia aperte. Cosi il nostro Sole interiore.

Quando abbiamo perduto il nostro Centro offuscato l’irradiazione interiore, abbiamo perduto l’equilibrio e la giusta misura, basi di qualunque etica della società e di qualsiasi tipo di convivenza. Squilibrati, siamo andati errando, pronunciando parole disconnesse da ogni civiltà e ordine. Siamo diventati più piccoli e abbandoniamo la legge aurea di ogni etica: “tratta umanamente tutti e ciascuno degli esseri umani”. In questo momento in Brasile moltissimi non trattano umanamente i loro simili. Da eventuali avversari nel campo delle opzioni politiche o sessuali sono diventati nemici da combattere e, eventualmente, da sterminare.

Dobbiamo urgentemente curare la nostra anima ferita riscattare il nostro Centro il nostro Sole interiore mediante l’accoglienza delle differenze senza permettere che diventino diseguaglianze attraverso il dialogo aperto, di empatia davanti a coloro che soffrono di più. Come diceva il profilo di una donna intelligente nel Twiter: “se ci mettiamo noi al posto dell’altro, facciamo del mondo (della società) un luogo per tutti”. Questa è la nostra urgenza, se non vogliamo conoscere la barbarie.

*Leonardo Boff, teologo e filosofo, ha scritto Spiritualità per un altro mondo possibile. Ospitalità, convivenza, convivialità, Queriniana 2009.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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El alma brasilera está enferma

13/04/2019

Todo lo que está sano puede enfermar. La enfermedad remite siempre a la salud. Esta es la referencia principal y constituye la dimensión esencial de la vida en su normalidad.

Los desgarros sociales, las andanadas de odio, ofensas, insultos, palabras groseras que están predominando en los medios sociales o digitales e incluso en los discursos públicos, revelan que el alma brasilera está enferma.

Las más altas instancias del poder se comunican con la población usando noticias falsas (fake news), mentiras directas e imágenes que se inscriben en el marco de la pornografía y de la escatología. Esta actitud revela la falta de decencia y de sentido de la dignidad y respetabilidad, inherentes a los más altos cargos de una nación. En el fondo se ha perdido un valor esencial, el respeto a sí mismo y a los otros, marca imprescindible de una sociedad civilizada.

La razón de este desvío se debe a que la dimensión de lo Numinoso ha quedado oscurecida. Lo “Numinoso” (numen en latín es el lado sagrado de las cosas) se revela a través de experiencias que nos envuelven totalmente y que confieren densidad a la vida aún en medio de los mayores padecimientos. Posee un inmenso poder transformador. La experiencia entre dos personas que se aman y la pasión que las vuelve fascinantes configuran una experiencia de lo Numinoso. El encuentro profundo con una persona que en medio de una grave crisis existencial nos encendió una luz, representa una experiencia de lo Numinoso. El choque existencial ante una persona portadora de carisma por su palabra convincente o por sus acciones valientes, nos evoca la dimensión de lo Numinoso. La Presencia inefable que se deja sentir ante la grandeur del universo o de una noche estrellada, suscita en nosotros lo Numinoso. Igualmente los ojos brillantes y profundos de una criaturita.

Lo Numinoso no es una cosa, sino la resonancia de las cosas que tocan lo profundo de nuestro ser y que por eso se vuelven preciosas. Se transforman en símbolos que nos remiten a Algo más allá de ellas mismas. Las cosas, además de ser lo que son, se transfiguran en realidades simbólicas, repletas de significados. Por un lado nos fascinan y atraen y por otro nos llenan de respeto y de veneración. Ellas producen en nosotros un nuevo estado de conciencia y perfeccionan nuestros comportamientos.

Ese Numinoso, en el lenguaje de los místicos, como en el mayor de ellos, Mestre Eckhart, o en Teresa de Ávila, así como en el de la psicología de lo profundo de C.G. Jung, está representado por el Sol interior o por nuestro Centro irradiador. El Sol tiene la función de un arquetipo central. Como el Sol atrae a su órbita a todos los planetas, así el arquetipo-Sol satelitiza a su alrededor nuestras significaciones más profundas. Él constituye el Centro vivo e irradiante de nuestra interioridad. El Centro es un dato-síntesis de la totalidad de nuestra vida que se impone por sí mismo. Habla dentro de nosotros, nos advierte, nos apoya y como el Gran Anciano o la Gran Anciana nos aconseja para seguir los mejores caminos. Y entonces nunca seremos defraudados.

