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IL CAPITALISMO SARA’ SCONFITTO DALLA TERRA

30/11/2015

Fatto incontestabile e desolante: il capitalismo, come modo di produzione, e la sua ideologia politica, il neoliberismo, si sono stratificati globalmente e i modo così consistente da far credere irrealizzabile qualsiasi alternativa reale. Di fatto, esso ha occupato tutti gli spazi e ha allineato quasi tutti i paesi ai suoi interessi globali. Dopo che la società è diventata ‘di mercato’ e tutto è diventato occasione di guadagno, perfino le cose più sacre come gli organi umani, l’acqua e l’impollinazione dei fiori, gli Stati, in gran parte, sono chiamati a gestire più una macroeconomia globalmente integrata che non il bene comune dei loro popoli.

Il socialismo-democratico nella sua versione avanzata di eco-socialismo rappresenta un’opzione teorica importante, ma con scarsa base sociale e mondiale per l’implementazione. La tesi di Rosa Luxenburg nel suo libro Riforma o Rivoluzione, sostiene che la teoria del collasso capitalista è la parte dura del socialismo scientifico, ma non si è verificata. E il socialismo è crollato.

La furia dell’accumulazione capitalistica ha raggiunto i livelli più alti della sua storia. Praticamente l’1% della popolazione ricca mondiale controlla all’incirca il 90% della ricchezza totale. L’85% dei ricchi straricchi, come sostiene Oxfam Intermon, seria ONG, nel 2104 possedevano tanti soldi quanto 3,5 miliardi di poveri del mondo. Il grado di irrazionalità e anche di disumanità del sistema parlano da sé. Viviamo in tempi di ostentata barbarie.

Le crisi congiunturali del sistema, in passato, avvenivano nelle economie periferiche. Ma a partire dal 2007/2008 la crisi è esplosa nel cuore dei Paesi Centrali, USA e Europa. Tutto fa credere che non si tratti di una crisi congiunturale, sempre superabile, ma questa volta, di una crisi sistemica, mettendo la parola ‘fine’ alla capacità di riproduzione del capitalismo. Le vie d’uscita inventate dai paesi che avevano egemonizzato il processo mondiale sono sempre della stessa natura: più forte, ma è la stessa sonata. Vale a dire, si continua a sfruttare senza limiti i beni e i servizi naturali orientandosi con una misura chiaramente materiale ( materialistica), il PNL. Guai ai paesi il cui PNL decresce.

Questa crescita peggiora ancor di più lo stato della Terra. Il prezzo dei tentativi di riproduzione del sistema è quello che i suoi corifei chiamano “esternalità” (il che non rientra nella contabilità degli affari). Essi sono fondamentalmente due: una degradante ingiustizia sociale con alti livelli di disoccupazione e crescente diseguaglianza e una minacciosa ingiustizia ecologica, con il degrado di interi ecosistemi, erosione della biodiversità (con la scomparsa fra 30-100 mila specie di esseri vivi ogni anno, secondo i dati del biologo E. Wilson) crescente riscaldamento globale, scarsezza di acqua potabile e insostenibilità generale del sistema-vita e del sistema-Terra.

Queste due urgenze stanno mettendo in ginocchio il sistema capitalistico. Se questo volesse universalizzare i beni che offe ai ricchi, avremmo bisogno di almeno tre ‘Terre’ uguali a questa di cui disponiamo, il che è evidentemente impossibile. Il livello di sfruttamento delle “prelibatezze della natura” come sono chiamati dagli Andini i beni e i servizi naturali sono di tal ordine che in settembre di quest’anno c’è stato “il giorno del sorpasso” (The Eart overshoot day). In altre parole, la Terra non possiede più la capacità, da se stessa, di soddisfare tutte le richieste umane. Essa ha bisogno di un anno e mezzo per riprodurre quello di cui noi consumiamo in un anno. Essa è diventata pericolosamente insostenibile. O mettiamo un freno alla voracità nell’accumulo della ricchezza, permettendo che essa si riposi e si ricarichi, oppure dobbiamo prepararci al peggio.

Trattandosi di un super ente vivo(Gaia), limitato, con scarsità di beni e servizi e adesso anche malato, ma sempre, combinando tutti i fattori che garantiscono le basi fisico-chimiche e ecologiche per la riproduzione della vita, siamo in presenza di un tale processo di spropositata degradazione che può generare un collasso ecologico-sociale di proporzioni dantesche.

Conseguenza: sarebbe la Terra a sconfiggere definitivamente il sistema del capitale, incapace com’è di riprodursi con la sua cultura materialistica, di consumo illimitato e individualista. Quanto non abbiamo ottenuto storicamente attraverso processi alternativi (era l’obiettivo del socialismo) lo otterranno la natura e la Terra. Questa, in verità si libererebbe di una cellula cancerogena che minaccia di trasmettere metastasi a tutto l’organismo di Gaia.

In questo frattempo noi abbiamo il compito, dal di dentro del sistema, di allargare le spaccature, sfruttare tutte le sue contraddizioni per garantire specie ai più deboli della Terra, l’essenziale per la loro sopravvivenza: cibo, lavoro, casa, educazione, servizi di base e un po’ di riposo.

E’ quanto stiamo facendo in Brasile e in molti altri paesi. Dal male cavare tutto il bene necessario per la continuità della vita e della civiltà.

E, inoltre, pregare e prepararsi al peggio.

*Leonardo Boff, columnist del JB on line e ecoteólogo

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