El ser humano pode cerrarse a este Centro o a este Sol. Hasta puede negarlos pero nunca puede aniquilarlos. Ellos están ahí como una realidad inmanente al alma.

Este Centro o su arquetipo, el Sol, nos dan equilibrio, armonía personal y social y la convivencia de los contrarios sin exacerbarse por la intolerancia ni por los comportamientos de exclusión.

Pues bien, este Centro se ha perdido en el alma brasilera. Hemos ensombrecido el Sol interior, a pesar de que él está ahí continuamente presente, como el Cristo del Corcovado. Aunque escondido tras las nubes, él sigue allí con los brazos abiertos. Así nuestro Sol interior.

Al perder nuestro Centro y al oscurecer la irradiación del Sol interior, perdemos el equilibrio y la justa medida, bases de cualquier ética, de la sociedad y de toda convivencia. Desequilibrados, andamos errantes, pronunciando palabras desconectadas de toda civilidad y compostura. Nos empequeñecemos y abandonamos la ley áurea de toda ética: “trata humanamente a todos y a cada uno de los seres humanos.” En este momento en Brasil, muchos y muchas no tratan humanamente a sus semejantes. De eventuales adversarios en el campo de las ideas y de las opciones políticas o sexuales se hacen enemigos a quienes cabe combatir y eventualmente eliminar.

Tenemos, urgentemente, que curar nuestra alma herida, recuperar nuestro Centro y nuestro Sol interior, acogiendo las diferencias sin permitir que se tornen desigualdades, a través del diálogo abierto y de la empatía con los que más sufren. Como decía el perfil de una mujer inteligente en twitter: “al colocarnos en el lugar del otro, hacemos del mundo (de la sociedad) un lugar para todos”. Esta es nuestra urgencia, si no queremos conocer la barbarie.

Leonardo Boff es teólogo y filósofo ha escrito Virtudes para otro mundo posible (3 vol), Sal Terrae 2012.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

A alma brasileira está doente

11/04/2019

Tudo que é sadio pode ficar doente. A doença sempre remete à saúde. Esta é a referência maior e funda a dimensão essencial da vida em sua normalidade.

As dilacerações sociais, as ondas de ódio, ofensas, insultos, palavras de baixo calão que estão dominando nas mídias sociais ou digitais e mesmo nos discursos públicos, revelam que a alma brasileira está enferma.

As mais altas instâncias de poder se comunicam com a população usando notícias falsas (fake news), mentiras diretas e imagens que se inscrevem no código da pornografia e da escatologia. Esta atitude revela a falta de decência e do sentido de dignidade e respeitabilidade, inerentes aos mais altos cargos de uma nação. No fundo,perdeu-se um valor essencial, o respeito a si e aos outros, marca imprescindível de uma sociedade civilizada.

A razão deste descaminho se deve ao fato de que a dimensão do Numinoso ficou obscurecida. O “Numinoso” (numen em latim é o lado sagrado das coisas) se revela através de experiências que nos envolvem totalmente e que conferem densidade à vida mesmo no meio dos maiores padecimentos. Ele possui um imenso poder transformador. A experiência entre duas pessoas que se amam e a paixão que as torna fascinantes, configuram uma experiência do Numinoso. O encontro profundo com uma pessoa que no meio de uma grave crise existencial nos acendeu uma luz, representa uma experiência do Numinoso. O choque existencial face a uma pessoa, portadora de carisma, por sua palavra convincente ou por suas ações corajosas, nos evoca a dimensão do Numinoso. A Presença inefável que se faz sentir face à grandeur do universo ou de uma noite estrelada, suscita em nós o Numinoso. Igualmente os olhos brilhantes e profundos de um recém nascido.

O Numinoso não é uma coisa, mas a ressonância das coisas que tocam o profundo de nosso ser e que por isso se tornam preciosas. Transformam-se em símbolos que nos remetem a Algo para além delas mesmas. As coisas, além de serem o que são, transfiguram-se em realidades simbólicas, repletas de significações. Por um lado nos fascinam e atraem e por outro nos enchem de respeito e de veneração. Elas produzem em nós um novo estado de consciência e humanizam nossos comportamentos.

Esse Numinoso, na linguagem dos místicos como do maior deles, o Mestre Eckhart ou de Teresa d’Ávila, bem como da psicologia do profundo à la C.G. Jung é representado pelo Sol interior ou pelo nosso Centro irradiador. O Sol possui a função de uma arquétipo central. Como o Sol atrai à sua órbita todos os planetas, assim o  arquétipo-Sol  satelisa ao seu redor as nossas significações mais profundas. Ele constitui o Centro vivo e irradiante de nossa interioridade. O Centro é um dado-síntese da totalidade de nossa vida que se impõe por si mesmo. Ele fala dentro de nós, nos adverte, nos apoia e  como o Grande Ancião ou a Grande Anciã nos aconselha a seguir os caminhos mais certos. E então nunca seremos defraudados.

O ser humano pode fechar-se a este Centrou ou a este Sol. Pode até negá-los mas jamais pode aniquilá-los. Eles estão ai como uma realidade imanente à alma.

Esse Centro ou o seu arquétipo, o Sol, nos conferem equilíbrio, harmonia pessoal e social e a convivência dos contrários sem se  exacerbarem pela intolerância e pelos comportamentos de exclusão.

Ora, foi esse Centro  que  se perdeu na alma brasileira. Ofuscamos o Sol interior, apesar de ele, continuamente, estar aí presente, como o Cristo do Corcovado. Mesmo escondido por entre as nuvens, ele continua lá com os braços abertos. Assim o nosso Sol interior.

Ao perder nosso Centro e ao ofuscar a irradiação do Sol interior, perdemos o equilíbrio e a justa medida, bases de qualquer ética, da sociedade e de toda convivência. Desequilibrados, andamos errantes, pronunciando palavras desconectadas de toda civilidade e compostura. Apequenamo-nos e abandonamos a lei áurea de toda ética:”trate humanamente a todos e a cada um dos seres humanos.” Nesse momento no Brasil, muitos e muitos não tratam humanamente a seus semelhantes. De eventuais adversários no campo das ideias e das opções políticas ou sexuais são feitos  inimigos aos quais  cabe combater e eventualmente exterminar.

Temos, urgentemente, que curar nossa alma ferida, resgatar  nosso Centro e nosso Sol interior, mediante a acolhida das diferenças sem permitir que se tornem desigualdades, através do diálogo aberto, da empatia  face aos diferentes principalmente aos que mais sofrem. Como dizia o perfil de uma mulher inteligente no twitter:”ao  colocarmo-nos no lugar do outro, fazemos do mundo (da sociedade) um lugar para todos”. Esta é nossa urgência, caso não quisermos conhecer a barbárie.

Leonardo Boff é teólogo e filósofo e escreveu Virtudes para um outro mundo possível (3 vol), Vozes 2012.

 

Warum weigert sich die offizielle Katholische Kirche, über Sexualität und den Pflichtzölibat zu diskutieren?

11/04/2019

Es lässt sich nicht bestreiten, dass Papst Franziskus Mut zeigt, indem er offen das Problem der Pädophilie innerhalb der Katholischen Kirche angeht. Er ruft dazu auf, Pädophile (Priester, Mönche, Bischöfe und Kardinäle) den Zivilbehörden anzuzeigen, damit diese verurteilt und bestraft werden können. Bei der Zusammenkunft in Rom zum Schutz der Minderjährigen im Februar 2019 formulierte der Papst 8 Richtlinien, darunter „Null Pädophilie“ und „Schutz der Missbrauchsopfer“.

Papst Franziskus identifiziert die Wurzel des Problems als „die Geißel des Klerikalismus, der ein „fruchtbarer Boden für all diese Abscheulichkeiten“ darstellt. Klerikalismus meint hier die Konzentration der ganzen sakralen Gewalt im Klerus, unter Ausschluss anderer Stände, die über jeglichem Verdacht oder Kritik erhoben sind. Tatsächlich nutzen einige Kleriker diese Macht, die eigentlich Vertrauen und Ehrfurcht hervorrufen sollte, um Minderjährige sexuell zu missbrauchen.

Meiner Meinung nach jedoch sind weder der aktuelle Papst noch seine Vorgänger, aus Gründen, die ich darzulegen versuchen werde, mit den Themen Sexualität und Pflichtzölibat adäquat umgegangen.

Bezüglich Sexualität müssen wir anerkennen, dass die Kirche, diese pyramidal hierarchische Institution, schon historisch eine misstrauische und extrem negative Haltung in Bezug auf Sexualität innehatte. Die Kirche unterliegt hier einem irrigen Verständnis, das auf die Traditionen von Platon und Augustinus zurückgeht. Der Hl. Augustinus sah im sexuellen Akt den Ursprung der Erbsünde. Durch ihn trägt jeder Mensch, unabhängig von persönlicher Schuld, von Geburt an, in Solidarität mit den Ureltern, den Makel der Schuld.

Durch weniger auf Fortpflanzung abzielenden Sex gibt es weniger „massa damnata“. Die Frau, die die Nachkommen trägt, ist verantwortlich dafür, dass die Erbsünde in die Welt kommt. Aus diesem Grund wird der Frau das vollständige Menschsein aberkannt. Sie wird als „mas“ bezeichnet (was auf Lateinisch „unkompletter Mann“ bedeutet). Hierauf beruht das theoretische Fundament des Antifeminismus und des Machismo der Römisch-Katholischen Kirche.

So erklärt sich, warum dem Zölibat ein so hoher Wert zugeschrieben wird, denn ohne eine sexuelle Beziehung zu einer Frau werden keine Kinder geboren. Und damit wird die Erbsünde nicht weitergegeben. In den Analysen und Verurteilungen, welche die Pädophilie umgeben, muss das Grundproblem erst noch diskutiert werden: die Sexualität. Ein Mensch ist nicht durch sein Geschlecht definiert. In Körper und Seele wird der Mensch sexualisiert. Sexualität ist so essentiell, dass der Fortbestand des Lebens sie durchläuft. Doch dies ist eine mysteriöse und äußerst komplexe Realität.

Der französische Denker Paul Ricoeur, welcher philosophische Überlegungen zu Freuds psychoanalytischer Theorie anstellte, schrieb: „Tief im Innern bleibt die Sexualität womöglich undurchdringbar für Reflexion und unzugänglich für menschliche Domination; vielleicht bedeutet diese Kapazität, dass Sexualität nicht zu einer Ethik oder Technik reduziert werden kann“. Sexualität lebt zwischen dem Gesetz des Tages, an dem die etablierten Verhaltensmuster vorherrschen, und dem Gesetz der Nacht, in der die freien Impulse sich Raum schaffen. Nur eine Ethik des Respekts dem anderen Geschlecht gegenüber und permanenter Selbstkontrolle über diese vulkanische Energie können die Sexualität umwandeln in einen Ausdruck von Affektion und Liebe anstatt in Obsession.

Wie wir wissen, werden die Priesterseminaristen nur unzureichend vorbereitet, mit ihrer Sexualität umzugehen. Normale Kontakte zu Frauen werden so eingeschränkt, dass deren Identität einem gewissen Schwund unterliegen. Warum schuf Gott die Menschen als Mann und Frau? (Gn 1,27). Dies geschah nicht primär für die Fortpflanzung, sondern darum, dass Mann und Frau nicht allein zu sein brauchen und damit sie einander Gefährten würden (Gn 2,18).

Die Wissenschaft der Psyche zeigt, dass ein Mann erst unter den Augen einer Frau reift, und eine Frau unter den Augen eines Mannes. Mann und Frau sind jeweils komplett, aber auch reziprok, und sie bereichern sich gegenseitig durch ihre Unterschiedlichkeit.

Die Genetik zeigt, dass sich der Unterschied der Chromosomen zwischen Mann und Frau auf nur ein Chromosom begrenzt. Die Frau besitzt zwei X-Chromosomen, und der Mann hat nur ein X- und ein Y-Chromosom. Daraus lässt sich folgern, dass das grundlegende Geschlecht das weibliche (XX) ist und das männliche (XY) eine Differenzierung des weiblichen ist. Folglich gibt es kein absolutes Geschlecht, nur ein dominantes. Ein zweites Geschlecht“ gibt es in jedem Menschen, ob Mann oder Frau. Menschliche und sexuelle Reife liegt in der Integration der „Anima“ und des „Animus“, also in der weiblichen und männlichen Dimension, die in jeder Person präsent sind.

Der Zölibat wird aus diesem Prozess nicht ausgeschlossen. Er kann eine legitime Option sein, doch in der Katholischen Kirche wird er denjenigen aufgezwungen, die Priester oder Ordensmann/-frau werden möchten. Andererseits kann der Zölibat nicht aus der Unfähigkeit zur Liebe entspringen, sondern aus einer Überfülle von Gottesliebe, die sich auf die anderen überträgt, insbesondere auf diejenigen, denen es am meisten an Zuneigung mangelt.

Warum also schafft die Römisch-Katholische Kirche den Pflichtzölibat nicht ab? Das tut sie deshalb nicht, weil es ihrer Struktur widersprechen würde. Die Katholische Kirche ist, soziologisch gesprochen, eine total autoritäre, patriarchale, machistische und hierarchische Institution. Eine Kirche, die um die sakrale Gewalt herum strukturiert ist, trifft auf das, was C. G. Jung anprangert als „Wo Macht vorherrscht, da ist weder Liebe noch Zärtlichkeit“. Genau dies geschieht zum Teil mit Machismo und der Unbeugsamkeit in der Kirche. Um diesen Abweg zu korrigieren, predigt Papst Franziskus unermüdlich „die zärtliche und liebevolle Begegnung“. Der Zölibat existiert in Abhängigkeit von der isolierten und einzelgängerischen klerikalen Kirche.

Solange dieser Typus von Kirche vorherrscht, brauchen wir nicht zu erwarten, dass der Pflichtzölibat abgeschafft wird. Diese Regelung ist nützlich für diesen Typus Kirche, jedoch nicht für die Gläubigen.

Und wo ist der Traum des Jesus von Nazareth von einer geschwisterlichen und egalitären Gemeinschaft? Wenn Sein Traum sich erfüllen soll, muss sich in der Römisch-Katholischen Kirche alles ändern.

Leonardo Boff Ökologe-Theologe-Philosop  und von der Erdcharta Kommission

 

Il Nordest del Brasile: scuola di polizia violenta per tutto il paese?

09/04/2019

Tutti conoscono gli atti di violenza avvenuti a Natal-RN nel 2018 per attaccare lo Stato e soprattutto nello Stato del Cearà nel 2019, dove almeno 50 dei 184 municipi sono stati vittime di grande violenza nelle città e nelle unità operative carcerarie. Fortaleza è la settima città più violenta del mondo con il maggior indice di omicidi di adolescenti.

La violenza in Brasile è strutturale, conseguenza della nefasta ingiustizia sociale (che con termine neutro è detta diseguaglianza), che perdura ormai da secoli come eredità permanente della colonizzazione, della schiavitù e del dominio delle classi oligarchiche sullo Stato e sulla Società. Ma nel Cearà ha raggiunto cifre esponenziali. Fortaleza è diventata luogo privilegiato per affari di droga all’ingrosso e per i delitti ad essa correlati. Molti voli internazionali partono di lì e facilitano la diffusione di droga all’estero. In ragione di una maggior facilità negli affari, si sono piazzate in Cearà varie fazioni della malavita organizzata del Sud come CV( Comando Vermelho), il PCC (Primeiro Comando Capital), o PCC (Primeiro Comando da Capital), che si fonde con CDE (Guardiaes do Estado).

Sotto il coordinamento dal Conselho Estadual da Defesa dos Direitos Humanos (CEDH); nel governo dello Stato, 17 entità come l’Università Federale del Cearà la Defensoria Pubblica dello Stato, la Pastorale carceraria, fra gli altri, hanno elaborato una minuziosa “Relazione di schematizzazione di denunce di violazione di diritti umani nel sistema penitenziario del Cearà”, (gennaio e febbraio del 2019).

La relazione documenta tutta la violenza praticata in molte città del Cearà: incendi di autobus, attacchi ad agenzie bancarie, a scuole, a edifici pubblici, impianti elettrici e perfino un viadotto fra molti altri attentati violenti.

Qual è la ragione di questa recrudescenza della violenza? Intanto, una costatazione: il collasso del sistema carcerario del Cearà a causa del sovraffollamento, mancanza assoluta di Igiene, violazione dei diritti umani e altre carenze gravi. Tale situazione ha provocato la rivolta dei reclusi con repressione degli agenti di Stato, e morti.

Per controllare la situazione è stato convocato un gestore, nella persona di Luis Mauro Albuquerque come Segretario di Amministrazione Penitenziaria. Si festeggiò per la “pacificazione del Rio Grande do Norte con la adozione di procedimenti, routines e pratiche che configurano un trattamento disumano e degradante addirittura perfino torture nell’ unità carcerarie.

È arrivato a sostenere pubblicamente che “gli agenti penitenziari devono lesionare volontariamente le dita dei reclusi, in modo che non siano più in grado di maneggiare una roncola, di spingere un agente o gettare una pietra”.

Lui ha imposto questa dottrina e le procedure che la completano. Tale decisione provocò la rivolta delle bande criminali. Esse fecero un patto proprio per questo per attaccare tutti insieme lo Stato dimenticando provvisoriamente le differenze.

A questo punto si capisce la violenza delle loro comparse fuori dalla prigione, con le azioni nelle città contro i beni pubblici in una vera guerra contro lo Stato.

La proposta dello Stato è venuta mediante l’applicazione della dottrina e dei procedimenti di Mauro Albuquerque. La relazione CDDHE riferisce per testimonianza degli vittime, per aver udito, come funzionavano “i procedimenti”: ritiro di tutte le prese elettriche, dei materassi, obbligando i detenuti durante tutti di giorni e perfino di notte a dormire sul pavimento, e obbligati pure a stare per lunghi periodi seduti a mani sopra il capo, perfino nudi, esposti davanti ad agenti carcerari-donne e lesione delle dita e altri torture.

Come forma per smantellare le combriccole lo Stato decise di dislocare i detenuti in varie prigioni, senza avvisare le famiglie, senza potersi prendere niente, nemmeno le medicine; trasportati per unità carceraria sovraffollate di Fortaleza. I parenti si disperavano senza saper dove stavano i loro familiari e senza poterli visitare.

Sarebbe lungo riassumere la relazione riferita, con le sue 15 raccomandazioni. Sia chiaro: lo Stato deve riprendersi il controllo delle unità carcerarie, ma non in modo criminale, violando i diritti delle persone umane. Qui si prova la tesi del sociologo Jessé Souza: “non basta emarginare e punire, si deve umiliare e ferire la dignità”. Quello che si è fatto e si sta facendo con i milioni di esclusi dal patto sociale con politiche pubbliche per loro relegati a una condizione sub-umana.

Dobbiamo stare attenti e rigettare la “dottrina e il procedimento” di Mauro Albuquerque. Questa strategia potrebbe essere generalizzata come politica ufficiale e diventare una routine in tutte le prigioni del paese. Allora avremmo la legittimazione ufficiale della violenza, che già esisteva contro la persona umana che, anche se prigioniera, mai perde la sua irrinunciabile degnità. Assumeremmo la barbarie come politica ufficiale. Vorrebbe dire un totale arretramento di civiltà. Non è lecito, al giorno d’oggi, arrivare a questo livello di decadenza.

*Leonardo Boff, teologo, presidente onorario del Centro Difesa dei Diritti Umani di Petropolis e membro della iniziativa internazionale della Carta da Terra.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

Spreading hate and proclaiming “God above all” is blasphemous

09/04/2019

I wish I did not have to write this article. But the acute current political crisis and abuse committed in God’s name, call on theology’s public function. As any other field, theology also has a social responsibility. There are times when the theologian must descend from his perch and say a few words in the political arena. That means denouncing abuses and announcing good actions, even though this role of a theologian can be misunderstood by some groups or viewed as partisan, which is not.

I am humbled to find myself following in the tradition of such prophetic Bishops as Dom Helder Camara, of Cardinals Dom Paulo Evaristo Arns (let’s remember, Brazil Never Again, the book that helped overthrow the dictatorship), and Dom Aloysio Lorscheider, Bishop Dom Waldir Calheiros, and others who in the dark days of the 1964 military dictatorship had the courage to raise their voices in defense of human rights, and against the disappearances and tortures carried out by agents of the State.

We are now living in a country torn by visceral hatreds, accusations by some against others, with the lowest kind of language and plenty of fake news, spread even by the highest authority of the country, the current President. That way he demonstrates the lack of composure in his high office and disastrous consequences of his interventions, as well as the absurdities he puts forth here in Brazil and abroad.

His campaign slogans were, and still are, “God above all” and “Brazil over everything”. We must denounce that use of the name of God. The second divine Commandment is clear: “Do not take the holy name of God in vain”. As it happens, invoking the name of God in this manner is not only abusive, but it represents a true blasphemy. Why?

Because is not possible to link God to hatred, to the praise of torture, torturers and threats against his opponents the way Bolsonaro and his children do. In the sacred Judaic-Christian texts God reveals the divine nature as “love” and “mercy”. “Bolsonarism” includes a policy of confronting the opposition, not by engaging in dialogue with Congress, but where politics is understood as conflict, of the fascist type. This has nothing to do with God-love and God-mercy. Consequently it spreads and legitimates, from above, a true culture of violence, one that allows each citizen to posses up to four weapons. A weapon is not a kindergarten toy, but an instrument to kill or to defend oneself by mutilating or killing the other.

He considers himself religious, but his is a spiteful religiosity; his religiosity appears bereft of sacredness and reveals a perturbing lack of spirituality, or sense of commitment, either to human life or to nature’s other creatures, especially those who have less. Pope Francis often says, rightly, that he prefers an ethical atheist of good will to a Christian hypocrite who neither has love or empathy for the other, nor cultivates human values.

I quote from a text by one of the greatest theologians of the last century, who at the end of his life, was named a Cardinal, the French Jesuit Henri De Lubac:

«If I lack love or justice I inevitably move away from You, my God, and my cult is nothing more than idolatry. To believe in You I must believe in love and justice. It is a thousand times more valuable to believe in love and justice than to pronounce Your name. It is impossible for me to find You if I am divorced from love and justice. Those who take love and justice as their guide are on the path that leads them to You» (Sur les chemins de Dieu, Aubier 1956, p.125).

Bolsonaro, his clan and followers (but not all of them) are neither guided by love nor appreciative of justice. This is why they are divorced from the “milieu divin” (Teilhard de Chardin) and their path does not lead them to God. There are neo-Pentecostal pastors who see Bolsonaro as God-sent, but that changes nothing about the attitude of the President, who, to the contrary, amplifies ever more the offense to the holy name of God, especially when they hang a pornographic internet youtube against the Carnival.

What kind of God takes away the rights of the poor and grants privileges to the wealthy classes, what God humiliates the elderly, degrades women and despises peasants, depriving them of the hope of having a pension in old age?

The Social Security project creates profound social inequalities, and yet they have the nerve to say that is creating equality. Inequality is a neutral analytic concept. Ethically it means social injustice. Theologically, inequality is a social sin that negates God’s design of gathering all in a great fraternal fellowship.

French economist Thomas Piketty, famous for his book, Capital in the Twenty First Century, (El Capital en el siglo XXI, FCE 2014), also penned an entire book about The Economics of Inequality, (La economía de las desigualdades, Siglo veintiuno, 2015). According to Piketty, the simple fact that the 1% who are multi-billionaires control a great part of the income of the people of the world, and in Brazil, according to Marcio Pochmann, a specialist on the subject, the six main billionaires have the same wealth as the 100 million poorest Brazilians (JB 25/9/2017), reveals our social injustice.

Our hope is that Brazil is bigger than the reigning irrationality and that we will emerge better from the present crisis.

Leonardo BoffEco-Theologian-Philosopher Earthcharter Commissioner

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

Nordestinación de la violencia en las prisiones de Brasil

05/04/2019

De todos es conocida la violencia desatada en Natal-RN en 2018 y principalmente en Ceará en 2019, donde al menos 50 de los 184 municipios fueron víctimas de gran violencia en las ciudades y también dentro de las prisiones. Fortaleza es la séptima ciudad más violenta del mundo, con el mayor índice de homicidios de adolescentes del país.

La violencia en Brasil es estructural, consecuencia de la nefasta injusticia social (neutramente llamada desigualdad) que perdura desde hace siglos, herencia permanente de la colonización, de la esclavitud y del dominio de las clases oligárquicas sobre el Estado y la sociedad. Pero adquirió un carácter exponencial en Ceará. Fortaleza se ha convertido en un lugar privilegiado para el meganegocio de la droga y de los delitos asociados a ella. De allí salen muchos vuelos internacionales que facilitan el envío de la droga hacia el exterior.

A fin de conseguir una mayor facilidad para los negocios se desplazaron a Ceará las principales facciones del crimen organizado del Sur, como el CV (Comando Rojo), el PCC (Primer Comando de la Capital), agregándose al GDE (Guardianes del Estado).

Con la coordinación del Consejo Estatal de Defensa de los Derechos Humanos (CEDH) del gobierno del Estado, 17 entidades, como la Universidad Federal de Ceará, la Defensoría Pública del Estado, y la Pastoral Carcelaria, entre otras, elaboraron un minucioso “Informe Sistematizado de Denuncias de Violaciones de Derechos en el Sistema Penitenciario de Ceará, enero y febrero de 2019 “.

El informe, en aras de la objetividad, documenta toda la violencia practicada en las muchas ciudades cearenses, como el incendio de autobuses, ataques a agencias bancarias, escuelas, edificios públicos, fábricas, estaciones de electricidad y hasta a un viaducto, entre otros atentados violentos.

¿Cuál es la razón para este recrudecimiento de la violencia? Se constataba el colapso del sistema penitenciario de Ceará, el hacinamiento, la insalubridad, la violación de los derechos humanos y otras insuficiencias graves. Tal situación provocó revueltas de los presos con represión por parte de los agentes del Estado y muertes.

Para controlar la situación fue convocado un gestor, Luís Mauro Albuquerque, nombrado Secretario de Administración Penitenciaria que se hizo célebre por “pacificar” Río Grande del Norte mediante la adopción de procedimientos, rutinas y prácticas que configuran un tratamiento inhumano y degradante, incluso con torturas a los prisioneros. Llegó a sostener públicamente que los “agentes penitenciarios deben lesionar los dedos de los presos… para que ya no tengan fuerza para coger un cuchillo, empujar a un agente o tirar una piedra”. Él impuso esta doctrina y los procedimientos que la ponen en práctica. Tal decisión provocó una revuelta de las facciones criminales. Ellas hicieron un pacto ad hoc para, unidas, olvidando por un tiempo sus diferencias, atacar al Estado.

Se entiende así la violencia de sus bandas fuera de la prisión, actuando en las ciudades contra bienes públicos, en una verdadera guerra contra el Estado.

La respuesta del Estado vino mediante la aplicación de la doctrina y los procedimientos de Mauro Albuquerque. El informe del Consejo de Defensa de los Derechos Humanos del Estado relata, por medio de los testimonios de las víctimas en sus audiencias, cómo funcionaban “los procedimientos”: se les retiraban todas las tomas eléctricas, los colchones, se obligaba a los detenidos a dormir en el suelo, “procedimientos” que se realizaban durante todo el día y hasta por la noche. A los detenidos se les obligaba también a permanecer largos períodos sentados con las manos en la cabeza, incluso desnudos, expuestos delante de agentes mujeres, se les lesionaban los dedos y otras torturas.

Como forma de desmantelar las facciones, el Estado decidió desplazar a los detenidos de las distintas cárceles, sin avisar a sus familias, sin poder llevar nada, ni siquiera medicamentos, a prisiones superpobladas de Fortaleza. Los parientes se desesperaban sin saber dónde estaban sus familiares y sin poder visitarlos.

Sería largo resumir el informe mencionado con sus 15 recomendaciones. Queda claro que el Estado debe retomar el control de las prisiones pero no de modo criminal, violando los derechos humanos. El método de Mauro Albuquerque implica tal violación y al parecer está siendo llevado a otros estados. Aquí se comprueba la tesis del sociólogo Jessé Souza: “no basta con marginar y castigar, se debe humillar y herir la dignidad”. Es eso lo que se ha hecho y se está haciendo con los millones de excluidos del pacto social, sin políticas públicas para ellos y relegados a una condición infrahumana.

Debemos estar atentos y rechazar la “doctrina y el procedimiento” de Mauro Albuquerque. Esta estrategia podría generalizarse como política oficial y volverse rutina en todas las prisiones del país. Entonces tendríamos la legitimación oficial de la violencia ya existente contra la persona humana que, incluso detenida, jamás pierde su irrenunciable dignidad. Asumiríamos la barbarie como política oficial. Significaría una total regresión civilizatoria. No nos es lícito, en los días de hoy, llegar a esta decadencia.

*Leonardo Boff es teólogo y Presidente de honor del Centro de Defensa de los Derechos Humanos de Petrópolis y miembro de la Iniciativa Internacional de la Carta de la Tierra.

Traducción de Mª José Gavito Milano

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